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Maree e acque salate, la nuova energia

Gli oceani coprono il 75 per cento della Terra. Il primo tentativo di sfruttarli risale al 1607 Le onde Il 13 per cento dell' energia necessaria potrebbe essere «coperto» dai movimenti mariniCosì aumentano le alternative a gas e petrolio Sono già sessanta i progetti messi in campo in Europa

 

 

Allacciare le cinture. Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che accadde in America, negli anni Cinquanta: una classe media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si metterà al volante, sulla via della motorizzazione di massa. Il mito «on the road» ri-raccontato in mandarino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongolia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornitori, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa economica sarà appunto un' impennata della domanda di energia. Nella recessione attuale, è «del tutto possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, solo nei consumi energetici degli Usa; e un calo parallelo della domanda: così la pensa Steven Kopits, direttore della Douglas-Westwood, una società americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota.

Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda ancora Kopits, «la domanda globale di petrolio aumentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 volte l' odierna produzione dell' Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da montagne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la danno per scontata: in una situazione così incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisognerà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È ' anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% dell' energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sotto la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che coprono il 75% della terra. E che di energia traboccano, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giacché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuova Scozia canadese, un mulino azionato dalle maree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa.

Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall' energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni anni fa, quando partirono le prime turbine sottomarine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l' energia idraulica in meccanica e poi - attraverso un convertitore - in energia elettrica. Principio semplice: il volume, la densità dell' acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell' aria, e perciò - almeno in teoria - con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ricavabile dalla differenza in altezza fra l' alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movimento orizzontale dell' acqua); il gradiente di salinità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa salinità crea una differenza di pressione, cioè una potenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell' oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termica. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, generatore di contrasti fisico-chimici: e perciò appunto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un potenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per anno (un Terawatt/ora equivale a un miliardo di kilowatt all' ora, ndr).

Nei calcoli dell' Iea, l' Agenzia internazionale dell' Energia, l' uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ovviamente più modesta: i mari europei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a un milione di kilowatt). Ma è molto, se comparato al niente di pochi anni fa. Spiega Nathalie Rousseau dell' «Agenzia Ocean Energy», che a Bruxelles affianca la Ue in questi studi: «Secondo certe stime le correnti possono produrre nel mondo oltre 800 Terawatt/ora per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300... Insomma, un tesoro da esplorare.

E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c' è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all' anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si invertono: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%. In America, si progetta di ancorare dei «mulini» in mare davanti alle coste della Florida, o vicino al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell' East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare.

Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianificati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c' è un po' di tutto. E tutto nell' acqua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c' è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila famiglie: un serpentone composto da cilindri, che ballando sulle onde attivano dei generatori. O il centro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 metri al secondo. C' è la «Fattoria delle Onde» in Cornovaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, sistema di turbine che riscalda mille case. E il «Dragone delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimarca, si sperimenta una centrale galleggiante chiamata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.

 

 

(4 maggio 2009) - http://www.corriere.it
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