Macelleria contabile
Da ieri è finalmente disponibile il testo della manovra. Abbiamo così scoperto che un provvedimento presentato come quasi interamente di riduzioni alle spese è composto in realtà al 40 per cento di maggiori entrate, che molti tagli sono di carta, di dubbia praticabilità.
Da più di una settimana i giornali commentano la manovra economica del governo per i prossimi due anni e mezzo, definita spesso come “di lacrime e sangue”. Si è perfino parlato di una manovra così dura da richiedere un gioco delle parti nell'esecutivo, con il ministro del Tesoro che interpreta il poliziotto cattivo e il presidente del Consiglio quello buono. Ma fino a ieri non c’era un testo con la definizione precisa degli interventi. Il governo stesso ha poi contribuito alla confusione, tant’è che diverse misure annunciate durante la conferenza stampa di presentazione della manovra – dalla soppressione di nove province ai tagli alla cultura, al blocco degli stipendi pubblici ai livelli del 2009 – sono state poi cancellate dal decreto presentato al Senato. Insomma, sin qui si è discusso sostanzialmente al buio. E al buio si lavora molto con la fantasia.
I VERI NUMERI DELLA MANOVRA
Un po’ di luce arriva finalmente dalla Relazione tecnica che accompagna il testo del provvedimento. La tabella che segue ne riassume i numeri principali. Tre elementi emergono con chiarezza.
1. Non è affatto una manovra incentrata solo sui tagli
alla spesa; al contrario ben il 40 per cento della manovra a regime (nel 2012)
è composto da maggiori entrate.
2. L’incremento delle entrate è dovuto in gran parte ai nuovi provvedimenti
anti-evasione, da cui il governo si aspetta di ottenere fino a
8 miliardi di euro, in aggiunta a quanto già stimato nella Relazione
previsionale e programmatica.
3. Per più del 70 per cento, i tagli sono rappresentati da riduzioni
lineari nelle spese dei ministeri o da semplici riduzioni dei trasferimenti
agli enti locali, senza che siano state varate misure
strutturali di contenimento delle spese; l’esperienza passata ci insegna che
questi sono spesso tagli di carta.
La
Relazione tecnica rivela non poche sorprese rispetto a quanto
anticipato dal dibattito mediatico. Intanto, i tagli agli enti inutili e ai costi
della politica, di cui tanto si è parlato, contano praticamente nulla
in termini di riduzione della spesa, nell’ordine di qualche milione di euro. Il
congelamento dei contratti nel pubblico impiego conta un
decimo di quanto anticipato dai giornali (attorno ai 500 milioni anziché più di
5 miliardi). In effetti, il blocco scatta nel 2010 (quindi salva i tre
contratti firmati quest’anno) e contempla l’erogazione della “vacanza
contrattuale” per il pubblico impiego. Non è la prima volta che si congelano i
contratti, spostando spese più in là, senza risparmi strutturali. In passato,
questi blocchi hanno comportato a regime addirittura incrementi di spesa perché
il recupero dei rinvii è sempre molto oneroso.
Pesanti sono, invece, gli interventi su scuola e sanità. Per
la prima, è soprattutto il blocco degli incrementi automatici delle
retribuzioni nel triennio a determinare la riduzione della spesa; per la
seconda, è un complesso di riduzioni nel personale e di riclassificazione della
spesa farmaceutica.
La chiusura di alcune finestre per pensioni di vecchiaia e
anzianità comporta risparmi di circa un miliardo di euro, sperando che
l’effetto annuncio non spinga molti ad anticipare l’andata in pensione.
La parte del leone dei tagli la subiscono ancora una volta Regioni e altri enti
territoriali, chiamati a contribuire a regime per 8,5 miliardi di euro, oltre
il 60 per cento della riduzione prevista nella spesa. Per le Regioni si tratta
del sostanziale annullamento dei trasferimenti per il finanziamento delle
funzioni devolute con le leggi Bassanini nel 1997; per comuni e province, di un
taglio ai trasferimenti dell’ordine del 20 per cento del totale. Come questi
enti territoriali potranno gestire riduzioni così imponenti non è chiaro.
Infine, la manovra è accompagnata dai soliti tagli lineari ai vari ministeri di
spesa, la cui efficacia si è sempre rilevata assai limitata.
Per le entrate, 10 miliardi in più a regime, la leva è la
lotta all’evasione. Che ci sia tanto da recuperare su questo
fronte è indubbio. Il problema è che è impossibile stimare con precisione il
valore delle misure di contrasto, tant’è che nella passata legislatura il
governo aveva avuto la buona creanza di non inserire le stime nella manovra,
considerandole semmai, a consuntivo, come sorprese positive. I numeri su cui
conta questa manovra sono, invece, imponenti. Quasi 8 miliardi verrebbero dal
recupero dell’evasione. Si noti che tutto questo avviene in aggiunta al
recupero di evasione già contemplato nello scenario tendenziale della Relazione
unificata sull’economia e la finanza e che in questa legislatura il governo ha
già varato un condono (lo scudo fiscale) e, per ammissione
dello stesso ministro dell’Economia, si accinge a vararne un altro sulle
dichiarazioni al catasto. Verrà anche questa volta presentato dalla maggioranza
in Parlamento anziché dall’esecutivo. Ma non per questo renderà più credibili
le misure di contrasto all’evasione.
UN GIUDIZIO INFORMATO
In sintesi, si tratta di una manovra visibilmente improvvisata,
che bada a esibire grandi numeri per offrire un quadro macro rassicurante. Le
“lacrime e sangue” sono per pochi, i soliti. Chi paga davvero sono i giovani,
colpiti dal taglio dei contratti a tempo determinato e dal blocco delle
assunzioni e delle carriere nel pubblico impiego (che penalizza soprattutto chi
è entrato con salari molti bassi contando sugli scatti di anzianità) oltre che
dall’ennesimo rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali. Non una, ma
due mani, vengono messe nella tasche dei giovani.
L’aggiustamento strutturale langue. Coerente con questa impostazione la scelta
di operare sulla cassa (rinvii di spese e tagli ad erogazioni) anziché sulla
competenza.
La manovra conta su misure che rischiano di riservarci sorprese negative. Un
esempio su tutti. Nel dibattito mediatico si è spesso vagheggiato del
contributo che anche i comuni possono dare alla lotta
all’evasione, tanto che questi percepiscono già il 30 per cento delle maggiori
somme riscosse a seguito della loro partecipazione all’attività di accertamento
delle imposte, una percentuale che la manovra di questi giorni porta al 33 per
cento. Ebbene, la relazione aiuta a far chiarezza su questo fronte. Risulta che
nel 2009 e nei primi mesi del 2010 la partecipazione dei comuni abbia
complessivamente condotto a maggiori accertamenti di imposte per 6
milioni di euro e a maggiori risorse riscosse per 450mila euro, di cui
un po’ meno di 150mila sono andati ai comuni. Speriamo che non sia questo il
modo con cui si pensa di saldare i conti degli enti locali e recuperare gettito
all’evasione.
|
|
2010 |
2011 |
2012 |
|
Totale contributo spese |
-686 |
7941 |
14874 |
|
(in % alla manovra) |
|
66% |
60% |
|
di cui |
|
|
|
|
Tagli ministeri e PCM |
45 |
1415 |
2050 |
|
Costi politica |
|
0 |
0 |
|
Soppressione enti |
0 |
2 |
2 |
|
Congelamento contratti PI |
5 |
7 |
312 |
|
Blocco assunzioni e turnover AC |
0 |
59 |
85 |
|
Personale sanità |
0 |
246 |
628 |
|
Blocco carriere (scuola e PS) |
0 |
644 |
417 |
|
Tagli spesa farmaceutica |
0 |
580 |
580 |
|
Pensioni e TFR |
0 |
760 |
2841 |
|
Regioni |
0 |
4000 |
4500 |
|
Comuni |
0 |
1500 |
2500 |
|
Province |
0 |
300 |
500 |
|
Regioni SS |
0 |
500 |
1000 |
|
Spese aggiuntive |
-736 |
-2072 |
-541 |
|
|
|
|
|
|
Totale contributo entrate |
693 |
4095 |
10091 |
|
(in % alla manovra) |
|
34% |
40% |
|
di cui |
|
|
|
|
Lotta all'evasione |
415 |
5325 |
7781 |
|
Pedaggi e altre entrate non fiscali |
141 |
1288 |
912 |
|
Altre entrate |
137 |
-2518 |
1399 |
|
|
|
|
|
|
Totale manovra |
7 |
12036 |
24965 |
http://www.lavoce.info 01.06.2010

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