Ma quelle fonti di energia hanno costi esorbitanti
Gli investimenti nel fotovoltaico, fiorenti grazie agli incentivi introdotti nel 2007, rappresentano un perdita secca per la collettività. Non riescono ad ammortizzarsi nemmeno in parte.
Gli investimenti nella produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici stanno crescendo a dismisura: quali saranno i costi per la collettività e la competitività?
INVESTIMENTI E INCENTIVI
Incentivi assai generosi furono introdotti
nel 2007 (decreto 19/2/2007 a firma Pier Luigi Bersani e Alfonso Pecoraro
Scanio), con l’obiettivo di arrivare a una potenza installata di 1.200 MW. Il Gestore
servizi energetici ha recentemente comunicato che l’obiettivo è stato
raggiunto, ma il decreto non fissa un tetto perché prevede che possano fruire
degli stessi incentivi anche tutti gli impianti che entreranno in esercizio nei
successivi quattordici mesi. Grazie anche alla riduzione nel costo dei
pannelli, è dunque in atto una corsa a investire, da parte di numerosissimi
soggetti, inclusi fondi esteri, attratti da rendimenti molto elevati e
praticamente senza rischio.
Vediamo quale è l’economia del settore, prescindendo per il momento dal
sussidio erogato dal Gse. L’investimento in un tipico impianto a terra di un
megawatt di potenza costa attorno a 3-3,3 milioni. L’energia prodotta, ceduta
al Gse a un buon prezzo, vale circa 120mila euro l’anno (a seconda della
insolazione); dedotti i costi di esercizio (manutenzione, assicurazioni
eccetera) restano circa 30mila euro l’anno, non sufficienti nemmeno a coprire
gli interessi. Si prevede che, dopo venti anni, quando terminerà il sussidio
del Gse, l’impianto verrà smantellato. L’intero investimento rappresenta dunque
una perdita secca per la collettività, in quanto non riesce ad
ammortizzarsi nemmeno in parte. Appare invero sviante definire questa una
energia “rinnovabile”: finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno
smaltire milioni di pannelli obsoleti.
Naturalmente, tutti i conti cambiano se si considera il sussidio di circa 350
euro per MWh erogato dal Gse per venti anni. Nel ventennio, il Gse
avrà trasferito agli investitori, circa 9 milioni di euro (tre volte il costo
dell’investimento), prelevati sulla bolletta a carico dei consumatori. Un onere
che appare davvero sproporzionato a fronte del beneficio di aver prodotto, nei
venti anni, energia dal sole per un valore di circa 2 milioni. Se si considera
anche l’energia assorbita per la produzione dei pannelli e dell’impianto, il
beneficio netto in termini di minori emissioni nocive si riduce a ben poca
cosa.
Se la corsa a investire prima che siano abbassati gli incentivi porterà entro
pochi mesi a raggiungere una potenza installata di 1.500 - 2000 MW, come appare
probabile, l’onere annuale sul Gse salirà ben oltre il miliardo,
e per venti anni. Oggi tutti festeggiano, imprese, investitori, ministri ed
ecologisti, mentre i consumatori sono ignari dell’onere che graverà su di loro in
futuro.
Ai francesi l’energia nucleare costa circa 35 euro per MWh, una buona centrale
termica produce a 60 euro, il fotovoltaico ne costa almeno 450: l’effetto sulla
competitività del paese è dunque molto pesante, come pure l’onere sui
consumatori che già oggi pagano tariffe assai più elevate della media europea.
Se si considerano poi altre fonti “rinnovabili” quali le biomasse e l’eolico,
per il quale già oggi siamo a quasi 5mila MW installati, e il relativo costo
dei certificati verdi, l’incidenza dei sussidi per le rinnovabili potrebbe
salire a breve a oltre il 10 per cento del prezzo registrato alla borsa
dell’energia. L’Autorità per l’energia indica che già oggi gli oneri per la
produzione di energia elettrica da fonti qualificate “rinnovabili” pesano per
il 7 per cento sulla spesa del cliente domestico medio, al netto delle imposte.
Dove arriveremo, se venisse raggiunto l’obiettivo dichiarato dal governo di
incentivare il fotovoltaico sino a raggiungere una potenza 20mila MW?
Se l’obiettivo è ridurre il livello di inquinamento, o sostenere la domanda, vi
sono certamente strumenti più efficaci e assai meno costosi per la
collettività.
http://www.lavoce.info 31.08.2010

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