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Ma la formazione continua paga

Se la formazione professionale per lavoratori disoccupati è poco efficace, le cose vanno meglio con la formazione continua degli occupati.

 

 

In un articolo apparso su La Repubblica del 20 agosto 2010, Davide Carlucci e Antonio Fraschilla dipingono un quadro sconfortante sull’efficacia delle risorse pubbliche spese per la formazione professionale dei disoccupati. Niente di nuovo per gli economisti, i cui studi mostrano che investire nella formazione professionale dei lavoratori disoccupati ha scarso impatto, soprattutto tra i giovani in condizioni economiche svantaggiate, non solo in Italia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. (1)

 

FORMAZIONE E AUMENTI DI SALARIO

In Italia e in altri paesi europei, le risorse pubbliche dedicate alla formazione non si rivolgono soltanto ai disoccupati, ma sono destinate anche a imprese e lavoratori occupati. In questi casi, si parla di formazione continua. In un recente lavoro, mostriamo come la spesa pubblica in formazione continua nel nostro paese abbia un impatto modesto sulla formazione effettuata. (2) Tuttavia, poiché chi è indotto a fare più formazione a causa dei sussidi pubblici ottiene retribuzioni notevolmente più elevate, soprattutto nelle piccole e medie imprese, mostriamo anche che spendere un euro pro-capite in più per finanziare la formazione continua aumenta i benefici attesi di più di un euro. (3)
Nel nostro paese, i sussidi pubblici alla formazione continua sono gestiti dalle Regioni, che utilizzano risorse stanziate dal Fondo sociale europeo e dalle leggi nazionali 236/93 e 53/00, e dalle parti sociali, tramite i fondi di formazione inter-professionali. Durante il periodo 1994-2005, le risorse complessive destinate dalle Regioni per la formazione professionale dei lavoratori sono state pari a 3,37 miliardi di euro a prezzi costanti, di cui 2,7 miliardi finanziati dal Fondo sociale europeo. (4) Alcune Regioni hanno speso più di altre: la spesa per abitante nel periodo considerato varia dai 22,6 euro della Regione Calabria ai 286,7 euro del Trentino Alto Adige. (5)
Per valutare i benefici generati da questi sussidi servirebbero dati sulla produttività del lavoro. Poiché questi dati non sono tipicamente disponibili, utilizziamo le informazioni statistiche sulle retribuzioni, che nel medio periodo tendono a variare con la produttività del lavoro. I benefici stimati sono il risultato di due effetti: l’incremento della formazione in seguito ai sussidi e l’incremento delle retribuzioni per chi ha modificato la propria formazione a seguito dei sussidi.
Stimiamo che un euro pro-capite in più messo a bando dalle Regioni per la concessione di sussidi alla formazione continua aumenti dello 0,26 per cento la percentuale di lavoratori nel settore privato che fanno un corso addizionale di formazione. L’effetto è modesto e può essere dovuto alle seguenti ragioni: 1) parte delle risorse stanziate non viene erogata dalle Regioni, per difficoltà di spesa o per scarsità di domanda; 2) alcune risorse pubbliche finanziano episodi formativi che si sarebbero svolti anche in loro assenza di risorse pubbliche; 3) la presenza di sussidi induce i fornitori del servizio ad aumentare i prezzi.
L’incremento delle retribuzioni per chi ha modificato la propria formazione è invece rilevante: stimiamo che un corso di formazione in più aumenti le retribuzioni nel primo anno dopo l’investimento del 18,6 per cento, in linea con la letteratura esistente. (6) L'incremento rimane positivo ma diminuisce nel tempo, perché il nuovo capitale umano si deprezza.
Supponiamo che una Regione ipotetica con una popolazione nella fascia di età 15-64 pari a 1,94 milioni nel 2005 – cioè la media regionale italiana – aumenti le risorse assegnate ai sussidi alla formazione continua di un euro pro-capite. I costi addizionali sono pari a 1,94 milioni. Nell’ipotesi che i lavoratori indotti a fare formazione dai sussidi abbiano retribuzioni più basse della media, pari ad esempio al 75 per cento della retribuzione media osservata nel 2005, stimiamo che i benefici addizionali per la Regione ipotetica un anno dopo l’aumento delle risorse assegnate ai sussidi ammontino a 2,29 milioni. Questo valore si ottiene come segue: siccome gli occupati nel settore privato e con età tra 20 e 55 anni nella regione ipotetica sono 423.500 nel 2005, solo 1.116 individui (0,26 * 423500) sono indotti dal sussidio a fare più formazione. Per ciascuno di questi individui la retribuzione annua netta aumenta di 2.055 euro nel primo anno dopo l’introduzione del sussidio (11050*0.186). Nel complesso, i benefici aumentano di 2,29 milioni (2055*1116). In un solo anno, quindi, i benefici addizionali sono sufficienti a coprire i costi addizionali della politica di sostegno alla formazione continua.
Tra le ragioni per cui gli incentivi alla formazione continua sembrano aver maggiore possibilità di successo degli incentivi alla formazione dei disoccupati citiamo: 1) i primi sono tipicamente a cofinanziamento. Poiché una parte dei costi della formazione ricade comunque sui lavoratori o sulle imprese, l’incentivo a finanziare corsi inutili e fittizi è certamente minore di quanto avvenga nel caso dei disoccupati; 2) la formazione continua avviene spesso in azienda, ed è noto che questo tipo di formazione ha maggiori probabilità di successo di altre tipologie di formazione.

 

(1)Si veda Martin J. and Grubb D, (2001), “What works and for whom: a review of OECD countries’ experiences with active labour market policies”, IFAU Working Paper, n. 14.
(2) Si veda Brunello, Comi e Sonedda, (2010), “Training Subsidies and the Wage Returns to Continuing Vocational Training. Evidence from Italian Regions”, IZA Discussion Paper 4861.
(3) Questo non vuol dire però che spendere quell’euro in più in formazione sia il modo più efficiente di utilizzare le risorse pubbliche.
(4) Escludiamo in questo conteggio i fondi inter-professionali, che sono decollati a fine 2004.
(5) La spesa programmata per abitante si ottiene dividendo le risorse messe a bando per la popolazione attiva.
(6)Poiché un corso nei nostri dati dura in media quattro settimane, il rendimento per settimana è del 4,4 per cento, in linea con i risultati presentati nella rassegna di Leuven E and Oosterbeek H, 2008, “An alternative approach to estimate the wage returns to private-sector training”, Journal of Applied Econometrics, vol. 23(4), pages 423-434.

 

http://www.lavoce.info 22.10.2010

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