L'universo rinascerà identico
Roger Penrose: «I cosmi si ripetono con nuovi big bang»
C'era una volta l'idea che l'universo fosse sempre esistito, che non avesse
avuto un inizio e che sarebbe rimasto sempre lo stesso. A compensare la sua
continua espansione sarebbe intervenuta una generazione spontanea di nuova
materia, delle molecole di idrogeno. Erano gli anni Cinquanta dello scorso
secolo e il sostenitore più celebre della quieta visione cosmica, diventata
famosa come «teoria dello stato stazionario» era il fisico-matematico
britannico Dennis Sciama, discepolo del Nobel Paul Dirac e maestro del grande e
sfortunato Stephen Hawking. Tra i banchi di Cambridge ad ascoltare le sue
lezioni c'era anche Roger Penrose la cui genialità in matematica e in
cosmologia si sarebbe rivelata presto. «Da Sciama ho appreso l'entusiasmo per
la nuova fisica e della sua teoria seppe farmi apprezzare la bellezza e la
forza esplicativa» scrive nella prefazione del suo ultimo libro, Dal Big Bang
all'eternità (Rizzoli).
Negli anni Sessanta gli americani Arno Penzias e Robert Wilson scoprivano per
caso una radiazione uniformemente distribuita in ogni angolo dello spazio
giudicata la prova mancante di un'altra idea avanzata nel 1927, quella di un
Big Bang (ma allora non si chiamava così: il battesimo sarà di Fred Hoyle,
astrofisico e scrittore di fantascienza), e da cui il nostro universo avrebbe
avuto origine. Sciama accettava la sconfitta sconfessando coraggiosamente in
pubblico tutto ciò in cui aveva creduto. Nei decenni seguenti le capacità di
osservazione consolidavano la visione arrivando persino a stabilire che
l'Universo era nato da una grande scoppio 13,7 miliardi di anni fa.
Non tutti, però, erano ciecamente convinti. Nella scienza c'è sempre chi
coltiva alternative, scruta verso possibilità diverse in particolare quando il
tema è grande e complesso come è la storia del cosmo, la nostra storia.
Soprattutto c'era chi sosteneva con spiegazioni diverse che un «prima» doveva
esserci e che tutto non poteva essere partito dal Big Bang.
Tra gli impegnati su questo fronte emergeva Roger Penrose, nel frattempo
diventato un'autorità. Numerose innovazioni del pensiero matematico portavano
il suo nome. C'è il «Diagramma di Penrose» che disegna lo spazio, la «teoria
dei twistor» per mappare gli oggetti geometrici dello spazio-tempo
tetradimensionale, la «tassellatura di Penrose», meravigliosa geometria di
superfici infinite, il «triangolo di Penrose» noto anche come triangolo
impossibile, e, infine, la «scala di Penrose». Proprio queste due ultime
concezioni sono state persino assorbite e rappresentate nelle illustrazioni
dell'olandese Maurits Escher, nelle quali l'occhio si smarrisce in folli
architetture.
Guardando al cosmo, Penrose e Stephen Hawking lavoravano assieme alle
conseguenze della relatività di Einstein. E Hawking, tra i numerosi risultati,
avrebbe dedotto che i buchi neri non sono ermeticamente chiusi e che dalla loro
prigione gravitazionale sfugge una sia pur minima quantità di radiazione. Nel
frattempo i credenti di un'altra teoria, quella «dell'Universo oscillante», non
abbandonavano l'ipotesi che, ad un certo punto, l'Universo sotto l'azione della
gravità fermasse la sua espansione invertendo la corsa, proiettando stelle e
galassie verso il punto di partenza, preparando quindi un nuovo Big Bang. Era
il cosiddetto Big Crunch.
Ciò che cresceva, comunque, era soprattutto il mistero perché la presenza della
materia oscura indirettamente osservata non coincideva con la stessa espansione
la quale veniva salvata dall'ipotesi di un'energia altrettanto oscura in grado,
invece, di alimentarla. Ma, prima del Big Bang, in molti continuavano a
domandarsi, c'era qualcosa?
Roger Penrose credeva di sì e anzi sviluppava assieme al fisico armeno Vahe
Gurzadyan la «teoria ciclica conforme» per dimostrarlo. Alla fine dell'anno
scorso la presentava nei dettagli esibendo una prova che doveva confermarla. Da
qui nasceva il libro che con dovizia di argomentazioni spesso ardue (le formule
non mancano) racconta un pensiero in grado di sfidare le più rigorose certezze.
Con grande fascino e straordinaria intelligenza, bisogna ammettere, Penrose ci
spiega che l'universo è sempre esistito e sempre esisterà. Che l'universo nel
quale noi viviamo è solo uno degli infiniti universi che in sequenza si
succedono, uno dopo l'altro, per l'eternità. Ognuno di essi rappresenta solo un
periodo di tempo, un «eone»: si origina da un Big Bang, si diffonde fino a
dissolversi includendo i buchi neri grazie alla teoria di Hawking, ma creando
nel contempo le condizioni per la successiva rinascita, il nuovo Big Bang.
Nel progetto cosmico di Penrose non si accetta l'idea dell'inflazione, passo
obbligato che invece i sostenitori dell'Universo in cui viviamo pongono come
primo, rapidissimo passo dall'energia alla materia da cui sono nate stelle e
galassie. Sostiene una visione diversa dell'entropia che mal si adatta
nell'impostazione dell'unico mondo che vediamo. E infine esibisce dopo sette
anni di analisi una prova ritenuta validissima.
Nelle mappe colorate raccolte dall'osservatorio spaziale della Nasa
«Wilkinson-WMap» in cui emerge un universo primordiale tra le anomalie della
radiazione di fondo giudicate i «semi» da cui sarebbero nate le future
galassie, Penrose scorge qualcosa d'altro. Egli vede delle costruzioni
circolari che contrastano con la irregolarità necessaria a certificare un cosmo
disordinato secondo le regole della sua fase iniziale. Per lo scienziato
britannico i cerchi sono le tracce lasciate dalle onde gravitazionali lanciate
alla fine dell'universo precedente dalla fusione di buchi neri e dal loro
dissolvimento. Ecco la presunta prova della sua teoria e di un passato esistito
prima del Big Bang. Ora si attendono indizi dal nuovo osservatorio orbitale
europeo Planck che potrebbero rafforzare o smentire l'intuizione. «Nella mia
proposta risuona una forte eco del vecchio modello dello stato stazionario —
ammette Penrose —. Non posso fare a meno di chiedermi che cosa ne avrebbe
pensato Dennis Sciama».
Corriere della Sera 30.9.11

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