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L´orgia del potere? Oggi è il denaro

I soldi sono una bella invenzione ma rischiano di diventare una catastrofe

 

 

«I miliardari non li ho mai capiti. Che cosa possono farci con le loro immense fortune? E dove hanno trovato la rapacità per accumularle?». A porsi queste domande è il regista Costantin Costa-Gavras, che proprio sui soldi sta scrivendo la sceneggiatura del suo prossimo film. Come accadde nel 1969, quando girò Z - L´orgia del potere sulla dittatura dei colonnelli in Grecia, o nel 1982 quando uscì Missing sul colpo di Stato in Cile, o ancora l´anno scorso, quando realizzò Verso l´Eden sugli immigrati clandestini in Europa, anche questo film s´ispirerà a un argomento di cocente attualità. Dice il regista franco-greco: «Già, stavolta mi interessano i soldi, su come se ne possano guadagnare molti e sul loro ruolo nella società. Sono stati un´invenzione straordinaria, importante come la scrittura. Ma possono anche rivelarsi qualcosa di dannoso per l´uomo. Peggio: di catastrofico».


Ma a lei, Costa-Gavras, non piacerebbe diventare ricco?
«Sì, ma solo per poter produrre i miei film. Per il resto, non ho bisogno né di possedere tre case, né un panfilo né un aereo privato. Ho scoperto che esistono orologi che costano 150.000 euro: il problema è che ci leggi la stessa ora di quelli che ne valgono 60. Certo, se fossi Berlusconi, di soldi ne vorrei a palate. Servirebbero a pagarmi i migliori avvocati».


Per restare in tema, lei che è nato in un paesino del Peloponneso, come interpreta la profonda crisi finanziaria che attanaglia la Grecia?
«I greci hanno vissuto nell´opulenza troppo a lungo. Il governo di destra sapeva bene che le finanze del paese erano vicine alla bancarotta, ha quindi indetto elezioni anticipate e le ha vigliaccamente perse per non dover affrontare la crisi. La patata bollente è adesso nelle mani del socialista Papandreu. Spetterà a lui il compito più duro, ossia tagliare le spese e ridurre gli stipendi, cercando di non affamare i più poveri».


Lei ha girato solo film politicamente impegnati. E´ per questo che ha ancora difficoltà a trovare chi li produce?
«Sì, anche se per mia fortuna Z - L´orgia del potere funzionò molto bene. Il successo di quel film mi ha spianato la strada. Detto questo è sempre difficile fare un film che non sia una commedia o un poliziesco, ma che parli di temi sociali. In Francia, dove vivo e lavoro da decenni, i film sono prodotti anche dalle televisioni, le quali, prima di finanziare un film, decidono anche in base al loro pubblico. A me, grazie a Dio, i soldi continuano a darli. Sebbene siano sempre troppo pochi».
Per quanto strano possa sembrare, lei ha lavorato anche a Hollywood. Fece un patto col diavolo?
«Per un regista Hollywood è il paradiso, che può però tramutarsi in un inferno. Per molti colleghi è stato una vera catastrofe. Io ci sono andato senza andarci. O meglio, non mi sono fermato. I film che ho fatto lì, li ho girati con équipe francesi e li ho montati in Francia. Vede, a Hollywood, i registi anziani non sono contemplati. Quanti ne conosce che continuano a fare film a sessanta o settant´anni? Pochissimi. Coppola è scomparso e Scorsese fa solo i film che gli chiedono di fare, e non certo quei capolavori che girava all´inizio della sua carriera. Gli Stati Uniti sono la più grande fabbrica del cinema al mondo: il film è anzitutto un prodotto, che può eventualmente diventare un´opera artistica. In Europa accade spesso il contrario».


Al cinema ci sono ancora dei temi tabù?
«La censura nel senso tradizionale del termine non esiste quasi più. Vige invece una censura economica. Ed è terribile. Agisce sia prima delle riprese di un film, sia come autocensura. Abbiamo eliminato un tipo di censura ma ne abbiamo creato un altro, molto più difficile da combattere. Basta che un produttore dica che un soggetto non gli interessa e il film non si fa più. Ora, la sceneggiatura è la sostanza del film. Ho l´impressione che quello che conta di più sono i contenuti. In ogni tipo di film. Credo anche che quando racconti una bella storia, recitata da bravi attori, non guardi più la fotografia. L´estetismo conta sempre meno. Dopo il periodo glorioso dei grandi cine-operatori italiani degli anni Cinquanta e Sessanta, tutto è stata detto, tutto è stato inventato. Il resto è solo ripetizione».


Secondo lei chi è stato il più grande dei registi?
«Federico Fellini. Abbiamo recentemente organizzato una retrospettiva su di lui alla Cinemathèque française (che Costa-Gavras dirige dal 2007, ndr) e ho rivisto i suoi film. Sono tutti ancora molto attuali».


Lei ha lavorato con Yves Montand e Jack Lemmon. Tra gli attori dell´ultima generazione, chi preferisce?
«Mi piace Riccardo Scamarcio, che ho scelto per girare Verso l´Eden. Dopo la scomparsa di Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, potrebbe diventare il grande attore italiano che tutti aspettano da anni».


Se dovesse indicare il suo delfino, chi sarebbe?
«Non esiste. Io stesso ho cercato di non seguire nessuna scuola, ma piuttosto di fare dei film come li sentivo, attraverso la mia doppia cultura greco-francese e con tutte le mie debolezze intellettuali. Spero dunque che nessuno farà mai dei film come li ho fatti io. Pensi, a quei giovani registi che vogliono imitare i registi della "nouvelle vague" francese. Sono un disastro».

Pietro Del Re

 

http://www.repubblica.it  01 - 04 - 2010

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