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Lo stupore di non scoprirci civili

Solo l’educazione, la cultura, l’esempio dei nostri simili possono aiutarci a tirar fuori il meglio di noi.

 

 

La pagina di cronaca nera è da sempre, assieme alle notizie della squadra del cuore, una parte ineliminabile con la quale i quotidiani non fanno altro che assecondare i nostri stessi gusti di lettori. Il fatto di questi giorni (omicidio di Sarah e connessi) è particolarmente eclatante e le modalità spesso morbose con le quali lo stesso è stato trattato su stampa e televisione fanno riflettere.

Una prima considerazione è che la cultura che viviamo e rappresentiamo sembra essere colta di sorpresa di fronte a fatti simili. Il motivo è che si pensa che l’implicita conseguenza del progresso tecnologico e degli incredibili avanzamenti in tanti campi del sapere e della salute si accompagnino ad un “di più” automatico di civilizzazione che non richiede neanche educazione e cultura, ma arriva all’uomo di oggi come in dotazione dalla nascita. Invece non è così e fatti come questi ci ricordano che è pericoloso, oltre che sbagliato, pensare che l’uomo della civiltà tecnologicamente avanzata del ventunesimo secolo sia per natura buono e automaticamente corredato di quel livello di buone maniere a cui in fondo i nostri mezzi di comunicazione si appellano nella loro parte più educativa. Il problema però è che con la loro seconda faccia gli stessi mezzi di comunicazione solleticano per motivi di audience gli aspetti peggiori dei nostri istinti sapendo che la domanda e l’audience aumentano se, stanchi del vissuto quotidiano, i lettori o gli spettatori possono indulgere almeno un po’ sui loro istinti. Da questo punto di vista una proposta, difficilmente accolta, potrebbe essere quella di vietare interviste o partecipazioni televisive a persone coinvolte in delitti o casi di cronaca nera. Chi è coinvolto in questioni del genere deve difendersi nei tribunali e non avere il privilegio di tribune mediatiche per diventare personaggio famoso.

La verità è che la natura umana resta immutabilmente, oggi come centinaia di anni fa, ambigua e non già “civilizzata” alla nascita. La tecnologia non ci rende migliori ma aumenta soltanto a dismisura le nostre potenzialità di male o di bene. Solo l’educazione, la cultura, l’esempio dei nostri simili possono aiutarci a tirar fuori il meglio di noi. Riconoscere la miseria di questo punto di partenza – ed essere consapevoli del bombardamento che solletica i nostri istinti peggiori di quegli stessi mezzi di comunicazione che si sorprendono nel non vederci già civilizzati - è la condizione di partenza per poter impegnarci ad essere migliori.

 

http://www.benecomune.net - 18/10/2010

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