Lo strano silenzio della Chiesa
Il sostegno che i vertici della Chiesa continuano a dare a Berlusconi è non solo uno scandalo, ma sta sfiorando l'incomprensibile.
Il sostegno che i vertici della Chiesa continuano a dare a
Berlusconi è non solo uno scandalo, ma sta sfiorando l'incomprensibile. Che
altro deve fare il capo di governo, perché i custodi del cattolicesimo dicano
la nuda parola: "Ora basta"? Qualcosa succede nel loro animo quando
leggono le telefonate di un Premier che traffica favori, nomine, affari, con
canaglie e strozzini? Non sono sufficienti le accuse di aver prostituito
minorenni, di svilire la carica dimenticando la disciplina e l'onore cui la Costituzione obbliga
gli uomini di Stato? Non basta il plauso a Dell'Utri, quando questi chiamò eroe
un mafioso, Vittorio Mangano? Cosa occorre ancora alla Chiesa, perché si erga e
proclami che questa persona, proprio perché imperterrita si millanta cristiana,
è pietra di scandalo e arreca danno immenso ai fedeli, e allo Stato democratico
unitario che tanti laici cattolici hanno contribuito a costruire?
Un tempo si usava la scomunica: neanche molto tempo fa, nel '49, fu scomunicato
il comunismo (il fascismo no, eppure gli italiani soffrirono il secondo, non il
primo). Se Berlusconi non è uomo di buona volontà, e tutto fa supporre che non
lo sia, la Chiesa
usi il verbo. Ha a suo fianco la lettera di Paolo ai Corinzi: "Vi ho
scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è immorale o avaro o
idolatra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche
mangiare insieme. Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli
di dentro che voi giudicate? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il
malvagio di mezzo a voi!".
Anche l'omissione è complicità. Sta accadendo l'intollerabile dal punto di
vista morale, in politica, e i vertici della Chiesa tacciono: dunque
consentono. Si può scegliere l'afonia, certo, o il grido inarticolato di
disgusto: sono moti umani, ma che bisogno c'è allora di essere papa o vescovo?
(avete visto, in Vaticano, Habemus Papam?). Dicono che parole inequivocabili
son state dette: "desertificazione valoriale", "società dei
forti e dei furbi", "cultura della seduzione". Ma sono analisi:
manca la sintesi, e le analisi stesse son fiacche. D'un sol fiato vengono
condannati gli eccessi dei magistrati, pareggiando ignominiosamente le
condanne. Da troppo tempo questo è, per tanti laici cattolici scandalizzati ma
non uditi, incomprensibile. Quasi che il ritardo nella presa di coscienza fosse
ormai connaturato nella Chiesa. Quasi che l'espiazione (penso ai mea culpa di
Giovanni Paolo II, nobili ma pur sempre tardivi) fosse più pura e santa che
semplicemente non fare il male: qui, nell'ora che ci si spalanca davanti.
Un gesto simile a quello di Cristo nel tempio, un no inconfondibile,
allontanerebbe Berlusconi dal potere in un attimo. Alcuni veramente prezzolati
resterebbero nel clan. Ma la maggior parte non potrebbero mangiare insieme a
lui, senza doversi ogni minuto giustificare. Non è necessario che l'espulsione
sia resa subito pubblica, anche se lo sapete, uomini di Chiesa: c'è un
contagio, del male e del malaffare. Forse basterebbe che un alto prelato vada
da Berlusconi, minacci l'arma ultima, la renda nota a tutti. Questa è l'ora della
parresia, del parlar chiaro: la raccomanda il Vangelo, nelle ore cruciali.
Sarebbe un'interferenza non promettente per il futuro, lo so. Ma l'interferenza
è una prassi non disdegnata in Vaticano, e poi non dimentichiamolo: già
l'Italia è governata da podestà stranieri in questa crisi (Mario Monti l'ha
scritto sul Corriere: "Le decisioni principali sono prese da un
"governo tecnico sopranazionale"), e Berlusconi d'altronde vuole che
sia così per non assumersi responsabilità. Resta che gli alleati europei possono
poco. E una maggioranza che destituisca Berlusconi ancora non c'è in
Parlamento. Lo stesso Napolitano può poco, ma la sua calma è d'aiuto, nel mezzo
del fragore di chi teme chissà quali marasmi quando il Premier cadrà. Il
marasma postberlusconiano è fantasia cupa e furba, piace a chi Berlusconi ce
l'ha ormai nelle vene. Il marasma, quello vero, è Berlusconi che non governa la
crisi ma si occupa di come evitare i propri processi: tanti processi, sì,
perché di tanti reati è sospettato. L'Italia è un battello ebbro, il capitano è
un simulacro. Non ci sono congiure di magistrati, per indebolire la carica. Il
trono è già vuoto. Il pubblico ministero, organo dello Stato che rappresenta
l'interesse pubblico, deve per legge esercitare l'azione penale, ogni qualvolta
abbia notizia di un reato, e in molte indagini Berlusconi è centrale: come
corruttore o vittima-complice di ricatti.
Gli italiani non possono permettersi un timoniere così. Se sono economicamente
declassati, la colpa è essenzialmente sua. Berlusconi non farà passi indietro,
gli oppositori si ridicolizzano implorandolo senza mai cambiare copione. Oppure
vuole qualcosa in cambio, e anche questo sarebbe vituperio dell'Italia. Il
salvacondotto proposto da Buttiglione oltraggia la Costituzione. Casini
lo ha smentito: "Sarebbe tecnicamente e giuridicamente impossibile perché
siamo in uno Stato di diritto".
Perché la Chiesa
non dice basta? Si dice "impressionata" dalle cifre dell'evasione
fiscale, ma la vecchia domanda di Prodi resta intatta: "Perché, quando
vado a messa, questo tema non è mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte
carica etica" (Famiglia cristiana, 5-8-07). E come si spiega tanta
indulgenza verso Berlusconi, mentre Prodi fu accusato di voler essere cristiano
adulto? Pare che sia la paura, ad attanagliare i vertici ecclesiastici: paura
di perdere esenzioni fiscali, sovvenzioni. Berlusconi garantisce tutto questo
ma da mercante, e mercanti sono quelli che con lui mercanteggiano, di quelli
che Cristo cacciò dal tempio rovesciandone i banchi. E siete proprio sicuri di
perdere privilegi? Tra gli oppositori vi sono persone a sufficienza, purtroppo,
che non ve li toglieranno. Paura di un cristianesimo che in Italia sarebbe
saldamente ancorato a destra? Non è vero. Non posso credere che lo spauracchio
agitato da Berlusconi (un regime ateo-comunista)abbia ancora presa. Oppure sì?
Penso che la Chiesa
sia alle prese con la terza e più grande tentazione. Alcuni la chiamano
satanica, perché di essa narra il Vangelo, quando enumera le prove cui Cristo
fu sottoposto: la prova della ricchezza, del regno sui mondi: "Tutte
queste cose ti darò, se prostrandoti mi adorerai". La Chiesa sa la replica di
Gesù.
Il Papa ha detto cose importanti sulla crisi. Che agli uomini vengon date
pietre al posto del pane (Ancona, 11 settembre). La soluzione spetta a politici
che arginino i mercati con la loro autorevolezza. Non saranno mai autorevoli,
se ignorano la quintessenza della decenza umana che è il Decalogo. Ma neanche la Chiesa lo sarà. Diceva
Ilario di Poitiers all'imperatore Costanzo, nel IV secolo dC: "Noi non
abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare
contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci
flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci
così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la
libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci
nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci
taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro".
http://www.repubblica.it (21 settembre 2011)

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