L'incenso su Reagan e le bugie sul New Deal
La destra in America tenta di riscrivere la storia.
La storia economica del dopoguerra viene vista in modo molto
diverso in Europa e negli Stati Uniti. Ora la storia americana viene riscritta,
e in modo quasi orwelliano.
A leggere quasi tutti i commenti sulla situazione attuale, si scopre che l'era
di prosperità del dopoguerra - l'enorme incremento del tenore di vita seguito
alla Seconda guerra mondiale - è stata cancellata. Come ha scritto sul Wall
Street Journal Peter Wallison dell'American Enterprise Institute, «il New Deal
originario non riuscì a rilanciare l'economia. La moderna era di crescita
economica sostenuta cominciò quando i presidenti, sia democratici che
repubblicani, cominciarono a eliminare le costose e inutili regolamentazioni
del New Deal».
Perché questa affermazione? La storia economica del
dopoguerra in America tradizionalmente viene divisa in due parti: un periodo di
tassazione alta per i ricchi e forte regolamentazione, protrattosi più o meno
fino al 1980, e un periodo di tassazione bassa per i ricchi e
deregolamentazione, che ha preso il via con Reagan e continua ancora. Nel primo
periodo (sindacati forti, salari minimi alti, aliquote elevate per i redditi
più alti e forti programmi sociali del New Deal) il paese crebbe rapidamente e
il tenore di vita aumentò. Anche se questo non prova che la ragione sia da
ricercarsi nelle politiche del New Deal, smentisce la tesi della destra secondo
cui l'interventismo pubblico e l'esistenza di forti reti di sicurezza sociale
producono effetti devastanti sul piano economico. E smentisce anche la tesi
liberista ortodossa: il tenore di vita della maggioranza degli americani durante
gli anni di Reagan e del dopo-Reagan è cresciuto in modo discontinuo.
Per occultare queste imbarazzanti verità, la destra si è inventata una storia
alternativa. In questa nuova versione, gli anni gloriosi sono quelli seguiti
alla rivoluzione reaganiana, non quelli che la precedettero. Malauguratamente,
la loro storia di un'economia in stagnazione prima che Reagan riuscisse
nell'impresa di smantellare un welfare troppo esteso, è semplicemente e
categoricamente falsa.
La destra spesso fa riferimento a rapporti che indicano che dal 1980 gli Usa sono riusciti a mantenere stabile il loro Pil pro capite relativo, interrompendo il forte declino dei decenni precedenti. Ma quel declino rifletteva in buona parte il fatto che i concorrenti degli Usa, come l'Europa e il Giappone, stavano recuperando terreno. Negli anni 80 il processo di avvicinamento si era concluso e le nazioni sviluppate funzionavano più o meno come gli Stati Uniti: dunque non c'era motivo di aspettarsi una loro crescita più rapida.
Poi c'è anche la questione della scelta fra lavoro e tempo
libero. La differenza in termini di Pil fra Usa ed Europa riflette in gran
parte questo. La Francia,
ad esempio, ha lo stesso livello di sviluppo degli Stati Uniti, ma un Pil pro
capite inferiore del 25 per cento. Questo divario si deve al fatto che i
lavoratori francesi godono di ferie più lunghe e vanno in pensione prima,
dunque non è un classico caso di rendimento inferiore o di produttività più
bassa.
Il fraintendimento di questi aspetti, così come l'affermazione che l'economia
americana era un fallimento fino all'avvento di Reagan, sono parte della
dottrina conservatrice. Gli americani, convinti che queste storie siano vere
(anche se non lo sono), le ripetono comunque. (Traduzione di Fabio Galimberti)
http://www.ilsole24ore.com 29 maggio 2010

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