L'estremista Golia e il David moderato
Futuro, pane, lavoro, diritti, civismo. Questo dovrebbe essere il patto generazionale che coinvolga le forze sindacali, l'imprenditoria, gli artigiani, le partite Iva, gli agricoltori, gli studenti, i docenti, l'impiego pubblico e privato.
L'invasione televisiva di Berlusconi è un fatto vergognoso
che si ripresenta ad ogni campagna elettorale, alla faccia della "par
condicio" dietro la quale si riparano i berluschini. La novità di questa
volta consiste - per quanto possiamo cogliere dalle prime reazioni del pubblico
- nell'inefficacia del messaggio berlusconiano: è passato come acqua sul vetro.
Se quello è lo strumento per rimontare la sconfitta subita dal centrodestra nel
primo turno elettorale, tutto porta a ritenere che il risultato dei ballottaggi
confermerà che il "tappo è saltato" e la fascinazione mediatica del
Cavaliere di Arcore è ormai diventata una logora liturgia che non riesce più a
sedurre i fedeli ormai in libera uscita.
La domanda che a questo punto si pone riguarda la Lega, poiché la sconfitta del
Pdl al primo turno elettorale ha scompaginato il leghismo altrettanto se non
addirittura di più. Come si spiega questo fenomeno del tutto inatteso? Dipende
da un parziale disimpegno di Bossi e dei suoi colonnelli? Da errori commessi
soprattutto nella politica dell'immigrazione? Oppure anche nella Lega come nel
Pdl, da una crisi del carisma del leader? Anche per la Lega il tappo di bottiglia è
saltato?
Le risposte a queste domande sono di importanza capitale per l'intera
situazione politica. La Lega
è infatti un partito territoriale che detiene però la "golden share"
del governo nazionale. Aveva puntato su un travaso di voti in tutto il Nord dal
Pdl a proprio favore.
Non solo quel travaso non è avvenuto, ma la Lega ha perso massicciamente voti. Perché? I dati
sui flussi segnalano due fenomeni molto diversi tra loro. I leghisti "puri
e duri" sono profondamente scontenti della politica "moderata"
di Bossi e di Maroni sull'immigrazione; vorrebbero che gli immigrati,
clandestini o profughi, siano ributtati a mare, non siano fatti sbarcare, siano
comunque respinti subito dopo lo sbarco, non gli vengano dati permessi di
soggiorno sia pure transitori. Si collocano cioè molto più a destra dello stato
maggiore leghista e questo spiega il mutamento tattico della leadership in
senso massimalista per riguadagnare i voti perduti nel primo turno elettorale.
Ma si è verificato anche un deflusso di voti di chi ha negli anni scorsi votato
per la Lega
senza essere leghista nel senso proprio del termine. Questo secondo tipo di
deflusso si spiega con motivazioni del tutto opposte alla precedente: un
richiamo al patriottismo nazionale patrocinato dal Presidente della Repubblica,
un crescente disagio per i comportamenti di Berlusconi nei confronti della
magistratura e dello stesso Capo dello Stato, un giudizio severo su Letizia
Moratti; infine e soprattutto una critica forte della politica economica del
governo e quindi della Lega che ne fa parte determinante.
Questo secondo tipo di deflusso non è facilmente riassorbibile e rischia
addirittura di aumentare di fronte al massimalismo filo-berlusconiano messo in
scena da Bossi in queste ultime ore. Due tappi di bottiglia stanno saltando
contemporaneamente?
* * *
Molti osservatori, di quelli cosiddetti "distaccati" (ma sono mai
esistiti osservatori distaccati? Non è anche il distacco un'ideologia?) hanno
fissato la loro lente sul Partito democratico del quale segnalano una deriva a
sinistra. E la deprecano. Dio sa perché.
Ma i distaccati hanno la risposta pronta: il Pd ha dimenticato i moderati? Li
lascia tra le braccia accoglienti di Berlusconi? Bersani abbandona Casini per
inseguire Vendola e Di Pietro? Pisapia sarà sicuramente un galantuomo, De
Magistris assai meno, ma tutti e due sono a sinistra; i moderati sono un'altra
cosa, la pancia dell'Italia è moderata. E allora dove andrà a sbattere Bersani?
Sono domande insidiose, dettate dal senso comune che non sempre coincide con il
buonsenso. Si potrebbe rispondere con altre domande: Berlusconi è un moderato? La Santanché è moderata?
Sallusti e Belpietro sono moderati? Stracquadanio è moderato? E la Brambilla? E la Gelmini? Non si tratta di
personaggi di periferia, fanno parte dell'"inner circle" del
presidente del Consiglio. Se questi sono i moderati, si salvi chi può.
E tuttavia non è questa la risposta giusta da dare. Il tema proposto dagli
osservatori distaccati merita un approfondimento oggettivo e una risposta
adeguata.
* * *
Le vicende dell'economia globale e della crisi sociale che ne è stata
conseguenza hanno determinato negli ultimi mesi fenomeni di portata mondiale
che anche l'Italia ha inevitabilmente registrato. Il nostro governo riteneva,
dopo averne pervicacemente negato l'esistenza fin quando ha potuto, che la
crisi fosse ormai alle nostre spalle. Le Cassandre (tra le quali noi in prima
fila) avvertivano invece che il peggio non era ancora arrivato. Infatti.
Proprio ieri mattina la grande agenzia di rating "Standard &
Poor's" ha declassato il giudizio sul "trend" dell'economia
italiana da "stabile" a "negativo". Non c'è alcun segnale
di crescita. Non c'è uno straccio di riforma capace di riavviare lo sviluppo.
L'Europa chiede una manovra per rafforzare i conti pubblici e avviare una
consistente diminuzione del debito. Tremonti la valuta sui 14 miliardi da
effettuare per due anni di seguito; la
Banca d'Italia ha parlato di 40, l'opposizione la valuta
in 60.
Dovrebbe servire a portare il bilancio in pareggio e a ridurre sia il deficit
sia il livello della spesa corrente la quale, dal canto suo, dovrebbe esser
ridotta di due punti di Pil all'anno nel prossimo triennio.
Una cura da cavallo, in presenza di un "trend" al rialzo dei tassi
d'interesse in tutto il mondo a cominciare dall'Europa.
In queste condizioni i giovani che hanno visto confiscato il loro futuro stanno
insorgendo in tutti i paesi della costa mediterranea e mediorientale.
Cominciò la Tunisia,
seguirono l'Egitto, gli Emirati, lo Yemen, la Libia, la Siria, perfino l'Iran. La settimana scorsa il vento
della rivolta è sbarcato in Spagna e da lì riecheggia anche da noi.
Questi giovani non hanno futuro. Le classi dirigenti gliel'hanno confiscato e
loro vogliono riappropriarsene. È molto difficile fare spallucce ad una
richiesta così corale, che non ha per ora alcuna canalizzazione politica, anzi
si colora di antipolitica. Si tratta d'una spinta sociale che però ha trovato
uno sponsor fin qui imprevisto ma estremamente autorevole: il presidente degli
Stati Uniti, Barack Obama. "Non sappiamo quali ne saranno gli
sbocchi" ha detto tre giorni fa dal Dipartimento di Stato "ma
sappiamo che questi giovani chiedono futuro e libertà e l'America democratica
deve appoggiarli".
E l'Europa? E l'Italia?
* * *
Perciò la risposta che oggettivamente si deve dare agli osservatori distaccati
è questa: le forze politiche democratiche, a cominciare dal Pd che è il maggior
partito d'opposizione, non possono che stare sulla linea di Barack Obama, il
che significa prendere atto che l'asse sociale della politica italiana si è spostato
a sinistra. Questo è il senso del risveglio registrato nel primo turno
elettorale: uno spostamento sociale a sinistra. A cominciare dai moderati. Le
donne e i giovani in particolare. Chiedono futuro e libertà, pane e libertà,
diritti e libertà, lavoro e libertà, civismo e libertà. Non sono anarchici. Non
sono estremisti. Non sono "contro" ma sono "per".
Il Partito democratico - se vogliamo parlare di una formazione politica che è
coinvolta direttamente in queste vicende - sembra aver compreso questi nuovi
elementi di realtà e sembra aver deciso, finalmente compatto, in questa
decisione, di gettare tutto il peso di cui dispone in questa battaglia.
Rileggete quelle parole sopracitate che terminano sempre con la parola libertà
alla quale accoppiano le parole: futuro, pane, lavoro, diritti, civismo. Questo
è il programma, questo il percorso, questo dovrebbe essere il patto
generazionale che coinvolga le forze sindacali, l'imprenditoria, gli artigiani,
le partite Iva, gli agricoltori, gli studenti, i docenti, l'impiego pubblico e
privato. Questo è il nuovo blocco sociale.
I moderati innovatori e liberali sono al centro di questo blocco. I moderati
conservatori sono contro e per la forza delle cose sono diventati estremisti.
Sapremo domenica prossima chi avrà avuto la meglio questa volta, ma la strada è
ormai disegnata.
* * *
Dedico il finale a un problema specifico del quale tuttavia non può sfuggire
l'importanza. Si tratta di colmare il vuoto che Mario Draghi lascerà nel
prossimo novembre quando assumerà la sua nuova carica di presidente della Banca
centrale europea. Chi sarà il suo successore alla Banca d'Italia? L'importanza
delle Banche centrali nazionali è molto diminuita in questi ultimi dieci anni.
L'intera politica monetaria è passata nelle mani della Bce e con la politica
monetaria anche la fissazione dei tassi d'interesse, il tasso di cambio
dell'euro e la vigilanza sul sistema bancario europeo nel suo complesso. Alle
Banche centrali nazionali (i cui governatori fanno parte del Consiglio della Bce)
è rimasta la vigilanza sulle banche del proprio paese sotto la supervisione
della Bce e soprattutto la formazione dei quadri e lo studio dei dati
strutturali e congiunturali del paese in questione.
Monitoraggio e pilotaggio intellettuale, in costante raccordo con le autorità
nazionali preposte alla politica del bilancio, cioè con i rispettivi ministri
del Tesoro e delle Finanze.
Non ripeteremo qui ciò che è stato ampiamente scritto nei giorni scorsi a
proposito di Mario Draghi. La sua presenza alla Banca d'Italia e la sua
presidenza d'un organismo internazionale che ha studiato e messo in opera
alcune riforme essenziali per la stabilità dei mercati, sono state il
"pedigree" sulla base del quale è stato scelto a guidare la Bce. La nazionalità
italiana non gli ha giocato né contro né a favore, a quei livelli la sola
nazionalità che conta è quella europea. Avrà un compito delicatissimo in questa
fase di crisi perdurante, tra spinte all'inflazione e pericoli di deflazione,
acquisti su un mercato aperto di titoli di Stato dei paesi europei, debiti
sovrani al limite del "default", politiche tributarie ancora
fortemente differenziate e tassi di sviluppo altrettanto divergenti tra i vari
paesi.
C'è una sola via ed un solo sovrastante obiettivo da perseguire per chi guida la Bce - oltre alle capacità
operative da mettere in campo: accrescere il potere delle istituzioni europee
rispetto a quelle nazionali. Draghi ne è perfettamente consapevole e crediamo
di sapere che opererà in quella direzione.
Il suo successore a Roma non ha comunque un ruolo secondario. Anzitutto
partecipa con i colleghi degli altri paesi dell'euro-gruppo, alle decisioni
della Bce. In Italia è il principale interlocutore del ministro dell'Economia.
Le due istituzioni (ministro e governatore) hanno poteri e ruoli autonomi ma
convergenti. Non sono subordinati l'uno all'altro mai si muovono comunque
all'interno di un sistema che non sopporterebbe scosse violente e comportamenti
difformi. Autonomia all'interno del sistema: è un obiettivo indispensabile
anche se non facile da raggiungere.
La scelta del nuovo governatore, che dura in carica sei anni, è dunque delicata
ed avviene sulla base di una concertazione tra il Presidente della Repubblica e
il presidente del Consiglio, con un decreto da entrambi firmato.
La tradizione consolidata vorrebbe che il governatore sia scelto all'interno
dell'Istituto.
Luigi Einaudi veniva da fuori, ma fu il primo governatore
del dopoguerra ed era ovvio che la scelta non potesse in quel caso che essere
esterna. Menichella, Baffi, Ciampi, Fazio, provengono tutti dall'interno
dell'Istituto e di fatto anche Carli perché quando fu nominato direttore
generale e poi governatore proveniva dalla presidenza dell'Ufficio dei cambi
che era posseduto interamente dalla Banca d'Italia.
La sola vera eccezione è stata proprio quella di Mario Draghi.
La tradizione vorrebbe dunque che si scelga all'interno tra i membri del
Direttorio, dove non mancano personalità di livello europeo. Per una scelta al
di fuori i nomi adeguati non mancano. Spetta comunque a Napolitano e a
Berlusconi vagliare le diverse personalità e decidere di conseguenza.
Auguri a loro e al prescelto.
http://www.repubblica.it (22 maggio 2011)

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