Questo sarà l´autunno delle cattive notizie. La
prima è che non ci sarà la ripresa (e nemmeno la ripresina) sulla quale
molti contavano. Anzi, è probabile che le cose vadano peggio di quanto
sono andate fino a oggi. E questo per una serie di ragioni molto
semplici. Il consumatore americano (che rappresenta il 20 per cento del
Pil mondiale contro il 3 per cento del consumatore cinese, come spiega
Alessandro Fugnoli) sta per affrontare la sua stagione più dura.
La
crisi dei mutui subprime non è affatto finita. E in autunno dovrebbero
andare in vendita le case sequestrate dalle banche perché i mutui non
sono stati pagati. Questo significa che i prezzi delle case in America
scenderanno ancora. E questo, come in un perverso gioco di domino,
significa che per moltissimi americani ci saranno problemi perché il
valore delle loro casa scenderà ancora. E quindi problemi con le
banche, con i finanziamenti e con il livello di vita.
Insomma,
tutto congiura perché il consumatore americano non abbia tanta voglia
di correre a consumare. Più probabile che si chiuda in casa (se
riuscirà a salvarla), a guardare la tv, con una birra in una mano e un
sacchetto di patatine nell´altra.
All´economia mondiale, cioè,
rischia di venire a mancare uno dei suoi protagonisti principali. E il
consumatore cinese (che dovrebbe arrivare in soccorso), finita la festa
delle Olimpiadi, ha anche lui un po´ l´aria di uno che si ritira a
tirare il fiato. Per fortuna sembra che il governo cinese sia pronto a
intervenire con un po´ di soldi (30-40 miliardi di dollari) per
aiutarlo a essere un po´ più spendaccione e a sostenere quindi
l´economia (e altri aiuti sono previsti, sembra, per la Borsa). Ma la
cattiva notizia che riguarda il consumatore americano non sarà l´unica
dell´autunno in arrivo. E´ sempre più evidente, ad esempio, che
assisteremo a una rapida discesa degli utili delle aziende quotate.
Finora hanno tenuto, ma nel terzo trimestre dell´anno dovranno cedere.
Con
l´America che sta combattendo per non finire in recessione e l´Europa
che probabilmente c´è già (e la Cina in rallentamento post- olimpico),
mantenere gli utili di una volta richiederebbe un intervento diretto
degli dei dell´Olimpo (che però forse sono in ferie, da secoli).
Ma se gli utili aziendali vanno giù, anche i listini sono destinati a cedere.
E
questo significa altre perdite per i consumatori- risparmiatori
americani. E un nuovo stimolo a starsene chiusi in casa davanti alla
tv. E´ prevedibile, in questa situazione, che cresca la pressione dei
governi sulle banche centrali perché diano una mano.
E poiché
l´inflazione è tendenzialmente in discesa, questa mano arriverà. Ma non
prima di Natale perché tanto la Federal Reserve quanto al Banca
centrale europea vorranno vedere, prima, dei numeri che certifichino
l´effettiva discesa dell´inflazione.
Non solo: molto
probabilmente sarà una mano piccola, non risolutiva. Le banche
centrali, infatti, si vanno convincendo che tassi di interesse troppo
bassi non sono fondamentali per il buon andamento dell´economia, mentre
hanno il potere di scatenare le bolle (tipo subprime), che poi
scoppiano creando grandi guasti. A questo proposito c´è anche chi
sostiene che la stagione del denaro a buon mercato forse si è chiusa
per sempre. Il precedente capo della Federal Reserve, Greenspan, se ne
servì per superare con successo almeno due momenti difficili
(esplosione della new economy e attentato alle Twin Towers), ma proprio
in questi giorni si vede quanto è alto il prezzo da pagare, con tutta
la finanza mondiale nel caos a causa delle troppe (e insensate)
speculazioni, in gran parte rese possibili proprio dalla disponibilità
di montagne di denaro a costo quasi zero.
L´autunno, insomma,
sarà duro e segnerà l´inizio di un periodo di riflessione. L´avvio di
una stagione diversa dell´economia mondiale: meno scintillante, più
seria, e anche più grigia. Secondo alcuni esperti, comunque, il tempo
non mancherà. Si comincia a capire, infatti, che quasi tutte le banche
(per un verso o per l´altro) hanno i bilanci inquinati da titoli
speculativi (finanza derivata di vario tipo).
E sistemare questi
bilanci non sarà un lavoro di settimane o di mesi, ma di anni. In
questa crisi, come accadde invece in quella del ´29, non vedremo
finanzieri e banchieri lanciarsi dai grattacieli di New York e nemmeno
le file dei disoccupati per avere un piatto di minestra, ma sarà una
faccenda lunga e segnata da un andamento dell´economia a scartamento
ridotto.
Si scende dalle limousine, insomma, e si prende il tram. E
questo per anni. Fino a quando gli istituti di credito avranno messo a
posto i loro conti e fino a quando le banche centrali avranno
organizzato su basi diverse, e più ragionevoli, la finanza mondiale.
Dopo,
si potrà ripartire, ma si andrà comunque più piano, attenti a dove si
mettono i piedi e con molto entusiasmo in meno. Si ripartirà, ma sarà
un mondo meno colorato, con meno champagne e meno fuochi di artificio.
Sarà meglio di quello da cui stiamo uscendo.
L´economia mondiale scende dalla limousine
Questa crisi non e' il '29, non vedremo finanzieri lanciarsi dai grattacieli di New York e nemmeno le file dei disoccupati per un piatto di minestra. Ma sarà una faccenda lunga. E segnata da un andamento a scartamento ridotto.
da la Repubblica 25/8/2008

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