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cimitero di guerra

Le rondini di Montecassino

Storie - Italia 2010

 

 

Per diversi motivi la mia estate non è stata eccessivamente movimentata. Ho, però, fatto un incontro importante.

Tutto inizia con un libro, Le rondini di Montecassino di Helena Janeczek, che racconta alcuni aspetti, forse poco conosciuti, della battaglia degli alleati contro la linea difensiva tedesca Gustav. Questa linea che passava da Ortona a Gaeta doveva sbarrare la strada agli alleati alla conquista di Roma. 

Dopo aver finito il libro, in uno di quei pomeriggi caldi e sonnacchiosi in cui non si ha voglia di tornare in spiaggia e nemmeno di ciondolare per la casa infuocata, decisi di andare a Montecassino. Un piccolo giro solitario – stavo a Formia – solo per visitare l’abbazia e il cimitero polacco. Non è stata una decisione molto saggia, camminavo ancora con le stampelle per un acciacco recente, ma le decisioni sagge non fanno parte del mio bagaglio e poi mi piace ogni tanto lasciarmi coinvolgere dal pathos suscitato dalle mie letture.

Al cimitero polacco che si estendeva dietro all’abbazia non c’era l’anima viva solo le lunghissime file di croci che riportavano i nomi e la data di nascita di 1051 soldati, morti prevalentemente tra il 11 e 19 maggio del 1944. La loro età raramente superava i 30 anni. All’ingresso, in una piazzola c’era un'altra tomba, piena di fiori e candele consumate, quella del generale Anders, comandante del corpo d’armata polacco.

 

Per un po’ cercai la tomba di un certo signor Dolenga, prozio di una mia compagna d’università, ma ben presto smisi, il ginocchio mi faceva male cosi mi sedetti sugli scaloni che portavano in alto verso il simbolo dello stato polacco, un’enorme aquila di siepi e piante, costruito dalle mani sapienti di giardinieri. Guardando le lunghissime file di tombe, fumai una sigaretta pensaindo all’assurdità della guerra, all'assurdità di tutte le guerre.

 

In quel momento vidi un altro visitatore a varcare l’ingresso. Portava con sé un piccolo mazzo di fiori che appoggiò sulla tomba di Anders. Poi si inginocchiò. Provai un lieve imbarazzo: stavo osservando una persona raccolta in preghiera e benché la scena fosse stata suggestiva non osai tirar fuori la macchina fotografica. Dopo alcuni minuti il signore si alzò con una certa fatica e stava per andare via, quando mi vide. Si avvicinò e mi salutò in polacco.

 

-         Dzien dobry, pani.

 

Aveva dato per scontato che fossi polacca, del resto chi altro poteva gironzolare nel cimitero di Montecassino sotto il sole dell’agosto.

 

Gli risposi nella sua lingua.

 

_ - Mi permette?

 

-    Certo, la prego.

 

E iniziammo a parlare. Quando gli dissi che ero ungherese non si meravigliò molto, tra le nostre due nazioni da tempi immemorabili esiste una solida simpatia.

 

Era un sacerdote in pellegrinaggio a Roma. Per un giorno aveva affidato il suo gruppo ad un giovane seminarista polacco, perché ci teneva a recitare una preghiera sulla tomba di Anders, suo lontano parente. Visibilmente aveva voglia di parlare e io ben lieta di ascoltarlo.

 

 

 

-   Lo sa perché Anders rischiò la vita dei suoi uomini in quell'mpresa in cui fallirono sia gli americani ben meglio equipaggiati di loro, ma anche i francesi e perfino l’esercito della Commonwealth costituita prevalentemente da neozelandesi e da indiani? Per far annullare gli accordi di Yalta.  O almeno per farli modificare per ciò che riguardava il futuro della Polonia. Già….Anders con un gesto eroico, al limite dell’impossibile avrebbe voluto attirare l’attenzione del mondo sulla questione polacca, che secondo tale accordo sarebbe rimasta divisa per sempre….Churcill, prima dell’assalto in modo informale gli promise pure una revisione, del resto il trattato non aveva menzionato le frontiere orientali, aveva stabilito solo:

 

“I tre Capi di Governo ritengono che la frontiera orientale della Polonia debba correre lungo la Curzon line con digressioni in alcune regioni da 5 a 8 Kilometri in favore dello Stato Polacco. Ritengono inoltre che alla Polonia sia riconosciuta la proprietà a titolo originario di parti di territorio situate a Nord e a Ovest e che il nuovo Governo Provvisorio di Unità Nazionale dovrebbe indicare a tempo debito l'estensione di dette parti di territorio. Per la delimitazione finale della frontiera occidentale si dovrà attendere la conferenza di pace. (dal Testo degli accordi raggiunti alla Conferenza di Yalta tra il Presidente Roosevelt, il Primo Ministro Churchill e il Maresciallo Stalin)

 

Dunque esistevano ancora basi ragionevoli per una revisione…invece non si fece nulla. L’est della Polonia rimase inglobata in Unione Sovietica e questa perdita non poteva mai essere ricompensata dalle terre tedesche annesse in occidente.

 

Era un vero patriota Anders, lo sa? Anche se d’origini tedesche, nato in un territorio che allora faceva parte dell’impero russo, Anders era un vero polacco….     

 

Poi con un gesto teatrale indicò la scritta che abbracciava il piazzale:

 

- "Za wolność waszą i naszą"…..per la vostra e per la nostra libertà! Ma quale libertà nostra? Si combatte sempre, signora mia, per la libertà dei più forti, per gli interessi dei più forti. Dopo la presa dell’abbazia, o meglio di ciò che ne restava dopo il bombardamento americano, dei polacchi non si interessava più nessuno eppure quei ragazzi sono morti ripetendo come una preghiera: “Per la nostra e la vostra libertà noi soldati polacchi daremo l’anima a dio, i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori”.

 

Lo sa che Anders è stato perfino privato della cittadinanza polacca nel ’46? Lui cittadino onorario di Bologna, di Ancona….inglese d’adozione, possessore di decine e decine di onorificenze era stato privato dell’unica cosa che gli stava al cuore, quello di risultare polacco..

 

Morì a Londra nel 1970, ma volle essere sepolto qui, accanto ai suoi ragazzi….In tutta la sua lunga vita ebbe il rammarico di non essere caduto qui, in battaglia, quando ancora credeva di combattere per la sua Polonia.

 

Avrei voluto chiedergli tante cose ancora….ma si vedeva che era stanco e anche triste.

 

Allora gli proposi un caffè e parlammo d’altro, della Polonia di oggi ma anche della situazione di tante colf polacche in giro per il mondo, di una nuova generazioni di ragazzini che crescono affidati ai nonni mentre le loro mamme badano ai nostri figli, e anche dei loro padroni che probabilmente poco o niente sanno della “Stalingrado italiana” come alcuni storici chiamano la battaglia di Montecassino.

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