Le responsabilità di medici e genitori
Il paziente spesso si considera un consumatore. E viene assecondato
Vi è certamente una grande responsabilità dei genitori
nell´uso eccessivo di medicinali da parte dei bambini. L´ansia di fronte ad una
febbre molto alta, o che non passa in fretta, ad un intestino che fa i
capricci, ad una tosse persistente che scuote il corpo del bambino e non lo fa
dormire – sono fenomeni ben noti a qualsiasi genitore, che spingono ad andare
dal pediatra per chiedere "qualcosa" che "risolva".
Mettiamoci anche le difficoltà organizzative che la malattia di un bambino può
comportare per madri che lavorano e non hanno reti di sostegno su cui contare,
mentre hanno datori di lavoro e colleghi pronti a indicarle come lavative,
sempre assenti.
Un rischio che i loro compagni, padri dei loro figli, raramente sono disposti a
condividere, lasciandole sole a barcamenarsi tra richieste diverse e terribili
sensi di colpa. Tuttavia, è proprio solo colpa dei genitori, delle mamme? Non
credo. Una enorme responsabilità è anche dei medici di base, non solo dei
pediatri, nel nostro paese. È noto che sono i professionisti di cui gli
italiani si dichiarano più soddisfatti. Molti medici di base e pediatri
sicuramente si meritano questo giudizio positivo per la loro competenza e
attenzione.
Ma non dobbiamo ignorare il fatto che una parte della soddisfazione dipende dal
fatto che, più che un rapporto fiduciario, molti pazienti hanno nei confronti
del medico di base un rapporto da consumatori.
Sono contenti perché i medici di base sono sempre pronti a far fare loro tutti
gli esami di laboratorio che richiedono, a prescrivere loro tutte le medicine
di cui ritengono di aver bisogno, molto spesso senza neppure parlare
direttamente con loro, ma per mediazione della loro segretaria. Solo in Italia,
che io sappia, è possibile recarsi in un ambulatorio e chiedere alla segretaria
la prescrizione di medicine senza passare dal medico. Non solo quando esse sono
state prescritte da un medico specialista, ma devono essere convalidate, o
meglio trascritte sul ricettario del medico di base (pratica già di per sé assurda),
ma anche in seguito ad auto-prescrizione.
Il rapporto fiduciario tra medico e paziente si è rovesciato nella attribuzione
di fiducia alla capacità auto o anche etero (quando lo si fa per un familiare)
diagnostica dei pazienti. Se i medici resistessero di più alle richieste
irragionevoli dei pazienti, dedicando un po´ di tempo a spiegare e ascoltare,
forse anche questo atteggiamento da consumatori verrebbe contenuto. I pediatri
probabilmente lo fanno in media di più dei medici di base, proprio perché hanno
a che fare con bambini, più vulnerabili, ed anche perché più spesso si pongono
in un´ottica pedagogica nei confronti dei genitori. Tuttavia si trovano a
fronteggiare domande e attese che sono state plasmate non solo dall´ansia e
preoccupazione, ma dall´atteggiamento di consumo nei confronti della medicina e
delle medicine di cui parlavo sopra.
E spesso cedono, per quieto vivere ed anche per non correre il rischio di
denunce in caso di evoluzione negativa della malattia. Anche il tipo di
confezioni in cui vengono venduti gli antibiotici e le medicine, specie di
fascia A, andrebbe modificato per evitare sprechi e abusi. La tentazione di
utilizzare un medicinale "avanzato" per una malattia apparentemente
simile non ci sarebbe se, come avviene in alcuni paesi, il farmacista consegna
la dose esatta di medicinale, in una confezione personalizzata con il nome del
paziente e del medico che la ha prescritta. Ci perderebbero le case
farmaceutiche, ma ci guadagnerebbero la salute, l´ambiente, e i bilanci pubblico
e familiare. In Italia si consumano molti medicinali, ma se ne gettano anche
tanti perché scaduti.
| 28 Gennaio 2011

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