Le ragazze non sono un esercito di Barbie
Brave studenti, progettano un futuro non solo di lavoro e famiglia. Grazie al Femminismo
Non si può passare sotto silenzio l’articolo di Susanna
Tamaro, pubblicato a pagina 56 del Corriere del 17 aprile Il femminismo non
ha liberato le donne. Non si può passare sotto silenzio perché si tratta di
uno scritto che, ad essere benevole, è semplicistico e superficiale, a non
esserlo, è tendenzioso e manipolatorio. Ed è quasi augurabile che queste siano
le intenzioni dell’autrice che, altrimenti, dimostrerebbe soltanto di essere
molto ignorante su quello di cui va parlando. Ammette infatti la Tamaro di non aver
partecipato al Movimento femminista, pur appartenendo alla generazione «ragazze
negli anni ’70», e che non vi abbia partecipato è più che evidente, poiché
sembra non saperne nulla e riduce il Movimento a una pratica di aborti
casalinghi e voli per Londra con donne pronte ad abortire quasi al termine
della gravidanza.
Non vale la pena di obiettare puntualmente a queste affermazioni, che
creano in chi legge – senz’altro in me, che del Movimento ho fatto parte – un
fastidio crescente e il sospetto, più che fondato, di malafede. A qual fine,
poi, si può anche intuire. E il fastidio cresce con il proseguire della
lettura: chi ha così sbrigativamente e colpevolmente archiviato il femminismo
degli anni ’70, si muove verso un’analoga operazione – e credo altrettanto in
malafede – nei confronti delle giovani donne contemporanee. Intente solo a
rapporti sessuali frequenti e con altrettanto frequenti cambi di partner:
rapporti naturalmente non protetti. E come mai sono così ignoranti queste
ragazze, oltre ad essere incapaci di concepire l’affettività se non attraverso
un esercizio assiduo, irriflesso di una sessualità fine a se stessa? Forse non
sa l’autrice dell’articolo che la nostra scuola è l’unica in Europa a non avere
mai avuto programmi che prevedano istituzionalmente l’educazione sessuale,
fatta solo in poche scuole grazie all’iniziativa di alcune insegnanti, molto
spesso, in realtà, le stesse donne che hanno partecipato negli anni ’70 al
Movimento. Ma, nonostante questo e le altre carenze del nostro sistema
educativo, non solo scolastico, che non aiuta le difficili crescite di ragazze
e ragazzi nel contemporaneo, le giovani donne non sono certo solo quelle che
descrive Tamaro. Un esercito di piccole Barbie tutte uguali.
Mi occupo di educazione, sono una pedagogista, incontro quotidianamente
ragazze che frequentano la scuola e l’Università e la realtà che loro mi
presentano di sé è ben diversa. Sono studiose, ben più dei loro coetanei
maschi, hanno risultati scolastici ed accademici mediamente superiori e sono
impegnate a progettarsi un futuro, nel quale prevedono non solo lavoro e
famiglia, ma impegno nel sociale, volontariato, che spesso già esercitano
contemporaneamente al percorso di studi. Certo ci sono anche le pseudo veline,
le clienti precoci dei centri di chirurgia estetica, ma rappresentano una
parte, molto visibile ma minoritaria, di quella pluralità che significa oggi
essere una giovane donna. Una pluralità di scelte e destini che il Movimento
femminista ha reso possibile, ora, per le generazioni più giovani, rispetto ai
percorsi obbligati, univoci e minoritari che erano le vite delle donne fino a
non molti decenni fa.
http://www.corriere.it 19 aprile 2010

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