Le meravigliose bolle di sapone Carry Trade
La politica sconsiderata degli americani, che sta alimentando questi carry trades, obbliga altri Paesi a seguire le stesse politiche monetarie.
Da marzo i prezzi delle attività rischiose di ogni
genere (azioni, petrolio, energia, materie prime) hanno ripreso a correre, gli
spread creditizi tra titoli ad alto rendimento e di alta qualità hanno
cominciato a ridursi, e le attività dei paesi emergenti (azioni, obbligazioni,
valute) sono risalite ancora di più. Contemporaneamente, il dollaro si è
fortemente indebolito, mentre i rendimenti dei titoli di stato sono leggermente
saliti, ma sono rimasti bassi e stabili.
Questa ripresa degli asset rischiosi è trainata in parte dal miglioramento dei
fondamentali dell'economia. Abbiamo evitato una quasi depressione e il tracollo
del sistema finanziario grazie a un imponente piano di stimoli monetari e di
bilancio e agli interventi di salvataggio delle banche in difficoltà. Sia che
la ripresa segua una curva a V, come ritiene la maggior parte dei commentatori,
o un'anemica curva a U, come ritengo io, i prezzi delle attività dovrebbero
gradualmente crescere.
Ma se è vero che l'economia americana e mondiale è timidamente ripartita, i
prezzi degli asset sono saliti alle stelle a partire da marzo con un rally
consistente e sincronizzato. Nel 2008 erano calati bruscamente, quando era il
dollaro a salire, ma da marzo in poi sono schizzati in alto mentre il dollaro
colava a picco. I prezzi delle attività rischiose sono cresciuti troppo, troppo
presto e troppo in fretta rispetto ai fondamentali dell'economia.
E allora che cosa c'è dietro a questo eccezionale recupero? Indubbiamente ha
contribuito l'ondata di liquidità prodotta da tassi di interesse prossimi allo
zero e politiche monetarie espansive. Ma all'origine di questa bolla c'è
soprattutto la debolezza del dollaro, trainata dalla madre di tutti i carry
trade. Il dollaro è diventato la moneta più utilizzata in queste operazioni
speculative tra tassi e valute, perché la Fed ha tenuto sotto controllo i tassi d'interesse
e si prevede che continuerà a farlo ancora per molto tempo. Gli investitori che
puntano sul ribasso del dollaro per comprare, con effetto leva, attività a più
alto rendimento, non stanno semplicemente prendendo in prestito a tasso di
interesse zero rispetto al dollaro; stanno prendendo in prestito a tassi
fortemente negativi - addirittura fino al 10% o 20% annualizzato - perché la
caduta del dollaro garantisce cospicue plusvalenze.
Riassumiamo: gli operatori prendono in prestito a tassi del -20% per investire,
con un forte effetto leva, su una massa di attività rischiose in tutto il mondo
che stanno aumentando di prezzo, a causa di un surplus di liquidità e di un
massiccio ricorso al carry trade. Qualsiasi investitore che si dedichi a questo
gioco rischioso fa la figura del genio (anche se sta semplicemente cavalcando
una colossale bolla finanziata da un costo del credito fortemente negativo),
perché i rendimenti da marzo in poi sono stati nell'ordine del 50-70%.
La percezione da parte degli individui del valore a rischio del proprio
portafoglio investimenti dovrebbe invece aumentare, per via della crescente
correlazione dei rischi fra categorie di asset differenti, tutte trainate dalla
politica monetaria comune e dalla pratica del carry trade. Anzi, è diventata
un'unica, grande operazione comune: si vendono dollari per comprare qualunque
asset a rischio a livello mondiale.
Al tempo stesso, però, la "rischiosità" percepita delle singole
categorie di asset sta scemando, per via della minor volatilità frutto della
politica della Fed di comprare tutto quello che le capita a tiro (si pensi alla
sua proposta di acquistare 1800 miliardi di dollari di titoli di Stato, titoli
garantiti da ipoteca - obbligazioni garantite da imprese semipubbliche come la Fannie Mae - e agency
debt). Le singole categorie di asset quindi ora sono meno volatili e si
comportano nello stesso modo, e dunque la diversificazione fra i mercati si è
ridotta (e il Var è tornato ad apparire basso).
Dunque, l'effetto combinato della politica Fed (tasso zero, politiche espansive
e acquisto su larga scala di strumenti di debito a lungo termine)
apparentemente sta creando a livello mondiale- per ora - le condizioni per la
madre di tutti i carry trades e la madre di tutte le bolle mondiali dei prezzi
delle attività con effetto leva. Questa politica non alimenta sono una bolla
globale, alimenta anche una nuova bolla negli Usa. Il denaro facile, le
politiche di espansione quantitativa, l'espansione del credito e i consistenti
afflussi di capitali negli Stati Uniti attraverso l'accumulazione di riserve in
valuta estera da parte delle Banche centrali degli altri Paesi rende più facile
finanziare i deficit di bilancio Usa e alimenta la bolla delle azioni e del
credito Oltreoceano. Per concludere, un dollaro debole è positivo per le azioni
Usa, perché può portare a una crescita più forte e può accrescere i profitti in
valuta estera delle grandi aziende statunitensi all'estero, in termini di
dollari.
La politica sconsiderata degli americani, che sta alimentando questi carry
trades, obbliga altri Paesi a seguire le stesse politiche monetarie. Il Regno
Unito, l'Eurozona, il Giappone, la
Svezia e altre economie avanzate stavano già applicando
politiche di tassi quasi a zero ed espansione quantitativa, ma la debolezza del
dollaro sta aggravando ulteriormente questa politica monetaria espansiva
globale. Le Banche centrali in Asia e in America Latina sono preoccupate per la
debolezza del dollaro e stanno intervenendo in modo aggressivo per impedire che
le loro valute si apprezzino eccessivamente. Questo mantiene i tassi di
interesse a breve a un livello inferiore a quello auspicabile. Inoltre, le
Banche centrali potrebbero essere costrette ad abbassare i tassi con operazioni
a mercato aperto. Alcune Banche centrali, preoccupate per i capitali vaganti
che spingono in alto le loro valute, come nel caso del Brasile, stanno
imponendo controlli sui flussi di capitale in entrata. Nell'uno o nell'altro
caso, la bolla del carry trade peggiorerà: se non ci sarà nessun intervento
valutario e le valute straniere si apprezzeranno, il costo negativo del credito
legato al carry trade crescerà ulteriormente. Se gli interventi valutari o le
operazioni a mercato aperto terranno sotto controllo l'apprezzamento della
valuta, le politiche monetarie quantitative che ne conseguiranno a livello
nazionale alimenteranno una bolla dei prezzi delle attività in queste economie.
E dunque la bolla globale, che interessa tutte le categorie di asset, si gonfierà
giorno dopo giorno.
Ma un giorno questa bolla scoppierà, portando al crack
coordinato dei prezzi degli asset più grande di sempre: se i fattori
produrranno un'inversione di tendenza del dollaro, con improvviso rafforzamento
(come abbiamo visto per lo yen), le operazioni di carry trade con effetto leva
dovranno essere chiuse in fretta e furia, con gli investitori che coprono il
loro scoperto in dollari. E si scatenerà un fuggi fuggi, perché la chiusura
generalizzata di posizioni lunghe con effetto leva su asset di rischio
finanziate dal dollaro basso innescherà un tracollo coordinato di tutti quegli
asset (azioni, materie prime, asset dei mercati emergenti e strumenti
creditizi). Perché dovrebbe andare a finire così? Innanzitutto, perché il
dollaro non può continuare a scendere all'infinito, a un certo punto si
stabilizzerà; quando questo succederà, il costo del credito in dollari
diventerà improvvisamente zero, invece che fortemente al di sotto dello zero
come prima, e la rischiosità di un'inversione dell'andamento del dollaro
spingerà molti a coprire il loro scoperto. In secondo luogo, la Fed non potrà contenere la
volatilità in eterno (il suo piano d'acquisto da 1.800 miliardi di dollari
finirà la primavera prossima). In terzo luogo, se la crescita americana sarà
più alta del previsto nel terzo e nel quarto trimestre, i mercati potrebbero
cominciare ad aspettarsi, in anticipo sui tempi, una stretta della politica
monetaria da parte della Fed. In quarto luogo, i timori di una recessione
"a W" o rischi geopolitici, come un confronto militare fra gli Stati
Uniti e Israele da una parte e l'Iran dall'altra, potrebbero rendere la gente
meno incline al rischio. Come nel 2008, quando l'impennata dell'avversione al
rischio fu accompagnata da una forte rivalutazione del dollaro perché gli
investitori cercavano la sicurezza dei titoli di Stato Usa, questa nuova
avversione al rischio innescherebbe un recupero del dollaro in un momento in
cui dovranno essere chiuse posizioni "corte" cospicue.
Tutto ciò non è detto che succeda subito, perché il denaro a buon mercato e
l'eccesso di liquidità a livello globale possono continuare a spingere in alto
i prezzi delle attività per un certo periodo. Ma più andranno avanti e più si
allargheranno questi carry trades, più crescerà la bolla e maggiore sarà il
botto che farà quando scoppierà. La
Fed e altri policymakers sembrano inconsapevoli della
bolla-monstre che stanno creando. Più tardi se ne accorgeranno, più pesante
sarà il tonfo che faranno i mercati.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
www.ilsole24ore.com 3 Novembre 2009

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