Le due agende etiche
Due "agende etiche" sono comparse all´orizzonte politico, e vale la pena di metterle a confronto.
Due "agende etiche" sono comparse all´orizzonte
politico, e vale la pena di metterle a confronto. La prima è stata presentata
dal presidente del Consiglio nel suo discorso alle Camere, e contempla temi
noti, nell´abituale cornice limitativa dei diritti delle persone – procreazione
assistita, aborto, testamento biologico, ricerca scientifica. La seconda nasce
dall´ordinanza con la quale il Tribunale di Firenze ha rinviato alla Corte
costituzionale la legge sulla procreazione assistita perché vieta la cosiddetta
fecondazione eterologa, così violando l´eguaglianza tra le persone. Qui
l´impostazione è completamente rovesciata. Si vuole restituire a tutti la
libertà di scelta nelle questioni di vita, come ha già fatto la Corte dichiarando
incostituzionali alcune norme della stessa legge e come ha indicato la Corte europea dei diritti
dell´uomo affermando l´illegittimità del divieto contenuto nella legge
austriaca.
Prevedibili le reazioni critiche di governo e Vaticano, fondate tuttavia su
sgrammaticature istituzionali e falsificazioni della realtà. Non è vero che la
legge sulla procreazione assistita sia inattaccabile perché confermata da un
referendum: nel 2005 semplicemente non fu raggiunto il quorum necessario per
l´abrogazione per l´invito all´astensione venuto dalla Chiesa, dunque non vi è
un risultato giuridicamente vincolante. E non è vero che una dichiarazione di
incostituzionalità provocherebbe "un far west procreativo": questo, invece,
è stato l´effetto dei divieti legislativi, che obbligano le donne italiane a
chiedere una sorta di provvisorio "asilo politico" in altri paesi
europei per soddisfare il desiderio di maternità.
Ma torniamo all´agenda governativa e a quel che ha detto uno dei ministri che
l´ha preparata: «La biopolitica è oggettivamente all´ordine del giorno». Mai
parola è stata più rivelatrice. Consapevole o no, quel ministro ha usato un
termine, «biopolitica», che descrive proprio il modo in cui il potere si impadronisce
della vita delle persone, sottomettendole, espropriandole della loro libertà.
Un progetto autoritario, destinato a creare scontri su un terreno dove la
misura dovrebbe essere la regola, dove il rispetto delle scelte della persona
dovrebbe essere massimo, dove la ricerca scientifica dovrebbe essere libera da
ipoteche ideologiche.
Considerando tempi e difficoltà della politica, vi è la ragionevole speranza
che questa agenda non sia approvata dal Parlamento. Ma il suo annuncio rivela
un intento strumentale. Usare i temi "eticamente sensibili" per
mettere in difficoltà i finiani, già critici verso la legge sulla procreazione
e ostili alla proposta di testamento biologico approvata dal Senato, per
allettare l´Udc e creare divisioni all´interno del Pd. Soprattutto, però, la
mossa ha un destinatario privilegiato, le gerarchie vaticane, alle quali
Berlusconi cercò di mandare un segnale di fedeltà proprio su quei temi al tempo
dell´affare delle escort. E Berlusconi fece recapitare una lettera alle suore
che avevano ospitato Eluana Englaro, addolorato «per non aver potuto evitare la
sua morte».
Non era il rammarico di un Re Taumaturgo al quale era stato impedito di imporre
le sue mani per una guarigione altrimenti impossibile. Era la rivendicazione di
un potere sulla vita, di cui il politico vuole tornare a essere l´unico
depositario. Era pure il tentativo di mantenere una traballante alleanza tra
Trono e Altare, con una agenda bioetica e dichiarazioni governative che
rispecchiano quasi alla lettera parole di Benedetto XVI.
Ma il Parlamento deve essere sempre guidato dai principi costituzionali,
chiariti assai bene dalla Corte costituzionale in sentenze su salute,
autodeterminazione, procreazione (e si potrebbe aggiungere quella sulle unioni
omosessuali, per mettere ancor più in evidenza quanto la logica costituzionale
sia lontana dalla linea dell´attuale maggioranza). Nel dicembre 2008 la Corte ha ribadito che le
decisioni sulla vita sono affidate al consenso informato dell´interessato e che
vi sono «due diritti fondamentali della persona: quello all´autodeterminazione
e quello alla salute». Pochi mesi dopo, nel maggio 2009, dichiarando
incostituzionali proprio alcune norme della legge sulla procreazione assistita,
la Corte ha
sottolineato che «in materia di pratica terapeutica, la regola di fondo deve
essere l´autonomia e la responsabilità del medico che, con il consenso del
paziente, opera le necessarie scelte professionali». Il quadro costituzionale è
così definito senza possibilità di equivoci. Il potere di decidere sulla vita
appartiene alla persona, titolare del diritto fondamentale
all´autodeterminazione. Al suo consenso è subordinato l´intervento del medico,
il quale tuttavia non può essere espropriato delle sue competenze
professionali. No, dunque, al legislatore-medico e al legislatore-scienziato
(che, ad esempio, stabilisce se idratazione e alimentazione forzata siano o no
trattamenti medici).
I contenuti dell´agenda etica rovesciano questa linea, si allontanano dalla
retta via costituzionale. La sostanziale cancellazione della volontà della
persona nel disegno di legge sulle "dichiarazioni anticipate di
trattamento", dunque sulle decisioni di fine vita e sulla dignità del
morire, è in contrasto palese con il diritto fondamentale all´autodeterminazione
e vuol far divenire le persone prigioniere di un´etica di Stato invece d´essere
titolari dei diritti riconosciuti dalla Costituzione.
Poiché, tuttavia, il tema del governo della vita rimane cruciale nel tempo
della tecnoscienza, è indispensabile una riflessione più generale sul ruolo del
diritto e i limiti dell´intervento dello stesso Parlamento. Ancora una volta è la Costituzione a
indicarci nitidamente il cammino, con le parole che chiudono l´art. 32 sul
diritto alla salute: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti
dal rispetto della persona umana». È una delle dichiarazioni più forti della
nostra Costituzione, una sorta di nuovo habeas corpus, con il quale il moderno
sovrano, l´Assemblea costituente, promette ai cittadini che non "metterà
la mano" su di loro, sulla loro vita. Quando si giunge al nucleo duro
dell´esistenza, alla necessità di rispettare la persona umana in quanto tale,
siamo di fronte all´indecidibile. Nessuna volontà esterna, fosse pure quella
coralmente espressa da tutti i cittadini o da un Parlamento unanime, può
prendere il posto di quella dell´interessato. Una riflessione indispensabile in
un tempo segnato dalla presenza pervasiva del diritto, sulla quale ha
richiamato recentemente l´attenzione anche il cardinale Angelo Scola.
Mentre discutiamo di questioni generali, però, troviamo il tempo per gettare
uno sguardo su una piccola e devastante agenda etica che si vuole imporre nella
Regione Lazio, che vuol riscrivere le norme sui consultori familiari,
modificare sostanzialmente la legge sull´aborto, costringere le donne a fare i
conti con le associazioni private antiabortiste. Né la Costituzione, né il
rispetto della persona consentono prepotenze come questa.
| 11 Ottobre 2010

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