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Le cifre della crisi da far scomparire

.... i dati del primo trimestre mettono in evidenza un peggioramento strutturale e non solo congiunturale dei conti pubblici.

 

Questo governo non crede, e esorta a non credere, alle statistiche ufficiali elaborate dal nostro istituto di statistica, l´Istat, seguendo i metodi e i criteri stabiliti dall´Eurostat, e pertanto omogenee con i dati prodotti dagli altri paesi europei.
 
Preferirebbe inoltre, il governo, che quelle statistiche, ritenute comunque poco attendibili, fossero pubblicate con minore frequenza: se recano notizie sfavorevoli sullo stato dell´economia, potrebbero, secondo una dottrina ufficiosa, alimentare sfiducia e pessimismo e contribuire così alla crisi. Ma quando si tratta di conti pubblici – entrate, uscite e saldi dei bilanci dello Stato e delle altre amministrazioni – non vi può essere luogo a dubbi sull´attendibilità, considerando la fonte dei dati originari; di essi inoltre si deve dare notizia, non solo per obblighi di legge, ma anche per far comprendere l´impostazione della politica di bilancio. Quei conti, per il primo trimestre di quest´anno, sono stati resi noti giovedì: sono bruttini assai e inducono a porre qualche domanda.

Da sempre il primo trimestre dell´anno è quello peggiore. I saldi sono sempre molto negativi: ma con il 2009 si tocca il record di un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari al 9,3 per cento del Pil (meno del 6 nei tre anni precedenti e un massimo dell´8,3 nel 2005). Il dato è preoccupante, perché si era più volte garantito che i conti pubblici erano stati "messi in sicurezza" e perché, coerentemente, si erano evitati interventi di sostegno della domanda a carico del bilancio. Si può attribuire questo risultato per intero alla recessione? Non è ovvio, anche se la recessione, di cui a questo punto sarà difficile negare l´esistenza, ha giocato una parte di rilievo.

Una congiuntura negativa peggiora i saldi dei bilanci pubblici in tre modi: il rapporto sul prodotto ovviamente si riduce quando cala il denominatore; con la riduzione con i redditi si riducono le entrate tributarie e contributive; se esiste un sistema di sostegno dei non occupati, aumentano le spese per trasferimenti. Tutti concordano che un peggioramento dovuto solo a tali ragioni congiunturali non deve essere contrastato con misure di aumento di imposte o di tagli di spesa, per non contribuire ulteriormente al calo della domanda: come si dice in gergo, si devono far lavorare gli stabilizzatori automatici che operano nel ciclo economico. Ma il peggioramento del primo trimestre è solo imputabile all´operare degli stabilizzatori automatici? Scontato il primo degli effetti indicati, che riguarda comunque solo i rapporti sul Pil e non è di grande portata, conviene dare uno sguardo all´andamento delle entrate e delle spese.

Quello delle entrate è pesante: meno 3 per cento in totale rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, ma con un calo del 4,6 per cento delle imposte dirette, del 4,9 per le indirette e con un lieve calo anche dei contributi sociali. Ci si chiede se una riduzione così forte delle entrate tributarie sia imputabile solo alla recessione: ossia alla riduzione dei redditi, nel caso delle imposte dirette, e dei consumi, nel caso di quelle indirette. Il dubbio è giustificato da due considerazioni: in generale, l´elasticità delle entrate rispetto al prodotto (quanto variano percentualmente le une al variare dell´altro) pare troppo elevata rispetto all´esperienza storica; più specificamente, il calo relativamente moderato dei consumi non pare giustificare il collasso delle imposte dirette, di cui l´Iva è parte preponderante. Se questo dubbio fosse fondato si dovrebbe concludere che il calo delle entrate è almeno in parte dovuto a una ripresa dell´evasione, soprattutto nel caso dell´Iva. Qualche cinico direbbe che anche questo è un modo per sostenere l´economia: ve ne sono forse di migliori, meno iniqui e che non violano la legalità.

Mentre le entrate calavano, le spese aumentavano a ritmi assai vivaci, non imputabili se non in piccola misura al sostegno dei redditi dei bisognosi. Rispetto al primo trimestre di un anno fa le spese sono aumentate del 4,6 per cento, pur calmierate da una riduzione della spesa per interessi: la spinta è venuta dai redditi del lavoro dipendente delle pubbliche amministrazioni e dalla spesa per consumi intermedi (ossia acquisto di beni e servizi), in crescita rispettivamente del 7 per cento e del 7,4 per cento. Che cosa è avvenuto? Si tratta solo dei nuovi contratti per i dipendenti pubblici? Contratti generosi, evidentemente, e non compensati da una riduzione di addetti e da aumenti di efficienza. E gli acquisti per beni e servizi non avevano, sulla carta, subito forti tagli? 

In conclusione i dati del primo trimestre mettono in evidenza un peggioramento strutturale e non solo congiunturale dei conti pubblici. Speriamo che si tratti solo di un incidente di percorso. Vorremmo essere rassicurati da un´attenta analisi che ci attendiamo di trovare nell´imminente Documento di programmazione economica e finanziaria.

http://www.repubblica.it - 04.07.2009

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