Strumenti personali
a_ruote-Fantast5

L'anomalia italiana è l'inedia della politica

La politica deve recuperare il ruolo centrale nella democrazia

 

 

 

L'ingiusta anomalia, nella quale è venuta a trovarsi l'Italia nella crisi globale, non trova esclusiva motivazione nello scontro tra le due forze dominanti: da una parte il vincitore, cioè la finanza globale e dall'altra il vinto, le politiche nazionali delle democrazie parlamentari.

Infatti, sia pure in un'economia stagnante, la crisi finanziaria globale fino a poco tempo fa non ci aveva toccato, per la ragione (che sembrava determinante) che il nostro Paese da tempo teneva una rigorosa linea di contenimento della spesa e pertanto del deficit e del debito; e inoltre il sistema bancario, a volte anch'esso ingiustamente accusato di provincialismo, non si era riempito di titoli tossici rischiando il fallimento. Ora ci sono la presenza di garanzia del capo dello Stato, la decisa approvazione da parte del Parlamento dei provvedimenti richiesti, le dimissioni e il prossimo insediamento di un nuovo governo.

Tutti fattori che dovrebbero allontanare la minaccia della speculazione sui nostri titoli del debito pubblico. Inoltre questo, pur superiore a quello di Germania e Francia, non ha avuto gli stessi recenti incrementi, né qualitativamente risulta peggiore per due considerazioni fondamentali. La prima è che circa il 60% di esso è nelle mani di investitori istituzionali italiani e la seconda è che l'Italia ha un debito privato molto più basso rispetto a quello degli altri Paesi europei e che sembra essere il sostituto dell'atavica vocazione dei cittadini italiani al risparmio, che anni fa veniva seconda solo a quella giapponese. L'anomalia italiana può essere spiegata individuando le cause della recente crisi finanziaria, che ha origine in un'ingiustificata fede nella razionalità ed efficienza dei mercati e nelle tecniche della finanza globale, che hanno portato a indebitamenti vistosi, a gravi squilibri economici fra Stati e al loro interno, con regolatori e legislatori assolutamente corrivi.

Le politiche di deregolamentazione, la creazione di incontrollati strumenti della finanza, il convergere di una massa monetaria infilata nei derivati e nelle banche ombra, che hanno oramai un peso ben maggiore del sistema bancario tradizionale, sono fenomeni che, partiti dagli Stati Uniti d'America hanno creato un facile contagio nella stessa Europa, in un gioco di flussi finanziari molto più liberi che non il commercio ad attraversare i confini nazionali. La tecnologia infatti tiene strettamente legate le operazioni delle grandi banche, degli hedge fund, degli equity fund, delle security, delle shadow bank, che sono sempre più internazionali e globali per loro natura.

La mancanza di una disciplina internazionale del sistema monetario ha facilitato il rilassamento della politica, sia in Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, dove l'alta spesa per i consumi e un continuo deficit di bilancio, oltre che l'enorme bolla speculativa immobiliare, sono stati aiutati dalla politica del governo cinese che, facilitando al massimo le industrie all'esportazione, ha creato un enorme surplus nella propria bilancia dei pagamenti, acquistando beni ma soprattutto titoli americani a bassi tassi e garantendo così il continuo crescere della finanza globale. Ma la crisi è scoppiata con la bolla immobiliare e con l'enorme quantità di titoli tossici che hanno devastato via via la solvibilità di grandi protagonisti della finanza globale, costringendo i governi a intervenire con il denaro dei contribuenti. La storia americana recente ne è l'esempio lampante, così come lo sono state le misure adottate dalla Banca centrale europea e dalla Fed, la quale ultima almeno è soggetta a qualche controllo da parte della politica.

La massa dei flussi di denaro meramente finanziario, slegati dall'economia reale, dalle grosse perdite sui titoli tossici, si sono allora spostati alla speculazione sui debiti sovrani di Grecia, Portogallo, Spagna e ora Italia. Né è ora pensabile che questa crisi di sistema, di squilibri che mettono a repentaglio non solo la vita economica, ma quella politica e sociale dei vari Paesi, possa essere guidata esclusivamente dalle filosofie delle banche centrali o delle grandi istituzioni finanziarie. I connessi problemi con le agenzie di rating, con le stesse politiche sul sistema bancario tradizionale di Basilea, piuttosto che quelle, oltre che della Bce, della agenzia europea di controllo bancario (Eba), che deprezza le banche italiane, ben meno inquinate di titoli tossici rispetto a quelle francesi e tedesche, rendono evidente l'urgenza di una riforma dei mercati finanziari a livello globale. È indispensabile un risveglio non solo della politica, ma di tutti i cittadini che, in mancanza di sistemi autoritari di passaggio, come era per brevi periodi nell'antica Roma il "dictator", da Cincinnato a Fabio Massimo, poi prontamente dismessi, sostengano governi capaci di stabili maggioranze democratiche.

L'anomalia italiana è stata causata da un difetto di democrazia dovuto a una maggioranza che si è sempre più affievolita, continuamente in conflitto con se stessa, che ha messo da parte il ministro dell'Economia, dileggiato come novello Catone il censore, per aver tenuto in ordine i conti dello Stato, e con una democrazia basata non sulla discussione deliberante ma su provvedimenti di fiducia. Questa, a stento raggiunta all'interno del Parlamento, è persa completamente nel mondo. È per l'inedia della politica che è iniziato l'attacco ai titoli del debito pubblico italiano e il circolo vizioso dello spread.

Qualunque nuovo governo dovrà quindi avere l'appoggio non solo del Parlamento, ma di tutti i cittadini per varare immediate misure necessarie, e farsi interprete delle riforme della finanza globale a livello non solo interno ma anche europeo, rivendicando la centralità del benessere di tutti i cittadini e la tutela dei più deboli. Solo così potrà tornare il dovuto primato della politica.

 

http://www.ilsole24ore.com  13 novembre 2011

Azioni sul documento