La tassa sulle transazioni finanziarie: una questione di civiltà
Una prima ipotesi è quella di utilizzare i proventi per ridurre il peso dell’aggiustamento delle finanze pubbliche sui cittadini.
Sappiamo ormai abbastanza su costi e benefici delle tasse sulle transazioni
finanziarie per prendere una decisione ponderata. Le vecchie perplessità sulle
difficoltà di implementazione di una tassa del genere sono ormai superate. Una
recente rassegna degli studi in materia pubblicata in un working paper del
Fondo Monetario Internazionale (Thornton Matheson Taxing Financial Transactions: Issues and
Evidence) documenta che prelievi simili sono (o sono stati recentemente) in
vigore in 23 paesi del mondo, utilizzati principalmente per finanziare il
funzionamento delle borse locali.
L’entità delle somme raccolte varia sensibilmente ed arriva
dallo 0.4 percento del Regno Unito nel 2009 sino al 2.1 percento del Pil nel
caso di Hong Kong nel 2008. Numerose ricerche hanno studiato gli effetti della
tassa dal punto di vista teorico. Alcuni critici temono che essa possa ridurre
il valore delle attività finanziarie sottostanti, far crescere il costo del
denaro e persino aumentare e non ridurre la volatilità dei mercati riducendo
volumi e liquidità delle transazioni. Le simulazioni effettuate evidenziano
però che l’impatto di una tassa molto piccola (dall’1 al 5 per 10.000) avrebbe
un effetto pressoché nullo sul valore delle attività finanziarie e sul costo
del capitale. Inoltre gli effetti perversi sulla liquidità e sulla volatilità
generati dalle modifiche dello spread tra denaro e lettera sarebbero tutt’altro
che certi e dipenderebbero dalla forma di mercato degli intermediari di borsa.
Quello che sembra evidente è che una tassa del tipo “Tobin” avrebbe una buona
probabilità di rallentare il volume via via crescente degli scambi ad alta
frequenza in borsa effettuati automaticamente dagli algoritmi dei computer.
Solo dal 2006 al 2009 il volume di queste transazioni automatiche è aumentato
dal 30 al 60 percento sul totale degli scambi. Ciò sta profondamente
modificando la natura dei mercati i cui movimenti a breve sono ormai
inspiegabili in base a logiche puramente economiche e, in mancanza di eventi
importanti, vengono generalmente interpretati dagli analisti con
razionalizzazioni a posteriori (se il mercato scende si abbina l’andamento alla
notizia che avrebbe potuto provocare la discesa, se sale alla notizia di segno
opposto).
Il motivo principale per il quale si pensa possa essere opportuno applicare
questa tassa (sempre più popolare anche presso i leader politici dei paesi ad
alto reddito dopo la crisi finanziaria, vedasi l’ultimo intervento di Sarkoszy)
è quello di ridurre la speculazione sui mercati finanziari, ma un secondo
motivo a nostro avviso ancora più cogente è quello che tale tassa consentirebbe
di raccogliere somme ingenti per raggiungere gli obiettivi del millennio e
finanziare beni pubblici globali.
I principali studi in materia calcolano che, a seconda della base imponibile
cui dovrebbe essere applicata, la tassa potrebbe raccogliere fino a 200
miliardi di dollari pur considerando l’ipotesi estrema di riduzioni di volumi
di scambi elevate a seguito della sua entrata in vigore. Si calcola che ne
bastino circa 30 per assicurare l’istruzione primaria obbligatoria in tutto il
mondo.
Se una delle finalità principali della tassa diventa quella della raccolta di
risorse per il finanziamento di beni pubblici globali l’efficienza
nell’utilizzo delle stesse diventa un criterio discriminante. Gli errori della
storia recente ci dicono che gli “aiuti possono uccidere” alimentando
parassitismo e corruzione. Ma la storia ci insegna anche che esistono modi
straordinariamente efficaci di utilizzare queste risorse come quelli per il
finanziamento alla ricerca, acquisto e distribuzione di vaccini o i programmi
recentemente applicati da Banca Mondiale ed altre istituzioni internazionali
che legano aiuti alimentari e scolarizzazione.
Una prima ipotesi è quella di utilizzare i proventi per ridurre il peso
dell’aggiustamento delle finanze pubbliche sui cittadini.
Una delle destinazioni a nostro avviso più efficaci a livello globale è quella
della capitalizzazione delle migliaia di istituzioni di microfinanza che finanziano
l’avvio di microattività imprenditoriali di individui “non bancabili” con idee
produttive ma mancano di garanzie patrimoniali.
Quasi tutti i programmi di recupero e di scolarizzazione dell’infanzia in aree
degradate del pianeta hanno dimostrato che non c’è aumento significativo delle
opportunità dei figli senza aumentare la capacità dei genitori di creare
reddito ed hanno affiancato programmi di microfinanza a quelli di
scolarizzazione. I proventi della tassa sulle transazioni finanziarie, divisi in
migliaia di rivoli, più difficilmente intercettabili dalla corruzione perché
individualmente poco appetibili, potrebbero andare a patrimonializzare queste
piccole istituzioni finanziarie che operano in territori difficili aumentando
significativamente la loro capacità di concedere prestiti e di resistere a
perturbazioni che riducono le capacità di restituzione dei beneficiari. In
questo senso la tassa migliore potrebbe persino essere persino una “non tassa“,
ovvero una destinazione forzosa e stabile nel tempo di quelle piccole somme
(che restano di proprietà degli operatori dei mercati o delle istituzioni
internazionali) all’acquisto di quote di capitale delle istituzioni di
microcredito.
Sulla tassa sulle transazioni finanziarie si gioca la misura della nostra
civiltà e la possibilità che essa possa essere definita veramente tale. Di
fronte ai problemi del pianeta le esitazioni e i dubbi sulla sua entrata in
vigore hanno dell’incredibile. Per usare un’immagine di attualità, è come se
nel caso dei minatori cileni intrappolati in profondità per il crollo delle
gallerie di risalita, le autorità non avessero ancora iniziato a costruire la
galleria per consentirgli di tornare in superficie, impantanandosi in una
discussione puntigliosa sul fatto se la galleria debba essere più o meno larga,
sulle sue effettive possibilità di funzionamento o se la sua realizzazione
possa dar luogo ad un’innovazione in grado di essere applicata in contesti
simili in altre parti del mondo.
Analogamente, nonostante gli straordinari progressi di aree emergenti del
pianeta, continuano ad esserci centinaia di migliaia di persone intrappolate
nelle viscere del sistema socioeconomico del pianeta che aspettano
un’opportunità di inclusione e una via d’uscita per poter superare le barriere
di accesso ad istruzione e credito e contribuire alla creazione di valore
economico del pianeta. Come è apparso del tutto evidente nel caso dei minatori
cileni non è più il momento di discutere ma quello di agire.

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