La società civile e la casta dei politici
Avvertiamo oggi un risveglio della società civile e qualche segnale di sfaldamento delle deformazioni che hanno sfigurato il suo volto, la sua identità e la sua coscienza morale.
Da qualche tempo la cosiddetta società
civile si sta prendendo alcune rivincite. Era stata assai bistrattata dalla
"casta", sia di destra che di sinistra. I partiti, anzi la
partitocrazia, avevano invaso tutto l'invasibile. Non c'era candidatura
elettiva, non c'era ente pubblico o parapubblico che non fossero caduti nelle
mani della "casta" e il berlusconismo non faceva eccezione, anzi,
nonostante il piglio anti-partito del suo leader.
Chi accedeva al governo o al sottogoverno doveva innalzare i vessilli e
indossare i colori d'uno dei componenti della casta, gravitare nella sua
orbita, sollecitarne i favori e pagarli al prezzo convenuto. Non soltanto e non
tanto in termini di danaro, ma in termini di sudditanza politica. O corporea.
Ma sì, anche corporea, Tarantini insegna. Questo ritorno in forza dei politici
era stato accolto con favore anche da molti intellettuali all'insegna della
supremazia della politica. Alla società civile erano state addebitate molte
turpitudini, comunque un cattivo odore di corruttela che inquinava anche la
politica e i suoi "operatori". Per di più si addebitava alla società
civile anche la responsabilità di fornire alla malavita organizzata quell'ampia
massa di persone definite come "zona grigia", intercapedine collusa
con le organizzazioni criminali e tramite indispensabile tra la mafia e il
potere. Purtroppo tutto vero; ma non è questo che si deve intendere per società
civile, così come non si deve identificare la politica con la
"casta".
Perciò è necessario un chiarimento lessicale prima di procedere nel
ragionamento che oggi vogliamo sviluppare.
Il
termine "società civile" fu inventato, niente meno, da Marx e forse,
prima ancora, da Rosseau, per designare l'insieme dei ceti che compongono
una comunità con una propria identità, propri valori, propria cultura, propri
interessi. Una società civile forte esprime anche proprie istituzioni e lo
Stato che ne è il coronamento.
Questo è lo schema di Marx, che ne parla diffusamente soprattutto in due delle
sue migliori opere: "L'ideologia tedesca" e "Il 18
brumaio". La società civile che egli ha in mente è quella borghese; il suo
obiettivo è di riuscire a sostituirla con una società civile egemonizzata dal
proletariato.
La "casta" di cui oggi si parla rappresenta una deformazione
cancerosa della politica e le "zone grigie" rappresentano altrettante
deformazioni cancerose della società civile. Ristabiliti così i significati
corretti delle parole, diventa chiaro che cosa intendiamo quando percepiamo
segnali di rivincita della società civile. Dopo una fase troppo a lungo
dominata da caste di potere e decomposizioni sociali, avvertiamo oggi un
risveglio (ancora modesto e agli inizi) della società civile e qualche segnale
di sfaldamento delle deformazioni che hanno sfigurato il suo volto, la sua
identità e la sua coscienza morale.
* * *
Poiché siamo ora entrati in clima di campagna elettorale, è proprio in questo
avvio che i segnali dei quali s'è detto si rivelano più percepibili, mentre
altri più indiretti ma altrettanto significativi cominciano ad emergere nel
campo della letteratura e del cinema; insomma nei territori della cultura.
Prendete il caso di Emma Bonino. È un caso sintomatico. Il Partito democratico
l'ha indicata quasi all'unanimità, dopo molto tergiversare, come candidata del
Partito e della coalizione di centrosinistra alla carica di presidente della
Regione Lazio. Si dice: è una candidatura imposta dalle circostanze, non una
libera scelta ma una necessità. Lo credo anch'io, ma questo rafforza la
tesi: la società civile, nella sua parte schierata al centrosinistra, ha reso
necessaria la candidatura Bonino.
Volete una controprova? La società civile nella sua parte schierata al
centrodestra ha reso necessaria la candidatura della Polverini. Non faccio un
raffronto tra due personalità diversissime tra loro, ma sul fatto che quelle
candidature non emanano dai partiti ma dalla società civile. Personalmente lo
ritengo un segnale molto positivo e il fatto che si tratti di due donne che
certo non fanno parte della categoria delle "veline" accresce il
significato di quel segnale.
Ma ce ne sono altri di analoga importanza. Per esempio la candidatura della
Bresso in Piemonte, il fatto che l'Udc abbia deciso di appoggiarla e che il
sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, sia probabilmente il capolista del
Pd in questo confronto elettorale. Non era affatto scontato che la Bresso fosse proposta dal
Pd per un secondo mandato; ancora meno sicuro era che l'Udc si dichiarasse in
suo favore e che un sindaco molto autonomo rispetto ai vincoli di partito
prendesse in considerazione una sua decisione che non gli reca alcun vantaggio
personale. Si tratta anche in questo caso di una donna in corsa per una carica
di notevole importanza.
Un terzo segnale: la Poli
Bortone possibile candidato del centrodestra in Puglia. Forse
non sarà questa la scelta definitiva poiché non piace al ministro Fitto, un
uomo della "casta" da tutti i punti di vista. Ma anche questo è un
segnale: una parte notevole della società pugliese orientata a destra non
vorrebbe persone della "casta" e si fa sentire.
Così si fa sentire in Campania, in favore del sindaco di Salerno, Vincenzo De
Luca. E in Veneto, dove contro la
Lega e il Pdl, indissolubili anche se discordi, tira aria
d'una vasta alleanza del centro e della sinistra che ha il carattere d'una
lista civica più che un'alleanza di partiti.
Tutti i partiti esistenti, nessuno escluso, hanno un disperato bisogno di
rinnovarsi. Le elezioni regionali di marzo offrono quest'occasione; quelli che
sapranno coglierla avranno fatto un passo avanti importante verso l'obiettivo
che da tempo hanno smarrito: raccogliere il consenso popolare sulla base di
trasparenza e credibilità programmatica; fare da punto di raccordo tra il
popolo e le istituzioni; tutelare la Costituzione e lo Stato di diritto. Questo
dovrebbe essere il compito dei partiti, non quello di occupare le istituzioni e
costituirsi come pura casta di potere.
* * *
Un'altra questione strettamente connessa a quella del risveglio della società
civile (o coscienza civile che dir si voglia) riguarda i diritti e i doveri.
Anche le discussioni in corso su questo tema sono confuse e meritano d'esser
chiarite.
Io ricordo la grande stagione dei diritti e dei referendum che dettero loro
sbocco politico. Fu a metà degli anni Settanta ed è doveroso ricordare il nome
di Marco Pannella che ne fu il più fervido sostenitore.
Ricordo bene quegli anni, le battaglie per il divorzio e la legalizzazione
dell'aborto, le diffidenze a sinistra e l'opposizione durissima della destra
clericale. Questo giornale non esisteva ancora, ma L'espresso era in campo da
quasi vent'anni e quei diritti di libertà li reclamava da sempre, sicché fu
soprattutto quel settimanale, nell'imbarazzata indifferenza di gran parte della
stampa italiana a riecheggiarne e amplificarne la voce. Ricordo il numero de
L'espresso - allora diretto da Livio Zanetti - che uscì
con in copertina una donna incinta inchiodata ad una croce. Ricordo tanti
giovani lettori che si erano offerti come volontari per raccogliere le firme
per i referendum. Ricordo i cortei con decine di migliaia di persone a Roma, a
Milano, a Palermo, a Napoli, e i voti di vittoria raccolti. Fu decisivo il peso
che vi ebbero le donne, quelle del Mezzogiorno in particolare, che furono
l'elemento decisivo di quelle consultazioni.
Molti diritti sono ancora privi di tutela. Penso, tra i tanti, a quelli dei
lavoratori precari e a quelli degli immigrati, che vanno di pari passo con i
doveri verso la comunità di accoglienza alla condizione che l'accoglienza sia
tale e non elemosina o semplice buon cuore individuale.
I diritti sono uno degli aspetti essenziali d'una società civile che, senza di
essi, dovrebbe esser definita incivile. Ma anche i doveri lo sono e sono
duplici. C'è il dovere dell'individuo il quale ha il diritto di tutelare i
propri interessi e la propria felicità, ma ha il dovere di inquadrarli in una
visione del bene comune. Oggi non avviene così. La preoccupazione dominante non
risiede in questo scambio ma nel puro e semplice egoismo.
Ci sono al tempo stesso i doveri della società verso gli individui e anche questo
è uno degli aspetti essenziali d'una società civile .
Il dovere principale è quello di soddisfare al meglio i diritti individuali
assicurando il massimo possibile di eguaglianza e di pari opportunità nel
soddisfacimento di quei diritti.
Individui liberi, individui eguali nella competizione e nell'accesso al
mercato, individui solidali tra loro nella contribuzione al bene comune. Ancora
una volta il trittico di libertà, eguaglianza (soprattutto di fronte alla legge
ma non soltanto), fraternità. Affinché la società sia civile, lo Stato e le
istituzioni siano civili, le persone siano civili.
Quando leggo nei sondaggi d'opinione che la maggioranza degli italiani è fiera
della nostra Costituzione e una maggioranza ancora più forte ripone la sua
fiducia nel Presidente della Repubblica, mi sento confortato e non dispero
dell'avvenire.
http://www.repubblica.it (17 gennaio 2010)

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