La sfida ai tiranni e il bisogno di amore: il nuovo Illuminismo
Siamo stanchi dei vari Pastori dell' Essere (con la maiuscola o meno)
La più significativa differenza tra la libertà dell' ateo e il fondamento nella «carità»: soffrirà di «una crisi di leadership» (come ha detto Hans Küng), ma occorre riconoscere che Joseph Ratzinger l' ha colta con chiarezza (diversamente da vari pensatori più o meno «cattolici»): l' unica garanzia di libertà, ci dice, è «la fedeltà alla verità» (Caritas in veritate), e la libertà non può che essere «al servizio della verità». Sicché, nel mettere in guardia contro la sopravvalutazione dello sviluppo tecnologico («come elemento di libertà assoluta»), Benedetto XVI conclude che «a partire dal fascino tecnico esercitato sull' essere umano, si deve recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell' ebbrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all' appello dell' essere».
E se preferissimo restare «ebbri»? Siamo stanchi dei vari Pastori dell' Essere (con la maiuscola o meno). L' autonomia è la condizione che conquistiamo per noi stessi nella fatica quotidiana - dalle scelte esistenziali alla ricerca scientifica (in tal senso oggi l' autonomia non è però «assoluta»; potrà sempre venir ampliata e rafforzata domani): per questo l' ateismo può rendere un buon servizio perfino a Dio, impedendo che venga ridotto a un oppressore (...).
Per il fatto di essere prive di giustificazione teologica saranno meno significative le nostre azioni, nelle nostre singole esistenze come nella vita associata, specie se intese alla cooperazione di individui liberi con altri individui liberi? Si potrà obiettare che non sapremo mai se queste nostre azioni sono «buone»! Lo concediamo, non lo sapremo mai con certezza, e le nostre valutazioni non saranno che fallibili congetture, rivedibili e migliorabili. Tuttavia, «il problema di come vivere, agire, lottare, morire quando non ci si può affidare che a congetture» (per dirla con Imre Lakatos) costituirà - questo sì! - la sfida per un nuovo Illuminismo, inteso non solo come uno strumento di difesa dalle forme di dispotismo con cui saremo chiamati a confrontarci ma come un buon compagno di strada anche per quelli che ancora avvertono il bisogno di amore che in passato è stato chiamato Dio. Un fine «reazionario» quale Joseph de Maistre avrebbe bollato l' intera faccenda come la beffa ispirata da un «orgoglio feroce e ribelle». Le sue «serate» in quel di Pietroburgo, dopo il caldo estivo del pomeriggio, abitualmente si concludevano con la ritirata degli amabili conversatori nelle loro stanze, mentre cominciava a spirare il vento freddo della sera. Chissà se i suoi personaggi, ovvero il Cavaliere, il Conte e il Senatore, dormivano sonni tranquilli, non visitati dallo spettro dell' ateismo che a loro parere portava seco il germe dell' anarchia? Tutti i fondamentalisti - religiosi o politici che siano - nutrono la convinzione di potere esorcizzare quel fantasma. Ma non si accorgono (parola di Hegel) che «quanto più solido è l' edificio eretto dalla loro religione, tanto più impetuosa è la pressione della vita, per fuggire via verso la libertà».
Corriere della Sera (15 settembre 2010)

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