La paura dell’ignoto
Cosa ci spinge a credere nell´irrazionale
Chi crede nell´idea di destino che idea ha della propria libertà? Perché se
tutto è già scritto lo spazio della nostra possibilità di scelta si riduce a
zero, nei disegni astrali così come nel razionalismo deterministico
A cosa credono coloro che si affidano agli oroscopi? E che cosa li distingue da
coloro che non ci credono? Nulla. Perché quelli che credono, in realtà,
desiderano conoscere qualcosa circa il loro futuro, e quelli che non credono
non sono esenti da questo desiderio. E allora il vero problema è l´angoscia del
futuro che, a differenza del passato e del presente, è imprevedibile. E, come
tutto ciò che è imprevedibile, è ingovernabile, perché sfugge al nostro
controllo, alla nostra previsione, alla nostra progettazione, mettendo in
chiara evidenza la precarietà della nostra esistenza, e, con la precarietà, il
nostro bisogno di rassicurazioni.
Non potendole trovare sulla terra, dove i nostri progetti confliggono con i
progetti degli altri e con le circostanze favorevoli o infauste, da che mondo è
mondo, gli uomini hanno cercato la loro rassicurazione nel cielo, che appariva
più stabile della terra inquieta. Chiamarono le luci che compaiono nel cielo
"stelle fisse", e la loro disposizione "firmamento" dove è
traccia di "ciò che sta fermo" e non muta come gli eventi della
terra. Chiamarono inoltre le disposizioni del cielo "destino" che
significa "ciò che sta". E nell´immodificabilità del suo
"stare", rispetto alla mutevolezza delle vicende umane, intravidero
quella rassicurazione a cui cercarono di dar parola nella forma della
"predizione".
L´oroscopo è questa parola. La sua verità o falsità nulla toglie a quel
bisogno, insopprimibile nell´uomo, di ridurre, il più possibile, il terrore
dell´ignoto. Lo stesso terrore che, a sentire Nietzsche, anima la scienza che
ovviamente divide coloro che non credono da quelli che credono agli oroscopi,
dimenticando che la ragione per cui la scienza è nata è la stessa che, dai tempi
più remoti, ha indotto gli uomini a scrutare il cielo. Che altro è la scienza
se non l´arte della previsione? Con questo non voglio mettere sullo stesso
piano la previsione astrologica con la previsione scientifica, ma semplicemente
segnalare che identico è il bisogno che sta alla base della scienza e
dell´astrologia: sconfiggere l´ignoto, ridurre l´inquietudine ad esso connessa,
rassicurare l´uomo ampliando l´orizzonte della prevedibilità.
Si dirà: ma la previsione scientifica, a differenza di quella astrologica,
poggia su elementi rigorosamente razionali. È vero. E io sto con la previsione
scientifica, senza però dimenticare due cose. La prima è che la scienza sa di
essere una conoscenza "ipotetica", disposta a cambiare ipotesi ma
mano che se ne presentano di più esplicative, per cui ciò che la scienza dice
ha solo la probabilità, ma non l´incontrovertibilità di essere vero. La seconda
ce la rammenta Kant là dove dice che: «La ragione è un´isola piccolissima
nell´oceano dell´irrazionale». E siccome ognuno di noi lo sa e sulla propria
pelle lo sperimenta, è in questo oceano che l´oroscopo getta il suo sguardo e
formula la sua previsione.
È una previsione che prende le mosse da "ciò che sta", quindi dal
"destino". E allora (e qui nasce il secondo problema) quanti credono
agli oroscopi che fiducia hanno nella propria libertà, che è tale solo se
prescinde dall´idea di destino? A meno che, sublimata nella danza delle stelle,
non ci sia, ben nascosta e non ammessa la persuasione che lo spazio della
nostra libertà è estremamente ridotto rispetto a quello che l´astrologia chiama
"destino" e la scienza "determinismo". E allora, nate l´una
in opposizione all´altra, scienza e astrologia rispondono entrambe al bisogno
di sconfiggere l´ignoto, per poi giungere all´inconfessata conclusione che di
ignoto non c´è proprio nulla, se tutto è deciso dal destino o dal determinismo
più rigoroso.
Repubblica 30.12.10

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