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San Pietro

La nuova geografia del cristianesimo

Qual è il futuro della religione? Gli studi più recenti concordano : il baricentro è il sud del mondo

 

 

Nel 1996 Samuel Huntington lanciava il suo famoso libro Lo scontro delle civiltà, profetizzando che i musulmani avrebbero presto superato i cristiani, ormai avviati verso una chiara decadenza. Dopo l' 11 settembre 2001, questa è diventata una convinzione diffusa, ma le proiezioni basate sulle tendenze attuali mostrano invece che nel 2050 ci saranno tre cristiani ogni due musulmani: circa il 34 per cento della popolazione mondiale sarà cristiana, come nel 1900 al culmine dell' egemonia europea, ma questa volta la maggior parte di loro non vivrà in Europa.

Sulla crescita delle religioni nel Sud del mondo si è sviluppata negli ultimi anni una densa discussione. Già un anno prima del libro di Huntington, Harvey Cox, un teologo famoso nel mondo protestante, aveva pubblicato Fire from Heaven, Fuoco dal Paradiso, paragonando la diffusione delle nuove sette evangeliche alla Riforma di Martin Lutero: si trattava, ai suoi occhi, di un fenomeno così importante e sorprendente da poterlo definire una "nuova riforma".

 Trent' anni prima, ne La città secolare, lo stesso Cox aveva enfatizzato invece i progressi sempre più forti di una secolarizzazione che faceva addirittura ritenere possibile la scomparsa della religione. La parabola di Cox non è un caso isolato: il sociologo americano Peter Berger, tra i primi a lanciare la teoria della secolarizzazione, ha poi cambiato radicalmente idea sostenendo la tesi della desecolarizzazione.

Sono percorsi intellettuali eloquenti: apparentemente, infatti, tra "eclissi del sacro" e "ritorno del sacro" c' è contrapposizione assoluta, ma solo accettando il complesso intreccio di fenomeni contraddittori è possibile capire il futuro della religione nel mondo. Tale futuro, in particolare, passa attraverso una grande differenza tra ciò che accade in Europa e fuori di essa. Per secoli c' è stata larga coincidenza tra Europa e cristianità, malgrado divisioni e scismi, e da qui è partita la missione ad gentes di protestanti e cattolici in tutto il mondo. Ma nel corso del XX secolo, in Europa il cristianesimo ha conosciuto un complessivo declino, delineando una tendenza che si è pensato sarebbe presto divenuta mondiale.

 Contemporaneamente, invece, proprio nel Novecento l' azione dei missionari europei - e nordamericani - ha subito una forte accelerazione, con risultati sempre più visibili: già oggi, la maggior parte dei cristiani vive fuori dall' Europa. Il centro di gravità del mondo cristiano si è così spostato verso Africa, Asia e America Latina, è venuta meno l' identificazione tra Europa e cristianità ed è tramontata la leadership europea in campo religioso. Come osservava già qualche anno fa ne La Terza Chiesa Philip Jenkins, storico del le religioni nell' Università della Pennsylvania e forse il maggiore studioso di "cristianesimo globale", stiamo assistendo «alla fine dell' epoca del cristianesimo occidentale, mentre all' orizzonte sorge l' alba del cristianesimo della parte sud del mondo».

Non si tratta solo di quantità numeriche ma anche di discontinuità culturali: ogni volta che il cristianesimo si diffonde presso una nuova popolazione, cambiano le sue caratteristiche. È accaduto con il passaggio dal mondo ebraico-ellenistico mediterraneo a quello nord europeo e barbarico e sarebbe di grande interesse capire quali effetti avrà questo nuovo passaggio del cristianesimo ai "barbari" del XXI secolo. I cristiani del sud del mondo sono nel complesso più poveri, più giovani e meno alfabetizzati, appaiono in genere piuttosto conservatori sia nelle credenze sia nella dottrina morale ed esprimono tendenze prevalentemente tradizionaliste, ortodosse, soprannaturalistiche. Ma la loro fede è molto dinamica, in rapida trasformazione e imprevedibile nei suoi esiti ultimi.

È inoltre denso di implicazioni che «nel sud del mondo la Bibbia parli dei problemi reali di ogni giorno, come la povertà e il debito, la carestia e la crisi urbana, l' oppressione razziale e sessuale, la brutalità dello Stato e la persecuzione», come nota Jenkins in un altro suo libro, I nuovi volti del cristianesimo: nel sud del mondo, cioè, l' impatto del racconto biblico è immediato e forte. Gli europei si interessano poco a tutto ciò, protetti da quella che appare ormai una "eccezione europea" e cioè la secolarizzazione.

 Il problema è che lo spostamento del baricentro cristiano nel sud del mondo, l' incontro di questa religione con culture non europee, lo sviluppo di un "nuovo cristianesimo" non sono senza conseguenze anche in Europa. Non è solo una curiosità che il vescovo di York, la seconda carica nella Chiesa anglicana, sia l' ugandese John Setamu. In God' s continent, ancora lo storico Philip Jenkins mostra che non sono poche le conseguenze di un "ritorno della religione" in Europa per effetto di un vento del Sud che segna con tratti comuni cristianesimo, islam, buddismo e altro.

 La religione degli immigrati ha già introdotto numerose incertezze nell' applicazione di principi regolatori dei rapporti tra Stato e Chiese consolidati da secoli e ha posto alla cultura europea dilemmi laceranti e ancora irrisolti, come quello tra principio di tolleranza e rispetto dei diritti: si deve accettare qualunque credenza religiosa anche se impone forme di oppressi one, per esempio nei confronti delle donne? Si tratta solo, avverte Jenkins, delle prime avvisaglie e dobbiamo aspettarci molte altre novità.

 

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