Strumenti personali
cane_specchio

La misura dei desideri

Siamo imprigionati in un sistema globale la cui legittimità politica dipende dalla capacità di assicurare standard di vita sempre più alti e di consumare sempre di più.

 

 

 

Nel suo ultimo e incisivo libro intitolato É la stampa, bellezza!, Giorgio Bocca scrive qualcosa di particolarmente pungentee severo sulla natura della pubblicità odierna: «Essa è creatrice inarrestabile di desideri e di consumi, la potentissima locomotiva che trascina il genere umano verso nuove guerre e, forse, verso l' autodistruzione». La sua previsione è forse eccessiva, ma riflette una paura crescente che la crisi in corso ha messo in particolare evidenza. Il timore è quello di aver superato un limite, oltre il quale non ci stiamo più limitandoa consumare, ma stiamo intaccando il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Siamo imprigionati in un sistema globale la cui legittimità politica dipende dalla capacità di assicurare standard di vita sempre più alti e di consumare sempre di più. Ciò vale ovunque e per tutti, dalla nuova politica democratica di Barack Obama al regime capitalista-comunista cinese; dal politico miliardario Silvio Berlusconi che ride sempre al sempre cupo scozzese presbiteriano Gordon Brown; dalla caotica democrazia indiana al serpeggiante autoritarismo russo.

Ovunque le élite politiche fanno sempre più promesse. Il grande toccasana della nostra epoca è stato il costante incremento degli standard materiali, che ha attenuato le ineguaglianze tra i nostri Paesi - che si sono acuite enormemente - offrendo la speranza di un futuro migliore alle generazioni successive. Noi che continuiamo ad arricchirci sempre più osserviamo con commiserazione i meno fortunati che, soprattutto in Africa, combattono guerre genocide, scatenate in primis da miseria e povertà.

L' improvviso abbassarsi dei nostri standard di vita ci trasmette tuttavia qualcos' altro: noi abitanti dei Paesi ricchi forse non torneremo mai alla ricchezza in costante crescita che davamo facilmente per scontata; i nostri privilegi nascevano dal presupposto di avere alle nostre dipendenze manodopera a basso costo proveniente dall' Europa dell' Est, dalla Cina, dall' India e dalle Filippine. Quella manodopera così a buon mercato è composta anch' essa di consumatori, e i loro governi devono assicurare loro di più. Il loro "più" è il nostro "meno". L' atteggiamento che ben si confaceva all' era dei consumi era l' edonismo, i cui simboli esteriori sono le automobili di grossa cilindrata, gli schermi al plasma di dimensioni esorbitanti, gli abiti firmati, le vacanze in centri di villeggiatura di lusso.

Inizia invece oraa farsi strada una nuova mentalità che deve essere presa sul serio: mi riferisco alla sobrietà, alla moderazione, alla semplicità. Da sempre prerogativa di coloro che hanno abbracciato stili di vita "alternativi" - movimenti "Verdi", figure religiose, perfino alcuni socialisti - alla maggior parte di noi è sempre parsa eccentrica e naif, ma... se avessero ragione? A noi tutti che abitiamo nei Paesi ricchi è stato lanciato il seguente messaggio: è vero, dovremo affrontare uno o due anni difficili, ma poi la crescita tornerà. Ma è altrettanto verosimile che la crescita possa non tornare come prima e che la politica che ne conseguirà possa non essere più dominata dall' opposizione della sinistra e della destra, bensì dalla necessità di abbassare le aspettative.

Ci serve una nuova politica, il cui successo dipenderà da un nuovo atteggiamento collettivo, che ben si esprime nel concetto di "sobrietà". Proprio come chi è sbronzo è incurante di sé e di ciò che lo circonda, così chi è sobrio è invece in grado di mostrare attenzione per sé e per la società. Dopo una lunga ubriacatura, è arrivato per noi tutti il momento di diventare sobri. Sarà difficile, ma probabilmente non avremo alternative. (traduzione di Anna Bissanti) -
Azioni sul documento