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Filosofia2

La libertà di coscienza e il dibattito pubblico

La laicità è una questione aperta e urgente della nostra vita pubblica

 

 

Nel marzo 1947 l'Assemblea costituente diede voce ai diversi punti di vista circa la decisione se recepire o no nella Costituzione repubblicana i Patti lateranensi del 1929. Nel dibattito intervennero tra i favorevoli Dossetti, La Pira, De Gasperi e Togliatti, tra i non favorevoli Calamandrei, Nenni e Croce; e il voto di 350 sì contro 149 no sancì la vittoria dei primi sui secondi. Inutile dire che gli interventi decisivi nello schieramento che decretò la continuità della politica religiosa dal fascismo alla repubblica furono quelli di De Gasperi, il quale invocò il diritto ad un regime privilegiato per la Chiesa romana fondato sul dato statistico secondo cui la stragrande maggioranza degli italiani si dichiarava cattolica, e di Togliatti, che fece appello alla necessità di respingere il pericolo di un conflitto religioso che avrebbe minato l'unità delle masse lavoratrici. Calamandrei protestò con estremo vigore che «i Patti lateranensi realizzano uno Stato confessionale», in inconciliabile contrasto con «il diritto di uguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di religione, la libertà di coscienza».

Sono passati oltre sessant'anni dal varo della Costituzione, che Bobbio e Pierandrei dissero aver conferito al nostro Stato un carattere semi-laico, e da anni si afferma che è opportuno cambiarla in questo e quell'aspetto. Ma una revisione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica - solo parzialmente modificati dal compromesso raggiunto con il Concordato del 1984 - che dia allo Stato un volto compiutamente e coerentemente laico è un obiettivo che viene ignorato da tutti i maggiori partiti, interessati a non toccare il Vaticano detentore di grandi privilegi e dotato di una determinante influenza sulla politica nazionale. A porselo sono soltanto gruppi minoritari, accusati perciò di essere fastidiosi "laicisti" ovvero disturbatori della quiete pubblica. Ciò nonostante, non passa giorno senza che i problemi della laicità o non laicità tocchino in maniera profonda la vita della collettività e delle singole persone. Sono in ballo - per limitarci ad alcuni tra i temi più importanti - le quote di risorse pubbliche attribuite alla Chiesa cattolica, l'insegnamento della religione nelle scuole, il diritto di famiglia, le coppie di fatto, l'approccio alla bioetica, l'aborto, la fine della vita, la libertà di nuove minoranze religiose come anzitutto quella islamica ridotta ai margini. Bisogna far comprendere anche agli italiani che la difesa della laicità costituisce una componente cruciale delle loro libertà.

E proprio per dare un contributo a questa battaglia è iniziata a Torino, presso la casa editrice Claudiana, la pubblicazione semestrale dei Quaderni laici, promossa dal Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica "Piero Calamandrei", in collegamento con la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e con altre associazioni consimili. Della rivista sono usciti il numero zero e il numero uno, il primo dedicato a Costituzione, laicità e democrazia, il secondo a Natura, vita, persone, corpi, ai quali hanno collaborato Bellini, Di Giovine, Flamigni, Garrone, Giorello, Lariccia, Monti, Piazza, Pocar, Remotti, Rodotà, Sbarberi, Viano, Volli, Zagrebelsky e chi scrive. Ciò che anima la rivista che si propone - di pubblicare saggi, ricerche e dossier di documenti - lo ha chiarito Viano nella sua Introduzione ai Quaderni: «Il riconoscimento che quella della laicità è una questione aperta e urgente della nostra vita pubblica, che non può restare in attesa di operazioni politiche o trasformazioni sociali capaci di risolverla automaticamente».

Non si tratta soltanto di offrire testimonianze di spirito di laicità, ma di opporsi fattivamente a chi la laicità contrasta con l'intento di ridurla a parola vuota praticamente inefficace. Ha scritto bene in proposito Rodotà nel suo libro Perché laico: «Non è tempo di laicità flebile, timida, devota. È tempo, pieno e difficile, di laicità senza aggettivi o, se vogliamo comunque definirla, semplicemente democratica».

 

Repubblica, 21/06/2010

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