La Grecia si salverà ma l'Italia non crescerà
Come mai Maroni vuole proprio adesso spacchettare Tremonti?
Costerà 160 miliardi il salvataggio della Grecia e dell'euro all'Unione europea
e in particolare ai diciassette membri dell'Eurozona. Ma finalmente tutto torna
a posto, venerdì la Borsa
di Atene è risalita, tutte le Borse europee si sono posizionate attorno al
pareggio tra offerta e domanda, lo "spread" nei confronti del Bund
tedesco è peggiorato di poco.
Tutto a posto.
L'ha detto Christine Lagarde a nome del Fondo monetario internazionale, l'ha
detto il presidente della Commissione di Bruxelles, Manuel Barroso, il
presidente dell'Ue, il presidente dell'Eurozona, il presidente della Bce. E
l'hanno confermato la Merkel
e Sarkozy.
Tutto a posto, ma niente in ordine. E perché? Perché l'agenzia di rating Fitch,
la più piccola e di solito la più prudente delle tre agenzie di rating
americane, ha pronunciato la parola "default" a proposito del
salvataggio della Grecia. Per essere esatti: ha definito l'operazione da 160
miliardi un "selective default". È mai possibile che nonostante la
contentezza di tutte le autorità europee, la buona accoglienza dei mercati e la
dimensione delle risorse mobilitate, basti la dichiarazione di un
"rater" a frenare entusiasmi così generalizzati e autorevoli?
È bastato. Non ha invertito il "trend" ma ha suscitato allarmi e
riflessioni. Si vedrà domani se il giudizio dei mercati rilancerà le
aspettative positive oppure le investirà con nuovi attacchi.
Silvio Berlusconi è tornato da Bruxelles molto tonico e ha detto l'altro ieri
che "non esiste un caso Italia".
Strano. Esiste ancora un caso Europa e il caso Italia è scomparso? Il
nostro Parlamento può tornare alle sue consuete operazioni per bloccare il processo
Ruby e per imporre il "processo lungo" in favore del premier? Perché
al resto ci ha pensato e ci penserà la signora Merkel? Ma state sognando ad
occhi aperti o volete ancora una volta prendere in giro gli italiani?
* * *
L'operazione di salvataggio da 160 miliardi delinea allo stato dei fatti un
quadro generale, i dettagli del quale non sono ancora stati definiti. Infatti i
commenti degli osservatori divergono uno dall'altro. Secondo alcuni hanno vinto
Trichet e la Bce,
secondo altri hanno vinto le istituzioni politiche della Ue, secondo altri
ancora non ha vinto nessuno perché tutto è ancora incerto.
Alcune certezze tuttavia ci sono e non possono essere messe in dubbio.
Anzitutto la dimensione della manovra di salvataggio: 109 miliardi del Fondo
europeo di stabilità, 37 miliardi dall'aiuto volontario di banche e società di
assicurazioni internazionali, 14 miliardi di operazioni di riacquisto di titoli
pubblici greci.
La seconda certezza riguarda i maggiori poteri conferiti al Fondo europeo di
stabilità, che potrà d'ora in poi acquistare titoli sul secondo mercato quando
la situazione d'un paese lo richiedesse. La terza certezza riguarda la Bce che accetterà titoli greci
che le venissero offerti dalle banche come collaterali di garanzia per
operazioni di risconto, applicando a tali operazioni le stesse condizioni di
prezzo e di durata che le banche hanno volontariamente convenuto con le banche
greche. Infine la quarta certezza è che un terzo del debito greco è stato
venduto dalle banche greche che ne erano imbottite a prezzi notevolmente
inferiori a quelli di emissione e con tempi di rimborso molto più lunghi.
Questo è appunto il "selective default" segnalato dall'agenzia Fitch.
Dal punto di vista italiano ci sono due aspetti da segnalare, uno positivo e
l'altro negativo. Quello positivo consiste nell'effetto di contagio che nelle
scorse settimane si era propagato dal debito greco verso il debito italiano.
L'intervento del Fondo europeo di stabilità e i maggiori poteri che gli saranno
conferiti riduce fortemente il contagio, specie se l'ammontare delle risorse
che gli saranno affidate sarà opportunamente aumentato.
L'aspetto negativo riguarda l'aumento delle garanzie che anche l'Italia è
tenuta a dare alle operazioni del Fondo di stabilità. Il maggiore onere
italiano è di 13 miliardi. Non si tratta d'un versamento effettivo ma d'una
garanzia, quindi un debito di firma come si dice in gergo bancario, che
tuttavia entra a far parte del debito italiano sia pure soltanto dal punto di
vista contabile.
Questo è il quadro del salvataggio greco. è il caso di avvertire che esso
entrerà in funzione a settembre e sarà applicato gradualmente fino al 2014
seguendo le scadenze dei titoli greci. Di qui a settembre non avverrà nulla per
ragioni tecniche. è auspicabile che anche i mercati in questa fase si
addormentino. Auspicabile ma non certo.
Resta ora da vedere se l'operazione di salvataggio greco assorba interamente i
guai dell'economia e della finanza italiana per la parte manchevole della
nostra manovra approvata in due giorni dal nostro Parlamento.
* * *
Si è detto autorevolmente nei giorni scorsi, dopo l'attacco della speculazione
e le reazioni negative dei mercati nei confronti del nostro debito sovrano
nonostante la severità della manovra voluta da Giulio Tremonti, che il nocciolo
del problema non era italiano ma europeo. Se l'Europa avesse dato risposte
efficaci, noi con la manovra tremontiana ormai approvata non avremmo avuto
null'altro da temere, a parte i disagi sociali che colpiscono alcune fasce di
reddito e alcune categorie sociali.
Questa diagnosi contiene soltanto mezza verità. È certamente vero che il
salvataggio greco contiene alcuni elementi importanti che prefigurano una
maggiore unità fiscale europea e altri elementi che diminuiscono le possibilità
di contagio tra i debiti sovrani. Ma è del pari vero che per eliminare il
contagio occorre che ogni paese predisposto a contrarre la malattia contagiosa
deve fare quanto è necessario per immunizzarsi. La cancelliera Merkel ha
dichiarato che "la manovra italiana è buona, ma l'Italia deve fare altro e
di più"; dal canto suo il Fondo monetario internazionale ha anch'esso giudicato
positivamente la manovra italiana osservando però che "è indispensabile
rilanciare la crescita se si vuole che il paese esca dallo stallo in cui
ristagna la nostra economia".
Ecco perché affidare la cura nei nostri malanni all'Europa contiene soltanto
una mezza verità. La frase di Berlusconi che abbiamo riportato all'inizio e
cioè che "non esiste un caso Italia" è una madornale bugia. Non è la
prima e non sarà l'ultima, ma sarebbe ancora più grave se fosse accreditata da
osservatori seri e oggettivi. Il caso Italia esiste, eccome, non fosse altro
per lo schiacciante peso del nostro debito che continua ad aumentare mese dopo
mese.
Manuel Barroso non se ne cura, ma Trichet se ne preoccupa molto. Secondo noi il
primo ha torto e il secondo ha ragione.
La "macelleria sociale" contenuta abbondantemente nella manovra di
Tremonti complica notevolmente la sua applicazione, lede alcuni diritti e
penalizza ingiustamente il sociale. Questo è un grave aspetto negativo
politicamente ma non tecnicamente.
Sono due gli aspetti tecnicamente negativi. Li abbiamo più volte segnalati e lo
facciamo ancora. La manovra scarica il grosso degli investimenti di risanamento
sugli esercizi 2013-14, limitando il peso dell'operazione nel biennio 2011-12
agli aspetti socialmente più odiosi ma finanziariamente poco rilevanti a
cominciare dai ticket sanitari e dalle accise. Aggiungo: si tocca molto poco la
spesa ma si opera soprattutto sul fisco con conseguenze negative sul potere
d'acquisto delle fasce più deboli.
Il secondo aspetto tecnicamente negativo è l'assoluto silenzio sulla crescita
economica. Non solo mancano i provvedimenti necessari, ma l'aumento della
pressione fiscale gioca a comprimere consumi e investimenti. La manovra così
come è stata concepita deprime la domanda e quindi peggiora il
"numeratore" cioè il prodotto interno lordo. Se il Pil non aumenta in
termini reali sarà difficile difendere il debito, lo "spread" e le
azioni delle banche italiane imbottite di titoli di Stato. Quale che sia la
politica economica dell'Europa, quella italiana resterà altamente vulnerabile.
Berlusconi e Tremonti sono ormai due entità politicamente separate da un odio
vero e duraturo ma sono legati l'uno all'altro indissolubilmente. Questo è lo
stallo in cui il paese si trova. Strano a dirsi: chi se n'è reso conto ed ha
denunciato pubblicamente questa circostanza ha un nome assolutamente
imprevisto: si chiama Roberto Maroni, nuovo vero leader della Lega e ministro
dell'Interno.
* * *
In un'intervista di ieri a Francesco Verderami del "Corriere della
Sera" il ministro dell'Interno leghista solleva un caso che del resto è
sotto gli occhi di tutti.
Dice: "In Italia ci sono due presidenti del Consiglio. Uno è Berlusconi,
l'altro è Tremonti. Ma il potere del superministro dell'Economia è di gran
lunga maggiore di quello di Palazzo Chigi. Il superministro controlla la spesa
con il Tesoro, l'entrata con le Finanze e la politica economica con il
dipartimento del Bilancio. Ha a sua disposizione l'Agenzia delle Entrate, la Ragioneria dello Stato,
la Guardia di
Finanza, la Cassa
depositi e prestiti, la Banca
del Sud, il Fondo d'intervento sulle imprese strategiche, la Consob. Tiene in
esclusiva i contatti con l'Unione europea. In realtà Palazzo Chigi è ormai
soltanto uno sportello che invia a destinazione alcune delle decisioni del
superministro".
Questa è la diagnosi di Maroni, come si vede realistica e al tempo stesso
impietosa verso uno dei punti di riferimento politico della Lega bossiana. Ma
ancor più impietosa è la terapia del ministro dell'Interno: "Bisogna
spacchettare il ministero dell'Economia e bisogna farlo presto. Tremonti deve
restare ministro del Tesoro, chi meglio di lui? Ma poi ci dev'essere un
ministro delle Finanze, un ministro del Bilancio, un ministro dello Sviluppo
economico, che rispondono tutti e quattro a Palazzo Chigi il quale coordina tra
loro le politiche dei ministeri economici".
Come mai Maroni
vuole proprio adesso spacchettare Tremonti? Ne teme la concorrenza nella guerra
di successione in corso nella Lega? Oppure è un modo efficace per dare una
scossa ai fondamenti dell'alleanza Berlusconi-Bossi che ha in Tremonti il suo
architrave, con l'obiettivo di far venire giù l'intero edificio dell'alleanza?
La mossa di Maroni è quanto di più imprevisto e andrà seguita con la massima
attenzione.

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