La doppia vita del dottor Charles
Dopo aver girato il pianeta a bordo della Beagle, si ritirò in campagna. Darwin trascorse il resto dei suoi anni nella quiete di Down, un borgo di quaranta case.
«Rivedere la caduta delle foglie, udire il gorgheggio dei pettirossi come nelle campagne di Shrewsbury, provare ancora la dolce monotonia delle cose consuete, l’assenza delle chiassose novità che affaticano gli occhi e la mente». Scorre il piacere nelle parole di Charles Darwin ricordando l’emozione della vita nella nuova casa di Down. E aggiunge: «È il luogo più tranquillo in cui io abbia mai vissuto. A Est e ad Ovest vi sono delle valli invalicabili, a Sud solo un sentiero molto stretto, e a Nord, attraverso il villaggio , altre due stradicciole: è come se ci trovassimo all’estremo limite del mondo».
È difficile immaginare l’altra anima di Darwin, quella che lo aveva portato ad esplorare veri e remotissimi luoghi del pianeta a bordo della nave Beagle. Eppure quando entra nella palazzina di tre piani immersa nel verde, il ritmo dell’esistenza cambia e tutto il suo orizzonte è segnato dalle piante che vede dalla finestra, dal sentiero che ogni mezzogiorno percorre cinque volte meditando e che per questo lui chiama il «viottolo del pensiero» ma soprattutto dalla famiglia, dalla moglie Emma Wedgwood e dai sette figli che cresce leggendo le favole di Dickens. Altri due bimbi muoiono poco dopo la nascita e uno di questi, appena entrati nella nuova casa di Down.
Poi perderà anche l’amatissima figlia Annie a soli 10 anni di età e la sua scomparsa segnerà ogni giorno seguente preoccupato che il suo matrimonio con la cugina Emma avesse condannato la sorte dei figli. Così non fu, in realtà, perché tutti i sopravvissuti crebbero in salute conquistando talvolta posizioni di prestigio.
Ma dove erano l’ebbrezza che lo aveva portato ad imbarcarsi con i pescatori di ostriche di Newhaven quando era ancora studente o il coraggio di affrontare il lungo periplo del pianeta a bordo della piccola nave comandata da Robert Fitzroy, come il botanico ed entomologo John Stevens Henslow gli aveva suggerito?
Partì dopo gli studi a Cambridge contro il volere del padre che giudicava il viaggio previsto di due anni soltanto una perdita di tempo. Rimase in navigazione cinque anni e al ritorno nel 1836 era già famoso perché durante la spedizione inviava lettere e materiali che venivano fatti conoscere.
La lunga traversata sugli oceani era stata ardua. Non solo perché Darwin soffriva terribilmente il mare, ma anche perché mentre Fitzroy scandagliava i fondali delle coste sudamericane per costruire le nuove mappe ordinate dall’ammiragliato di sua Maestà, Charles scendeva a terra ed esplorava i territori quasi sempre inospitali dai quali rubava i campioni in seguito preziosi per la sua rivoluzionaria teoria.
Al rientro aveva 27 anni e vivendo per lo più a Londra iniziava a dare forma alle sue idee come rivelano i diari. Per poco, però. Intanto scrive del suo viaggio ma la pressione degli impegni lo ammala. Accusa «sconfortanti palpitazioni del cuore» e i medici lo obbligano a sospendere il lavoro. L’anno successivo, nel 1838 sta ancora peggio: mali di stomaco, dolori di testa, cuore alterno; tutti guai che si trascinerà per l’intera vita senza mai scoprirne la causa. Nemmeno le cure, talvolta drastiche e spiacevoli come bagni d’acqua gelida, l’aiuteranno.
Intanto sposa Emma e Londra diventa insopportabile. Con lei cerca casa lungo la nuova linea ferroviaria che gli permetterà di andare in città, se necessario, e tornare in giornata per cenare in famiglia. La troverà nel 1842 appunto nel villaggio di quaranta tetti di Down e in due ore poteva sedersi alle riunioni della Royal Society quando serviva.
Nella quiete delle stanze piene di libri, carte e giochi dei bambini definisce scrive «L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale». Ma chiuso nel suo piccolo mondo non è intenzionato a parlarne perché ne teme le conseguenze. Si rende conto di quanto le sue intuizioni fossero rivoluzionarie. Le darà alle stampe soltanto nel 1859 quando scopre che il più giovane Russel Wallace, anche lui dopo un viaggio avventuroso, era giunto alle sue stesse conclusioni.
E come era facilmente intuibile l’anno successivo inizieranno gli attacchi del vescovo Samuel Wilberforce che giudicava la teoria un’idea eretica perché contro la creazione. In quel momento nasceva il creazionismo tutt’ora forte e a sua volta evoluto nel tempo per contrastare la rivoluzione darwiniana.
Accanto alla casa Charles costruirà una piccola serra con piante tropicali e altri reperti: era il suo laboratorio domestico, forse l’angolo dei ricordi. E tra quelle pareti e quelle passeggiate trascorrerà quarant’anni distaccato dal clamore che i suoi scritti scatenavano. A Londra andava sempre meno, solo nelle occasioni eccezionali e l’unica concessione era un liquorino dopo cena fino a che i medici non glielo proibivano. Non amava i conflitti e le discussioni in pubblico sempre più frequenti soprattutto dopo la pubblicazione «Sull’origine dell’uomo» che portava allo scoperto l’evoluzione umana nel contesto naturale e il suo legame con i primati. Immerso nel verde e nel silenzio di Down House si sentiva protetto.
Ne uscirà solo nel 1882 quando moriva a 73 anni e il suo corpo era sepolto nell’Abbazia di Westminster accanto ad un altro grande rivoluzionario, Isaac Newton, che prima di lui aveva sconvolto, ma con minori conflitti, i cieli.
«L’idea base che personalmente mi ha affascinato in Darwin, e che mi guida da sempre, è quella della metamorfosi»
http://www.corriere.it - 3.6.09

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