La difficile difesa del lavoratore globale
Quando le loro rappresentanze sono deboli, le condizioni di vita e le retribuzioni di operai e impiegati peggiorano ovunque
Relitto anacronistico della rivoluzione industriale. Superfluo come soggetto
contrattuale: i contratti collettivi di lavoro sono superati. Incapace di
rappresentare gli interessi dei lavoratori globali. Questo dicono del sindacato
manager e politici, e anche non pochi operai e impiegati. A tutto ciò si
aggiungono le divisioni interne e gli attacchi contro alcune organizzazioni.
Vediamo allora qualche dato.
Nei paesi dell´Europa occidentale, tra il 1981 e il 2007 i sindacati, Pubblica
Amministrazione esclusa, hanno perso in media oltre la metà degli iscritti.
Nello stesso periodo la quota dei salari sul Pil è scesa in media di dieci
punti. In Italia, dove un punto di Pil vale 16 miliardi, è scesa di dodici.
In Usa, grazie alle politiche antisindacali cominciate con la presidenza
Reagan, i salari dei lavoratori dipendenti sono oggi al medesimo livello, in
termini reali, del 1973.
In Germania, dove almeno sui grandi temi i sindacati procedono in modo
unitario, ed hanno per legge un peso effettivo nel governo delle imprese, il
salario netto superava nel 2008 i 20.000 euro. In Italia, dove i sindacati
marciano disuniti e nel governo delle imprese contano zero, il salario netto
era sotto i 15.000 euro.
Grandi imprese della Ue che intrattengono buone relazioni con i sindacati di
casa, quando aprono uno stabilimento in Usa mettono in atto pratiche
pesantemente antisindacali. Per dire, assumono stabilmente gli esterni che si
sono prestati a lavorare al posto dei dipendenti in sciopero. Motivo? La
legislazione sulla libertà di associazione sindacale è arretrata in Usa
rispetto alla Ue; per di più molti giudici non la applicano.
Questi dati dicono che nei paesi sviluppati quando i sindacati sono deboli le
retribuzioni, insieme con altri aspetti delle condizioni di lavoro, virano al
ribasso. Ovviamente nei paesi emergenti va peggio. Qui i sindacati non
esistono, o hanno scarso potere contrattuale. Risultato: a parità di
produttività e di potere d´acquisto, i salari sono da due a cinque volte più
bassi, gli orari assai più lunghi, i giorni di riposo e di ferie ridotti al
minimo. Sono anche paesi dove chi sostiene il ruolo del sindacato rischia la
vita. In Colombia, solo nel 2006 sono stati assassinati 72 sindacalisti. Nelle
Filippine le vittime sono state 70
in quattro anni. Ancora nel luglio scorso, due fratelli,
dirigenti del sindacato dei tessili, sono stati uccisi in Pakistan. Le colpe di
tutti loro? Chiedevano condizioni di lavoro più decenti per i compagni.
Le cose sono un po´ diverse in tema di capacità del sindacato di rappresentare
gli interessi dei nuovi lavoratori: quelli che flottano tra una quarantina di
contratti atipici, fanno mestieri inesistenti dieci anni fa, o lavorano
soltanto con l´immateriale che scorre sullo schermo del Pc. È vero che tale
capacità appare carente. Ma non si può imputarla solo al ritardo dei
sindacalisti nel comprendere le nuove realtà produttive. Il fatto è che dette
realtà sembrano costruite appositamente per ostacolare il sindacato nel
rappresentare gli interessi dei nuovi lavoratori.
Si prenda il caso – che qui si semplifica, ma è reale – di un piccolo
elettrodomestico venduto nei supermercati. Le 50-60 parti di cui è composto
sono fabbricate in una dozzina di siti posti in dieci paesi diversi, e
controllati da multinazionali che hanno sede altrove. In ciascun sito gli
addetti appartengono a molte nazionalità diverse. L´assemblaggio finale
dell´apparecchio può avvenire in uno stabilimento sito in Umbria o in Puglia,
per mano di lavoratori italiani, nigeriani, moldavi, magrebini. Essi fanno
capo, pur lavorando insieme, a cinque o sei aziende differenti; inoltre tra di
essi si contano una dozzina di tipi di contratti di lavoro diversi. La loro
produttività dipende da componenti fabbricati a Taiwan o nel Kerala, e dalla
puntualità di viaggio di innumeri aerei, navi container, tir e furgoncini, sui
quali quei componenti hanno viaggiato per 30.000 chilometri.
In presenza di un simile modo di produrre, per il sindacato "rappresentare
gli interessi" dei lavoratori non è diventata soltanto una fatica erculea:
non si capisce nemmeno che cosa voglia dire. Che è precisamente il risultato
che gli architetti della globalizzazione volevano ottenere.
Quanto ai lavoratori della conoscenza, intesi come coloro che producono valore
aggiunto trasformando informazioni in conoscenze e queste in altre informazioni
mediante apposite tecnologie, si possono suddividere in due gruppi: quelli che
di un sindacato non sentono il bisogno, e quelli che ne avrebbero un bisogno
estremo, ma di mezzo ci sono, a impedirglielo, le leggi sul lavoro. Di un
sindacato non sanno che farsene i traders, i negoziatori di titoli al computer
che guadagnano da centomila euro all´anno in su. Non sentono la necessità di un
sindacato le decine di migliaia di informatici che han messo in piedi
un´efficiente azienda propria, magari individuale; né i data miners che trovano
ogni genere di dato su qualsiasi persona e impresa scavando nei meandri della
rete. Restano fuori gli operai del Pc, tipo molti addetti ai call center che
l´azienda retribuisce in funzione di quanti secondi riescono a trattenere
qualcuno al telefono. Questi avrebbero sì bisogno di un potente sindacato da
lavoratori dipendenti, quali in realtà sono; ma il legislatore permette
cortesemente all´azienda di applicare loro l´etichetta di lavoratori autonomi
"a progetto", e la tutela del sindacato si fa più complicata e
lontana.
Repubblica 14.10.10

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