La difesa del bene comune
Alla fine però il capo dei vescovi italiani ha ceduto alla diplomazia, ha usato il bilancino che gli consente di avere tutti i forni sempre aperti.
Nel discorso di ieri, atteso dall´Italia con un interesse
forse mai avuto prima per le parole di un Presidente della Cei, il cardinal
Bagnasco ha disposto le artiglierie, ha caricato i proiettili, ha puntato nella
direzione giusta. E ha iniziato a colpire con parole infuocate come non era mai
accaduto prima i comportamenti del capo del governo, andando ad affiancare le
sue critiche a quelle espresse in precedenza dal Presidente della Repubblica e
dal Presidente degli industriali. Quando però è stato il momento di compiere la
missione fino alla fine, il cardinale ha rivolto le sue armi altrove. Il
risultato, quest´oggi, è che tutti possono dire che sono contenti, persino i
sostenitori del governo, per una situazione analoga a quella del dopo-elezioni
quando nessuno dice di avere perso. La gerarchia cattolica aveva l´occasione di
aiutare gli italiani a fare chiarezza per uscire da una situazione che li rende
ridicoli al mondo e peggio ancora a se stessi, ma non è stata capace di
portarla avanti fino in fondo, immolandola sull´altare della diplomazia.
Bagnasco ha esordito parlando di "nubi preoccupanti che si addensano sul
nostro paese", ha continuato con la "perversione di fondo del
concetto di ethos", ha detto che "a vacillare sono i fondamenti stessi
di una civiltà", ha proseguito con il "consumismo" e la
"cultura della seduzione" da cui scaturiscono una
"rappresentazione fasulla dell´esistenza, volta a perseguire un successo
basato sull´artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l´ostentazione
e il mercimonio di sé" con il risultato di un "disastro
antropologico". Quando poi è giunto a toccare la più stretta attualità ha
parlato di "debolezza etica" e di "fibrillazione politica e
istituzionale", ha ricordato che "si moltiplicano notizie che
riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono
squarci di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza", e
infine ha ricordato l´art. 54 della Costituzione che sottolinea il dovere per
chi governa di misura, sobrietà, disciplina e onore. Insomma un´analisi limpida
e forte, a tratti severa, come si conviene al momento drammatico del paese. Ma
alla fine è mancato il coraggio di andare fino in fondo nel combattere i mali
evocati, ha vinto la diplomazia e ha perso la profezia. Infatti dopo tutte
queste analisi all´insegna della chiarezza evangelica, il cardinale ha girato
le artigliere dall´altra parte puntandole verso i magistrati milanesi e ha
proclamato in perfetto stile curiale, e non senza una sottile sfumatura di ambiguità
per l´uso del pronome indefinito: "… mentre qualcuno si chiede a che cosa
sia dovuta l´ingente mole di strumenti di indagine", col risultato, per
Bagnasco, che così si passa "da una situazione abnorme all´altra".
Ovvero: il capo del governo ha torto, ma i magistrati non hanno ragione,
esagerano.
Sia chiaro che nessuno si aspettava scomuniche, ma che almeno quello
"scatto di coscienza e di responsabilità" che lo stesso cardinale
chiede agli italiani fosse mantenuto con coerenza fino in fondo sì. Nel discorso
di qualche giorno fa al Corpo diplomatico il Papa ha detto della minaccia
costituita da alcuni programmi di educazione sessuale nelle scuole. Senza
entrare nel merito, chiedo che cos´è un´ora scolastica di educazione sessuale
rispetto alle notizie che ogni giorno entrano nelle case con tutti i sexy-gate
che periodicamente ricorrono in questa colossale permanente maleducazione
sessuale e antropologica, che ora si chiama Ruby ora in molti altri nomi, ma il
cui vero nome è "Legione" come rispose l´indemoniato a Gesù: "Mi
chiamo Legione perché siamo in molti" (Vangelo di Marco 5,9). La Chiesa poteva contribuire a
far sì che chi vuole godere di questa compagnia lo faccia pure giorno e notte
quando e come vuole ma senza coinvolgere la politica e la vita degli italiani,
ma non ha avuto il coraggio per andare fino in fondo.
La Chiesa, è
noto, ha una lunga storia con il tema prostituzione, ben prima della comparsa
di tutte queste signorine nelle ville del capo del governo. Dalle prime pagine
della Bibbia alla genealogia di Gesù, dalle parole evangeliche "le
prostitute vi passeranno avanti nel regno dei cieli" all´appellativo
patristico sulla Chiesa casta meretrix e alle parole di Dante che accusano i
papi di "puttaneggiar coi regi", la prostituzione ha sempre accompagnato
il cammino del cristianesimo. Nulla di strano, perché ha sempre accompagnato il
cammino dell´umanità. Quindi nessuno si aspettava che il cardinal Bagnasco si
stracciasse le vesti scandalizzato. Ma tra lo scandalo di un Savonarola e le
parole di biasimo in sé giuste rese però innocue dal biasimo riversato sui
magistrati per il troppo zelo, c´è una bella differenza.
So bene che vi sono legittimi interessi dell´istituzione Chiesa da
salvaguardare come i finanziamenti alle scuole cattoliche, le esenzioni delle
tasse per gli edifici ecclesiastici, la battaglia parlamentare sul
biotestamento e materie similari. Ed è giusto che il presidente della Cei tenga
conto di tutto ciò. Ma vi sono dei momenti nei quali bisogna guardare davvero
unicamente al bene comune, momenti nei quali chi sta in alto si ritrova solo,
ed è chiamato a responsabilità profetiche e morali senza poter coniugare tutti
gli interessi in gioco. Ieri la gerarchia della Chiesa italiana era in questa
situazione. Le parole di Bagnasco sono state per molti tratti un buon esempio
di cosa significa parlare di politica senza fare ingerenze partitiche, perché
la nostra situazione non è più questione di destra o di sinistra ma solo di
decenza e di dare un governo vero a un paese che ne ha urgente bisogno. Alla
fine però ha ceduto alla diplomazia, ha usato il bilancino che le consente di
avere tutti i forni sempre aperti. E così il sale evangelico ha perso ancora un
po´ del suo sapore.
La Repubblica, 25 gennaio 2011

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