La cultura della menzogna
Come si costruisce una verità "fittizia"
Da sempre, il potere intrattiene con la verità e con il suo contrario un
rapporto difficile. Il potere si nasconde, e mente e falsifica per conservarsi
e crescere. È anche per cercar di sciogliere questo nodo, che è nata la
democrazia: con i governanti finalmente in pieno sole, visibili al centro della
piazza – e non più nell´ombra dei palazzi o dei templi – sotto lo sguardo
vigile del popolo riunito in assemblea, cui non si sarebbe potuto celare nulla.
Il potere è per sua natura asimmetrico: il suo esercizio sospende
l´eguaglianza, e produce al suo posto uno squilibrio, un dislivello, un più e
un meno. Questa dissimmetria è ineliminabile, ed è come la forza di gravità che
curva lo spazio intorno a sé: distorce tutto quello che le sta intorno –
rapporti sociali, discorsi, comportamenti. E proprio come la gravità, essa
distorce anche la luce, che scivola e devia – assorbita, riflessa, rifratta –
tramutando la sua rettilineità originaria in un ingannevole gioco di oscurità,
di inganni e di misteri: l´irresistibile segretezza del potere, che ama
nascondersi e dissimularsi: questo è la sua verità – gli "arcana
imperii", dicevano i Romani, che ne capivano.
Le democrazie moderne hanno costruito nel tempo dispositivi efficaci per ridurre
i rischi di questa ineliminabile deriva. Essi ruotano intorno a due assi
fondamentali. Da un lato, la libertà della conoscenza, la diffusione
dell´informazione, lo sviluppo senza limiti della capacità critica del pensiero
e delle opinioni: l´impianto illuministico, insomma. Dall´altro, la
sottomissione del potere alla legge e alla regola giuridica – costituzionalismo
greco e diritto romano – per stringerlo in una rete dalle maglie sempre più
fitte, dalle quali fosse impossibile sfuggire, e che riuscissero a contenere il
suo esercizio senza mai trasformarlo nel suo abuso: senza cioè che la
dissimmetria diventasse arbitrio. Si è aperta così una partita complicata, e
dagli esiti tutt´altro che scontati, i cui movimenti hanno riempito il tempo
della nostra modernità. Le vittorie, sono sempre provvisorie. Le sconfitte,
rovinose e portatrici di sventure.
È per potersi tramutare in abuso, che il potere mente: per meglio dire, produce
un suo regime di verità, che non esita a ricorrere alla più brutale falsificazione
dei fatti per imporsi, e diventare dominante. La storia del Novecento è piena
di grandi menzogne prodotte da poteri che si erano totalmente trasformati in
abusi mostruosi: la menzogna delle razze per aprire la strada allo sterminio;
la menzogna dell´Italia come potenza militare e imperiale, per costruire al
fascismo un consenso di massa; la menzogna sociale sovietica, per poter
sostituire l´irrealizzabilità del comunismo con un regime inetto e dispotico.
Accanto a queste menzogne che chiamerei "di sistema", esistono poi le
menzogne e le falsificazioni "locali", d´occasione, ma non meno
inquinanti e pericolose, che non escludono a prima vista la democrazia – come
le altre – ma anzi sembrano poter convivere con essa, e presentarsi solo come
suoi piccoli aggiustamenti. E sono invece tossine micidiali: a non combatterle,
se ne resta paralizzati. Menzogne per coprire abusi, e che ne producono altri:
in una spirale perversa e inarrestabile. Fino al corto circuito conclusivo:
"non leggete i giornali" (come ha detto il nostro Premier) – tutti i
giornali, da Repubblica al New York Times: la menzogna che non potendo aver
ragione della realtà, distrugge almeno lo specchio, per non vedercisi dentro.
Repubblica 4.11.10

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