La crisi è questione femminile
L'Italia resta il paese con una delle percentuali più basse d'Europa di partecipazione al lavoro delle donne.
La questione femminile non è mai stata in primo piano nelle
analisi teoriche degli economisti. Se ne trova qualche traccia nelle opere di
uno dei fondatori del liberismo, John Stuart Mill, che è ricordato per le sue
profetiche prese di posizione, era il 1868, in favore del voto alle donne, del
sistema elettorale proporzionale e del riconoscimento di sindacati e
cooperative. Mill sosteneva che la differenza fra uomo e donna era visibile
solo in quanto le donne non avevano le stesse possibilità degli uomini ma, una
volta eliminate le disparità e una volta aperte le porte dell'istruzione e
della carriera, sarebbero diventate in tutto simili agli uomini.
La partecipazione femminile al sistema economico è via via diventata più un
tema politico e sociologico che di teoria economica. Solo quest'anno il Nobel
per l'economia, istituito nel 1968, è stato assegnato a una donna, l'americana
Elinor Ostrom, premiata peraltro per i suoi studi sulle comunità. E le donne sono
sempre state ai margini fino a qualche anno fa della comunità degli economisti:
con qualche eccezione, come quella di Joan Robinson, definita da Paul Samuelson
«il più grande premio Nobel per l'economia mancato», ricordando i suoi
contributi teorici, così come l'impegno coerente per l'utilizzo degli strumenti
di analisi al solo servizio dell'avanzamento sociale.
Passando dalla teoria alla pratica, la grande crisi degli ultimi mesi sembra
poter creare nuove opportunità e nuovi spazi al lavoro femminile. Lo sostiene
con forza Angela Padrone, giornalista del Messaggero, nel suo La sfida degli
outsider: un'appassionata espressione di fiducia verso le possibilità di chi è
ora fortemente penalizzato di partecipare sempre più attivamente alla ripresa
del paese. «Solo puntando sul lavoro delle donne - afferma Padrone - l'Italia
troverà quella marcia in più che manca da tempo. La capacità di ripresa di una
società con basso capitale umano, con poche donne sul mercato del lavoro, e
quindi con una bassa percentuale di occupati nel lungo periodo, è
inevitabilmente minore che altrove».
Una fiducia condivisa dal Censis, che nel suo ultimo rapporto sottolinea come
le imprenditrici terziarie siano un fattore strategico per l'economia,
costituendo il vero elemento innovativo nel contesto dell'occupazione femminile
degli ultimi decenni. Anche perché sono sempre più proiettate su settori un
tempo monopolizzati dagli uomini, come la logistica, i servizi professionali
intellettuali o il turismo. E mentre gli imprenditori nel loro complesso sono
diminuiti di numero, le imprenditrici terziarie hanno mostrato una più alta
capacità di contrasto alla crisi.
Ma se è vero che i problemi nuovi, come
l'exit strategy dalla crisi, vanno affrontati con metodi nuovi, allora anche
sul fronte del lavoro, dell'occupazione e della professionalità le strade nuove
possono essere proprio quelle dei giovani e delle donne.
www.ilsole24ore.com 10 Dicembre 2009

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