La bandiera della dignità
L´Italia s´è desta?
L´Italia s´è desta? Le parole un po´ logore dell´Inno di
Mameli sono forse quelle che meglio descrivono un panorama sociale che ha visto
in queste ultime settimane appunto un risveglio civile. Un risveglio persino
inatteso, e che fa riemergere una idea e una pratica della politica che
sembravano scomparse, sequestrate dall´intreccio perverso tra derive
oligarchiche, uso privato del potere, perdita dell´etica pubblica, degrado del
linguaggio, azzeramento della dimensione argomentativa.
E´ sempre opportuno non abbandonarsi ad entusiasmi frettolosi. Ma è altrettanto
sbagliato non cogliere i segni del mutamento, sottovalutarli solo perché non
stanno negli schemi canonici, e anzi se ne distaccano.
Nei mesi passati avevamo sofferto il silenzio della democrazia,
emblematicamente testimoniato dalla chiusura del Parlamento, e l´assenza della
politica come capacità di guardare a fondo nelle dinamiche reali. Ora quel
silenzio è stato rotto, la voce è quella di persone che trasformano
l´indignazione in richiesta perentoria di cambiamento, restituendo così alla
politica quella presenza che sembrava scomparsa.
Elogio tardivo del movimentismo? Ricordiamo, allora, le parole che aprono Millennium
People di James Ballard: "Una piccola rivoluzione stava avendo luogo,
così modesta e beneducata che quasi nessuno l´aveva notata".
Chi sottovaluta, o pensa solo di strumentalizzare, il variegato mondo di quelli
che protestano, manifestano, si organizzano, non si rende conto che questa
novità sociale interviene nel cuore di una crisi drammatica, ne denuncia la
gravità foriera di grandissimi rischi, e indica pure una via d´uscita. Proprio
la drammaticità della situazione che stiamo vivendo obbliga a cogliere la
profondità di un malessere che non si vuole più sopportare. Le persone
rifiutano d´essere considerate solo "carne da sondaggio",
"consumate" da distruttive logiche di mercato, frammentate
dall´abbandono d´ogni logica sociale.
In un paese afflitto da egoismi e corporativismi, nessuno tra quelli che si
uniscono per protestare sta rivendicando un interesse particolare. E´ una
novità importante. Gli studenti, i professori, il mondo della cultura si sono
fatti sentire perché non sia fatto tacere il sapere critico, per rivendicare la
conoscenza come bene comune. Gli operai hanno ridato forza alla parola
"dignità", la stessa che guida le donne, che sono poi quelle che
hanno individuato con più nettezza l´effetto devastante di un uso del corpo
femminile che segna il punto estremo del degrado culturale e porta con sé una
devastante idea del potere. E´ questa la ragione che spinge tanti uomini ad
associarsi alle loro iniziative, nelle quale ricompaiono, inattese e benvenute,
le ragazze, che tuttavia non si chiudono solo in questa
"rivendicazione", ma sono presenti ovunque.
Si ricostruiscono così legami sociali, ceti e generazioni diverse tornano a
parlarsi, parole che sembravano perdute, come "solidarietà", "interesse
generale", "bene comune", "moralità" si ripresentano
come ineludibili punti di riferimento.
Siamo al di là della categoria dei "ceti medi riflessivi" con la
quale Paul Ginsborg aveva correttamente analizzato un´altra fase del risveglio
della società civile. Quel che sta avvenendo in questo momento, infatti, è
proprio l´emergere di una diversa società civile, composita, con una crescente
capacità di auto-organizzazione, con una marcata autonomia.
Novità che hanno le loro radici soprattutto nell´uso della Rete, dov´è tutto un
ribollire di iniziative, di discussioni magari sgangherate ma vitalissime. E,
muovendo dalle piazze virtuali, i cittadini tornano ad affollare le piazze
reali.
Vi sarà qualcuno, nello stanco ceto politico, capace di misurarsi con questo
magma ribollente, realizzando quell´alleanza che tanto ha contato nel successo
di Obama? Oggi, infatti, si fa più urgente il problema dell´"interlocutore
politico" di questa nuova società. Un interlocutore che dev´essere attento
e umile, nel senso del rispetto dovuto a chi sta mettendo in gioco se stesso e,
giustamente, rifiuta mediazioni troppo interessate. L´esempio è venuto dal
Presidente della Repubblica quando, ricevendo gli studenti, ha colto la novità
dei tempi, la richiesta, insieme, di un rapporto con le istituzioni e di un
loro rinnovamento.
Non è un caso che i diversi movimenti siano unificati da un riferimento
convinto alla Costituzione. Un´altra rilevante novità, infatti, è rappresentata
proprio dal fatto che la
Costituzione sta di nuovo incontrando il suo popolo. Se si
vuole costruire una vera agenda politica, è da questo dato fondativo che
bisogna partire, che illumina le diverse, puntuali indicazioni che vengono dai
diversi soggetti del movimento in corso e che compongono un quadro
programmatico selettivo e convincente.
Così, e non con improbabili alchimie, si costruisce un vero consenso politico.
E si può contrastare un vizio impunito nella politica italiana, che si
manifesta ciclicamente, e che consiste nel tentativo di cogliere qualsiasi
occasione per cercare di liberarsi proprio del "programma
costituzionale".
La Repubblica, 1 febbraio 2011

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