La «fraternité» di Giddens Idee per la società globale
Non bastano le battaglie per la libertà e l’eguaglianza — più attenzione alle identità collettive e ai temi ambientali
A più di quindici anni dalla pubblicazione, Beyond Left and Right resta un contributo importante al dibattito contemporaneo su destra e sinistra: come stanno cambiando le due grandi categorie del conflitto politico moderno in conseguenza dei mutamenti della società e dell’economia? E, soprattutto, in conseguenza della globalizzazione?
Per rendersene conto basta confrontarlo con un altro libro sullo stesso argomento, pubblicato nello stesso anno (1994) e che ebbe un successo editoriale assai maggiore: Destra e sinistra di Norberto Bobbio. Quello di Bobbio è un esercizio di storia delle idee politiche, disciplina della quale il filosofo torinese era maestro. Anche se parte dal presente, dalla presunta irrilevanza attuale della nostra dicotomia, Bobbio guarda al passato, ai significati che ai due termini sono stati attribuiti, e va alla ricerca di una costante, di un elemento comune che li connetta: per la sinistra si tratterebbe dell’aspirazione all’eguaglianza, come molti lettori ricorderanno. Insomma, è una riflessione che si svolge prevalentemente sul piano dei concetti e delle idee, dei riferimenti storici vicini e soprattutto lontani, dei confronti con altri pensatori: se non ricordo male, una delle parole chiave del libro di Giddens, «globalizzazione» , neppure è menzionata.
Oltre la destra e la sinistra è invece opera di un sociologo, di uno studioso della società e dell’economia, non delle idee. Certo, di un sociologo colto e che ha dato eccellenti contributi alla teoria sociale e alla filosofia politica: i riferimenti che si collocano su questo piano di discorso sono molto ampi e di grande interesse anche in questo libro. Ma l’oggetto centrale è costituito dalla società e dalle sue recenti trasformazioni. Ed è l’influenza di queste trasformazioni sugli obiettivi politici sostenuti da partiti che si proclamano di destra o di sinistra che è al centro degli interessi di Giddens. Non è, come in Bobbio, l’elemento costante che si può trovare nei concetti di destra e di sinistra durante i loro due secoli di storia, bensì le variazioni di significato che essi hanno subito o devono subire sotto l’impatto delle trasformazioni della società e dell’economia. Anzi, le variazioni di significato che stanno subendo ora, poiché sulle precedenti Tony Giddens non si sofferma: come non è animato da un interesse prevalente di storia delle idee, così gli è estraneo — in questo lavoro, almeno— un interesse storico in senso proprio, per le trasformazioni che anche nel passato hanno condotto a mutamenti negli obiettivi espressi da due parole che restavano sempre le stesse, destra e sinistra.
È invece animato da un interesse politico: come può confrontarsi quella parte alla quale siamo soliti dare il nome di sinistra con le trasformazioni economiche e sociali in corso, come può adattarsi ad esse ed anzi governarle, imprimere loro un indirizzo desiderabile? Si tratta di un interesse che in questo libro è ancora latente e invece si manifesterà in modo aperto, pochi anni dopo, nel pamphlet sulla Terza Via, il manifesto del New Labour di Tony Blair. La Terza Via ha conosciuto il suo ciclo. I problemi cui cercava di rispondere sono però ancora con noi, anzi, si sono aggravati, e rendono Oltre la destra e la sinistra tutt’oggi di grande interesse.
La mia reazione a una seconda lettura, quindici anni dopo la prima, è che il titolo del libro va preso sul serio. Anche se Giddens recupera non pochi materiali dalla sinistra tradizionale— più dalla sinistra liberale che da quella socialista— e anche se la proposta politica che illustra risulterà probabilmente più familiare a, e più condivisibile da, un lettore di sinistra che di destra, resta il fatto che egli esplora un terreno che in parte è inesplorato, in parte sta a cavallo tra i terreni rivendicati in passato da una o dall’altra delle due grandi categorie ordinatrici dello spazio politico. Da quando quelle categorie si sono affermate in Europa, con la Rivoluzione francese e con i governi costituzionali e parlamentari dopo di essa, esse hanno colto il conflitto principale che attraversava la politica all’interno degli Stati nazionali, quello tra le forze che spingevano per una sempre maggiore libertà ed eguaglianza dei singoli cittadini e le forze che resistevano a questa spinta in nome della tradizione, dei radicamenti comunitari, e per il timore che mutamenti troppo radicali alimentassero un disordine sociale intollerabile.
Erano dunque di sinistra i partiti liberali per gran parte dell’Ottocento— sostenitori delle libertà borghesi contro la nobiltà, il trono e l’altare — e i partiti socialisti per gran parte del secolo successivo, sostenitori di una effettiva eguaglianza di opportunità per i ceti più poveri. Anche allora la dicotomia non coglieva appieno altre fonti importanti di conflitto politico, soprattutto quelle dovute allo scontro tra diverse identità nazionali, etniche, religiose, e comunitarie in genere. La sinistra non poteva coglierle, perché la sua origine nella modernità e nell’Illuminismo, e il suo individualismo congenito, non le consentivano di avvertire la forza di quei radicamenti. Essa dava per scontata, non problematica, quella fraternité che pur stava scritta sulla bandiera della Rivoluzione, e concentrava la sua azione su égalité e liberté, all’interno di un popolo assunto come omogeneo, all’interno di un «noi» non attraversato da conflitti identitari. E né la destra, né la sinistra potevano definirsi sulla base di un diverso atteggiamento verso la natura e le risorse che offre: queste erano up for grabs, pronte ad essere sfruttate dalle forze della modernità, del capitalismo… e del socialismo.
Con la globalizzazione i conflitti identitari e gli scontri tra tradizionalismi non hanno fatto che crescere. E con il vorticoso sviluppo economico su scala mondiale il problema della disponibilità di risorse e la minaccia all’equilibrio dell’ecosistema non hanno fatto che aggravarsi e finalmente sono arrivati ad un livello di elevata— ma insufficiente, ahinoi— consapevolezza politica. Restano certo i problemi di eguaglianza e libertà sui quali lo scontro è colto appieno dalla dicotomia tradizionale, di origine illuministica. Ma un libro che dà un grande rilievo alle due prime aree problematiche, emerse con forza negli ultimi trent’anni; un libro che esplora altri conflitti e dilemmi di natura personale e interpersonale, giustifica appieno il titolo che Giddens gli ha dato, Oltre la destra e la sinistra. Lo giustifica anche se non dimentica il conflitto classico, in riferimento al quale i partiti di destra e di sinistra si sono definiti. Dopo di che è certo possibile che i partiti di sinistra, cambiando non poco i loro programmi, riescano ad assimilare il messaggio innovativo contenuto in questo lavoro. È quello che Giddens spera, e i legami del suo messaggio con il razionalismo illuministico della sinistra tradizionale sono forti e continuamente sottolineati. Ma non mi sembra uno sviluppo facile: se così avvenisse, che cosa resterebbe della destra? Potrebbero ridursi, i grandi partiti di questa parte politica, a sostenitori di un capitalismo senza freni, distruttore dell’ambiente? E insieme fautori di un tradizionalismo esaspera- to, confinante con il fondamentalismo? Si tratta di grandi forze politiche, anch’esse in larga parte figlie della modernità, e non credo che esse accetterebbero di confinarsi in una posizione politica così estrema e insostenibile, quanto meno nell’ambito dei paesi capitalistici avanzati. — più probabile è una forte convergenza di destra e sinistra verso posizioni piuttosto simili, di cauta gestione dei problemi che questo libro esplora.
Così sta già avvenendo e Giddens sembra auspicare questo incontro e l’attenuazione dei tradizionali conflitti tra i due grandi schieramenti. Ma si tratta di sviluppi che cadono al di fuori delle tematiche che il libro affronta ed esigerebbero analisi politologiche di natura assai diversa, empirica e comparativa.
Di questo libro colpisce l’ampiezza dell’impianto. Ampiezza del tutto inconsueta in analisi che trattano di destra e sinistra, le quali solitamente si limitano o alla storia delle idee, o a contesti geo-politici limitati, o alla ristretta gamma di problemi che affiorano alla superficie dello scontro politico: di questi tratta il lucido saggio di Norberto Bobbio. Nel libro di Giddens l’orizzonte è il mondo, l’insieme dei Paesi sviluppati e sottosviluppati che compongono questo nostro pianeta, e i rapporti tra di essi. Per criticare scherzosamente l’eccessiva ambizione di uno scritto a volte si dice che «tratta del mondo e dei suoi dintorni» : bene, questo è il caso di Giddens, e non intendo quella frase scherzosa come critica, ma come apprezzamento. Ancor maggiore perché all’ampiezza dell’orizzonte geo-politico si somma una grande ampiezza tematica.
I temi trattati vanno da quelli tradizionali del conflitto destra/sinistra a quelli sui quali quel conflitto tradizionale ha meno da dire: l’arretramento del tradizionalismo e l’emergere dei fondamentalismi, i problemi della violenza, la crisi ambientale. In questa breve presentazione, oltretutto, non è stato possibile sottolineare la grande attenzione che Giddens presta a temi e conflitti sociali di base, non sorprendente in un sociologo: ai movimenti sociali, alle questioni attinenti la diversità di genere, ma anche, a livello ancor più micro, alle relazioni interpersonali e alla famiglia. In tutti questi ambiti egli mostra come la riflessività, gli sviluppi scientifici e la globalizzazione generino tensioni — crisi e opportunità— sconosciute in una società tradizionale e che inevitabilmente si riflettono in un contesto politico ancora organizzato secondo il tradizionale asse destra/sinistra. Come nel caso dei conflitti di tipo nazionale, etnico o religioso, o della crisi ambientale, queste tensioni sociali e interpersonali non si fanno facilmente ricondurre a quell’asse. Alcune sì, ad esempio la domanda di parità che proviene dal mondo delle donne, una classica domanda di eguaglianza. Altre meno: sempre restando in quel mondo, dalle donne proviene anche una domanda di riconoscimento della differenza, che non è facile conciliare con le tradizioni della sinistra.
E come è possibile ricondurre all’asse destra/sinistra le questioni attinenti all’aborto, all’eutanasia, alla bioetica in generale? Nelle preoccupazioni e nelle aspirazioni delle singole persone si tratta di questioni importantissime e alle quali difficilmente la politica si può sottrarre. Uno dei grandi meriti di questo lavoro è di aver creato categorie e modalità di analisi che consentono di connettere quei problemi alla discussione politica in modo innovativo e senza forzature. Concludendo. Oltre la destra e la sinistra è un libro impegnativo, originale, provocatorio, mai banale. Può suscitare dissensi o perplessità. Mai noia. Sono pochi i libri che vale la pena di leggere con attenzione e criticare: questo è uno di essi.
Corriere della Sera 24.2.11

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