L’inconscio dell’economia
Lezioni di psicoeconomia
Anche attraverso la buona alimentazione, le buone cure, noi uomini possiamo
aumentare di poco la nostra statura. Ma abbiamo inventato il prestigio. Chi
sale sulle spalle di un altro impressiona. Per istinto – quello per cui
l’animale china la testa di fronte al maschio alfa – rispettiamo chi è più
alto. Vale anche in economia: il suo primo fattore è l’inconscio collettivo,
che include gli impulsi non consapevoli né razionali della società. Niente è
più solido di lui: neppure un metallo. Niente vale più di lui: neppure l’oro.
Per lungo tempo la valuta della economia più forte – il Re Dollaro – è rimasta
seduta sull’oro. Poi, 40 anni fa, Nixon abolì la convertibilità del dollaro in
oro. Da quel momento il dollaro sedette sulle spalle di se stesso. Conservò la
sua alta statura come il Barone di Münchausen che, dice la fiaba, riusciva ad
alzarsi prendendosi per i capelli e tirandosi su. Così ha agito il prestigio
dell’economia americana nel suo insieme. Quando le autorità europee decisero la
creazione dell’euro fecero salire la nuova valuta sulle spalle di un Re Dollaro
locale, che si chiamava Marco Tedesco. Perdute due guerre, perduto un terzo del
territorio coi trattati e una metà delle abitazioni coi bombardamenti, la nuova
identità della Germania si è infatti basata sulla solidarietà con i vicini e
sull’affidabiltà, soprattutto economica. Dopo le due guerre mondiali il
nazionalismo era inconcepibile; e, dopo la tragica svalutazione degli anni
Venti, lo era anche l’inflazione. Oscillazioni della psicologia collettiva.
Così, l’Euro nacque bene. Ma la psiche collettiva è sempre piuttosto
ansiosa e conservatrice. Ci si poteva fidare? Basandosi sulle valute che
sostituiva, un euro avrebbe dovuto valere almeno quanto un dollaro. Invece,
inizialmente il mercato arrivò a quotarlo solo 0,83 dollari. A quei tempi
vivevo negli Stati Uniti, ma avevo in programma di tornare. Entrai in ansia;
l’euro mi pareva sottovalutato. In Italia i prezzi delle case aumentavano: se
anche l’euro avesse cominciato a salire avrei potuto comprare solo un
monolocale. Cambiai subito tutto in euro, comprai casa e tornai. I diffidenti
(cioè la maggior parte degli umani) passarono un po’ di tempo alla finestra.
Poi si accorsero che l’euro stava circolando con successo. Favoriva un ricco
mercato continentale, di dimensioni simili a quello americano. Così, perse
l’aura di esperimento rischioso; cominciò ad acquistare il prestigio di un
dollaro europeo. Tempo fa, ho espresso sul Fatto qualche opinione sulla
psicologia dei Pigs, sigla inglese che sta per: Portogallo, Italia, Grecia,
Spagna. Questi paesi dell’area euro hanno i conti in crescente disordine e
vengono temuti dai vicini dell’Europa centro-settentrionale come coloro che
faranno affondare l’euro. Le popolazioni dei Pigs erano abituate
all’inflazione. Anche dopo aver adottato l’euro, per loro è rimasto normale
arrotondare i prezzi all’insù. In altri paesi agire contro la stabilità dei
prezzi è invece considerato un’immoralità, non molto diversamente dal furto.
Ogni paese percepisce i valori economici attraverso emozioni poco consapevoli ,
che non si modificano per decreto né in poco tempo. Così nei Pigs i prezzi
nominali sono aumentati, senza che a questo corrispondessero veri aumenti di
ricchezza. Abbiamo vissuto con valori artificialmente gonfiati.
La psicologia leghista, che a molti sembra una sorgente di guai, non è
purtroppo solo un’origine, ma anche un punto d’arrivo. A un leghista sembra che
i soldi destinati al Meridione vengano gettati via, visto che a 150 anni
dall’Unità d’Italia la condizione del Sud rispetto al Nord è addirittura
peggiorata, mentre la
Germania in soli venti anni ha integrato l’Est al sistema
economico e legale dell’Ovest. Il dibattito politico (ed economico) italiano
non gli offre spiegazioni soddisfacenti perché è rimasto nazionale: cioè,
nel-l’Europa del XXI secolo, provinciale. Così il leghista fa del suo meglio
per non aiutare il Sud. La mente leghista non manca di solidarietà , ma essa è
culturalmente circoscritta. Gran parte del mondo occidentale e ricco è
potenzialmente così. In Italia c’è però un vuoto di società civile così forte
che questo atteggiamento ansioso lo riempie e diviene molto visibile.
Il rifiuto del nazionalismo ha invece permesso in Germania solo una
destra borghese e moderata. La solidarietà europea è stata fulcro della
politica estera. Ma, sussurrate a mezza voce, si stanno affermando tendenze
anti-europee. L’economia, essendo soprattutto l’insieme di aspettative sull’economia
(di nuovo l’inconscio collettivo), arriva presto all’opzione estrema: quel che
non è più sicuro viene svenduto e in un attimo può esser quotato zero. L’uomo
della strada si fida sempre meno dei Pigs. Dubita che, appesantito da loro,
l’euro rimanga una continuazione del marco. A Monaco di Baviera, nell’ultimo
anno i prezzi delle case sono saliti del 35%, percentuale mai vista: tutti
cambiano i loro euro in mattoni. Le opzioni si restringono a vista d’occhio.
Nessuno crede più che l’Italia, il cui debito è di gran lunga il maggiore,
metta i conti in ordine. Fra le ultime entrate il nostro governo ha iscritto
propositi di elevata e astratta bellezza – l’obbligo costituzionale al pareggio
di bilancio e la lotta all’evasione fiscale – comportandosi come quella
prostituta che, richiesta di esami per le malattie veneree, voleva sostituirli
con un voto di castità.
Che un paese esca dall’euro è complicato, ma non impossibile. Se i Pigs
non escono – pensa il leghista tedesco finora inesistente, ma ora pronto a
esistere – dovrebbe uscirne la Germania. Chiede il ritorno del marco. Se ciò
avvenisse, avremmo perso il gioco del cerino: conserveremmo gli euro, ma come
una buccia da cui esce la polpa. Certo, le quotazioni del neo-marco
schizzerebbero in alto. Gli industriali tedeschi piangerebbero perché per loro
diventerebbe difficile esportare. Ma l’uomo della strada è ormai pronto a
mandare al diavolo gli industriali, i sindacati e i politici tradizionali (i
quali cominciano, come ha fatto Angela Merkel, a introdurre elementi
anti-europeisti nei loro discorsi). L’anima umana è fedele soprattutto alle
proprie insicurezze, come hanno dimostrato le vicende del Nord Italia in cui
molti voti operai sono emigrati dalla sinistra alla Lega.
Due considerazioni rendono questo scenario verosimile. Innanzitutto il
patto silenzioso della società tedesca, per cui il passato non deve ripetersi,
esclude una destra nazionalista tradizionale, ma non una neodestra anti-tasse e
leghista. In secondo luogo , un nuovo movimento populista tedesco, che già
serpeggia nei blog, ha una potenziale ideologia. Mentre il leghista italiano è
obbligato legalmente a contribuire alla sussistenza di tutto lo Stato, quindi
anche del Sud, e per questo si inventa una Padania, quello germanico può riferirsi
al principio universalmente noto che sta alle origini degli Stati Uniti: no
taxation without representation (nessuna tassazione se non c’è rappresentanza).
Una (piccola) parte delle tasse pagate dai cittadini europei va alle autorità
europee: ciò ha legittimazione nel fatto che questi cittadini eleggono anche un
Parlamento europeo. Ma una parte di queste tasse va ora a un fondo europeo per
i bilanci dei paesi in difficoltà (Pigs). Se le autorità europee danno loro
direttive finanziarie, ma essi in parte le eludono, i paesi del Nord si sentono
tassati a favore di un Sud che usa quel denaro sottraendosi allo scrutinio dei
versanti. Con questo argomento i coloni americani rifiutarono l’autorità del Re
d’Inghilterra, proclamandosi indipendenti: fu la “rivolta del tè”, ripresa
dall’attuale movimento anti-tasse Tea Party. Quasi nessuno dei tedeschi di oggi
ha un ricordo diretto del nazismo: inevitabilmente, la solidarietà europea nata
dal ripudio della dittatura si fa ogni anno più astratta. Una destra può rinascere,
non in forma di nazionalismo hard, ma di Beer Party. A quel punto per la
solidarietà europea potrebbe essere troppo tardi.
il Fatto 28.9.11

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