L’immaginazione al potere
Perché grazie all’arte democratica i personaggi letterari sono dei modelli
Ciascuno di noi vive nell´immaginazione altre vite, alimentate da esempi, ideali, testi letterari e media. Per loro tramite tentiamo di porre rimedio alla limitatezza dell´esistenza individuale, al dipendere da condizioni non scelte, che, a posteriori, appaiono casuali (luogo e data di nascita, corpo e famiglia, lingua e società). Siamo costretti a conquistare la nostra identità attraverso scelte dolorose, amputando o potando una dopo l´altra le successive ramificazioni del nostro essere e cancellando abbozzi di io che avrebbero potuto fissarsi.
Per sfuggire agli orizzonti ristretti entro cui sarebbe confinata la nostra vita, per renderla più complessa e robusta, dobbiamo intrecciarla e ricombinarla con quella di altri, conosciuti o sconosciuti, vicini o lontani nel tempo e nello spazio, servendoci dell´immaginazione quale antidoto alla povertà di ogni esperienza singola. Le fiabe, i romanzi, le poesie, i libri di storia, i racconti di viaggio, il teatro, il cinema, la televisione o Internet ci stanano dalla chiusura in noi stessi, attivano germi che esistono in noi solo in forma latente.
La lettura e la frequentazione di opere d´arte in genere spalancano nuovi mondi, inoculano idee, passioni, sensazioni che altrimenti ci resterebbero precluse. Ci rendono partecipi di quelle infinite combinazioni di senso che gli inevitabili limiti della vita individuale rendono personalmente inaccessibili. Non è, infatti, necessario che ci si identifichi con gesta o attitudini di autori e personaggi di cui si leggono o si odono le imprese. Basta che esse allarghino l´estensione della nostra comune umanità, facendoci sentire e comprendere esperienze che non potremmo mai vivere, ma che, mostrando la ricchezza dei possibili, mettono in luce i nostri limiti
Chi vorrei essere? Qualche altro, una persona con cui mi identifico? Un´armonica collezione di qualità prelevate da personaggi reali e ideali? Un altro me stesso che però ha sviluppato tutte le sue potenzialità, diventando, secondo il detto attribuito a Sacha Guitry, moi même, mais réussi? Al di fuori di queste fantasie, si tratta di pensare ciascun individuo come un cantiere sempre aperto, una costruzione mai conclusa, perché ogni vita è insatura.
Noi, però, fantastichiamo spesso su come, in altre circostanze, avrebbe potuto essere la nostra vita. Un esercizio ozioso, ma molto umano e diffuso, è costituito proprio dall´insistere, nel rimpianto, nel rimorso e nel lutto, sul voler correggere retroattivamente gli eventi, immaginando quale sarebbe stata la nostra esistenza se alcuni eventi si fossero svolti in maniera differente, se non fosse accaduto un certo evento o se non avessimo preso una determinata decisione. Di norma, tale attitudine deprime e immalinconisce, così come infiacchisce il chiedersi cosa sarebbe accaduto se ci fossimo trovati in circostanze diverse, se avessimo agito in maniera differente o incontrato altra gente: siamo ciò che siamo appunto perché ci siamo imbattuti in quelle circostanze, ci siamo comportati in quel modo e abbiamo incrociato quella gente. Compiamo però, in questo caso, un errore logico che dipende dal dimenticare che siamo quel che siamo proprio perché ci siamo imbattuti in quelle circostanze.
(…) Come allargare la nostra ristretta identità immaginando le vite degli altri e intrecciandole alla nostra? Bisogna tener conto dell´invito di Pasolini, in Storie della città di Dio, a mettere in primo piano e valorizzare le esistenze altrui: «La nostra vita personale è così limitata che non ha mai abbastanza il senso dell´infinita complessità delle altre vite che la circondano: tende a semplificarle, a farne uno sfondo». E questo può accadere anche allargando il repertorio delle vite possibili.
(…) In cosa differisce, in maniera più specifica, l´immaginario del passato da quello del presente? Il potere o le istituzioni in genere, ad esempio, non sono sempre stati double face, con un lato reale e uno immaginario? Si pensi alla figura del sovrano o all´effetto delle divise e degli apparati di rappresentanza (sale del trono, cattedrali, corone, ermellini, cerimonie solenni). Tutte incidono sull´immaginazione, generando ammirazione, timore e rispetto.
La differenza è che oggi enormemente aumentato il peso della letteratura, dei media e delle arti visive, con l´offerta di un repertorio più vasto e articolato di vite e di esperienze. Del resto, già Madame de Staël aveva affermato che ormai non proviamo nulla che non ci sembri di aver già letto da qualche parte. Con il diffondersi della scolarizzazione e dei mezzi audiovisivi (accessibili anche agli analfabeti) il catalogo delle vite parallele accessibili all´immaginazione coinvolge attualmente, sin dall´infanzia, miliardi di persone.
Quanti più sono i modelli a disposizione, tanto più complessa è la trama dell´identità personale. Rispetto al passato, l´individuo moderno è quindi più mobile, fluido, plasmabile, maggiormente recettivo dell´alterità e meno congelato nel suo ruolo. Grazie ai testi vivo per procura altre vite parallele, mi fingo fornito di più biografie possibili: sono Odisseo, Antigone, Cesare, Dante, Amleto, Madame Bovary, Anna Karenina, Hans Castorp. Vivere cercando di collegarsi alla gamma delle possibilità già esperite da altri significa ritagliarsi una vita dotata di senso, intrecciata con una pluralità di storie collettive.
Repubblica 30.11.11

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