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L’Euro e la strategia dell’allarmismo

L’Italia è stata strapazzata da Merkel e Sarkozyì solo per mascherare la loro insipienza.

 

 

 

C’è da rimanere sorpresi a leggere l’incipit del fondo di Paolo Guerrieri su l’Unità del 28 ottobre: “E’ ormai un dato di fatto che la sopravvivenza dell’euro dipende soprattutto da quello che farà l’Italia la quale, con il suo terzo debito pubblico del  mondo, è troppo grande per essere salvata dall’Europa.  Deve salvarsi da sola, in poche parole. Anche per questo, alle pressanti richieste di Bruxelles il governo italiano doveva dare un’altra risposta”. Di fronte a tanto allarmismo accompagnato da discutibile analisi economica viene in mente quello che Federico Caffè chiamava la “strategia dell’allarmismo economico”, qui volta a intimorire e instillare inesistenti sensi di colpa nel corpo della sinistra. Se l’idea che i destini dell’Europa siano legati a ciò che fa, o non fa, il nostro paese ricorda la megalomania di Berlusconi, certamente le “pressanti richieste di Bruxelles” in salsa centro-destra o tradotte nelle vaghe ricette del prof. Guerrieri aggraverebbero la crisi nostra e del continente. Persino il FMI e la “troika” che sorveglia la Grecia hanno ammesso il fallimento delle politiche di deflazione che i paesi europei si auto-infliggono. E che c’entra il nostro debito con la crisi europea dato che è lì da svariati decenni senza aver creato danni? Debito, inoltre, non certo frutto di un eccesso di spesa sociale, ma dell’evasione fiscale e degli alti tassi di interesse che seguirono quelle prove generali dell’euro che furono il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia e l’adesione al sistema monetario europeo una trentina di anni fa. L’Italia è stata strapazzata da Merkel e Sarkozy, come non accorgersene, solo per mascherare la loro insipienza.
Ma è mai possibile che per ascoltare qualcosa di sensato sull’Europa ci si debba rivolgere al Financial Times, al Wall Street Journal o a The Economist e, a quanto pare, a Berlusconi? Lo stesso giorno di Guerrieri sono comparsi articoli sensatissimi di Lucrezia Reichlin e di Roberto Perotti, rispettivamente su Il Corriere e su Il Sole del 28 ottobre (si veda anche Tabellini su Il Sole del 23 ottobre). In linea con quanto sostenuto dai più avvertiti commentatori internazionali – Munchau, Wolf, De Grauwe, Wyplosz per citarne alcuni – e dall’amministrazione americana, questi economisti, rappresentanti doc dell’ortodossia accademica, evocano l’intervento della BCE a garanzia illimitata dei debiti sovrani come la sola misura efficace per tamponare la crisi (le misure dell’ultimo vertice europeo sono infatti del tutto inutili come l’asta dei BTP ha dimostrato). Guerrieri non è forse consapevole che i tassi di interesse, in larghissima misura, li fanno le banche centrali e non i mercati – a meno che li si lasci fare come accade in Europa. Possiamo ben dire che è questa Europa che sta facendo esplodere il debito italiano e non viceversa. Al popolo della sinistra va detta la verità! E se questa verità proviene da Berlusconi secondo il quale l’Euro “è l`unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi”, tanto peggio per i leader della sinistra che questa verità neppure capiscono. Invece di reagire dicendo, “giusto Cavaliere, ma se Lei non si leva di torno il paese non ha autorità di battersi per cambiare questa Europa”, la sinistra e i suoi mass media tuonano per lesa maestà-Euro.

Prendersela con lo stato di cose presente in Europa non vuol dire che non dobbiamo rimboccarci le maniche per raddrizzare il nostro paese. Se la BCE operasse per riportare i tassi italiani ai livelli tedeschi, un obiettivo di mera stabilizzazione del rapporto debito/Pil, oltre a lotta all’evasione e imposta sui grandi patrimoni, libererebbe risorse per una diminuzione del carico fiscale sui salari, per l’istruzione e per il rilancio dell’intervento pubblico nell’industria (altro che privatizzazioni). Naturalmente la ripresa richiede che la Germania finalmente comprendesse la natura di un’unione monetaria e dismettesse la propria antica politica neo-mercantilista, che Guerrieri denunciava molti anni fa in importanti contributi, rilanciando salari e consumi interni. Solo così salveremo noi e l’Europa.

 l’Unità, 1 novembre 2011

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