L' anniversario della discordia
Iniziate con le migliori intenzioni, le celebrazione per i 150 anni dell' Unità d' Italia rischiano di naufragare in un mare di dimissioni.
Iniziate con le migliori intenzioni, le celebrazione per i 150 anni dell' Unità d' Italia rischiano di naufragare in un mare di dimissioni. Tra cui quelle che l' ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Comitato per l' anniversario del 2011, ha minacciato come risposta al governo che è apparso latitante. «L' allarme di Ciampi è solo l' ultimo atto di una storia che ha visto coinvolti in tempi diversi due governi e che meriterebbe di essere raccontata per intero», dice Gustavo Zagrebelsky, autorevole costituzionalista e lui stesso componente del comitato per le celebrazioni. Da dove vuole cominciare professore? «Dall' inizio. Fui nominato nel comitato con il governo Prodi. Ricordo che ci fu una riunione di insediamento della commissione alla quale parteciparono per il governo Rutelli e Padoa Schioppa. I due ministri spiegarono il compito che avremmo svolto accanto al comitato dei ministri». E quali erano le vostre prerogative? «Ci dissero che avremmo dovuto monitorare e verificare l' attività del comitato dei ministri.
Erano parole non del tutto chiare sulle quali chiedemmo delucidazioni. Alla fine il nostro compito sottintendeva che il governo avrebbe formulato il programma delle celebrazioni e il comitato avrebbe dovuto verificarne l' attuazione culturale e finanziaria». Era previsto anche un compito amministrativo? «Va fatta una distinzione. I finanziamenti previsti per il 2011 sono stati divisi in due filoni. Uno creato per le strutture e le infrastrutture, ossia per edifici, opere di risanamento, aree urbane eccetera. E al finanziamento di questo piano nazionale hanno contribuito il governo e gli enti locali. Si tratta di un programma che è stato varato già dal governo Prodi e va avanti, nella speranza che quello che venga portato a termine. Su questo filone la commissione Ciampi non ha competenza. Ne ha invece per quei finanziamenti finalizzati alle iniziative culturali. E di questo ci saremmo dovuti occupare».
Il vostro referente principale era il ministro dei Beni culturali? «Allora era Rutelli che ci disse di essere ben contento che elaborassimo delle linee culturali tese a valorizzare alcuni momenti dell' unità d' Italia. E Ciampi si sentiva molto coinvolto in questo progetto che aveva sì radici risorgimentali, ma anche un' apertura sull' avvenire. Oltretutto, trai compiti culturali che il comitato si era prefissato, c' era quello di mettere in luce lacune e difetti che l' unificazione, non solo geografica del paese, ha conservato finoa oggi. Su questo la commissione, nella sua prima composizione, ha lavorato producendo documenti. Quindi non è vero che non si è fatto nulla, come sostengono alcuni giornali». Poi c' è stato il cambio di governo. «Con le elezioni del 2008 vinte da Berlusconi, Bondi, nuovo ministro dei Beni culturali, riceve la delega per sostituire Rutelli come presidente del Comitato dei ministri. Per un po' non fa nulla, poi nel luglio dello scorso anno manda una lettera a Repubblica nella quale sembrava volesse dare la "linea culturale" suggerendo una nuova lettura del nostro passato storico, sottolineando il ruolo della monarchia e del papato e soprattutto annunciando che il comitato per le celebrazioni si sarebbe arricchito di nuove presenze».
E a quel punto che cosa è accaduto? «Niente. È passato quasi un anno e solo questo aprile il Comitato nella nuova composizione è stato riunito da Ciampi. Pensavamo di avere la presenza del ministro Bondi, o almeno di un funzionario del ministero che ci potesse riferire sulla situazione generale e invece silenzio su tutta la linea. Nello sconcerto generale, un commissario di cui non faccio il nome ha detto: propongo di celebrare l' unita d' Italia con un minuto di silenzio». E la sua impressione quale è stata? «Più che un' impressione circolavano due voci. La prima, chei numerosi progetti culturali, presentati fino a quel momento, erano stati "azzerati" dal ministro; la seconda, che non c' erano soldi.
Su questa base il comitato ha condiviso all' unanimità l' idea di Ciampi di scrivere a Bondi una lettera molto cortese in cui si chiedeva che fossero chiariti i propositi del ministero». E c' è stata risposta? «Dal momento che Ciampi ha rilasciato due giorni fa una dichiarazione ultimativa minacciando di andarsene, non credo che risposta ci sia stata. E invece ci vorrebbe una parola chiara da parte del ministero che ci tolga dall' incertezza. Ma a quanto pare nessuno si prende la responsabilità di dire che cosa fare». Lei che farebbe? «Quando in Francia ci sono state le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione Francese, il Presidente Mitterrand propose di fare un solo grande incontro di studi. Ecco, visto che ci sono pochi soldi perché non si procede con una iniziativa analoga con l' aiuto della presidenza della repubblica e dell' Accademia dei Lincei? La mia paura è che alla fine si stanzi una qualche somma che venga erogata a pioggia sulle varie iniziative culturali. Sarebbe il male peggiore».
Galli della Loggia ha parlato di una Italia la cui immagine è a brandelli. «Può darsi che sia così. Ma non è che l' idea di celebrare i 150 anni dell' unità fosse un atto retorico. La società civile, di cui il Comitato è espressione, si è mossa con l' idea di un progetto che esaltasse luci e ombre, e che raccontasse, nelle sue molteplici iniziative culturali, ciò che si è costruito e ciò che non si è fatto nella storia di questo paese»
http://www.repubblica.it/ — 24 luglio 2009

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