Kant prende fuoco. Storia di una tesi di laurea. E di un innamoramento
Mi chiedevano, "Su cosa fai la tesi?". "Su Canetti". "Chi??". "Canetti. Uno che ha preso il Nobel nel 1981". (Nobel per la letteratura. Con un solo romanzo, tre commedie introvabili, un saggio, degli aforismi. Gridarono allo scandalo, caddero dalle nuvole).
Tre anni fa iniziai, un po' precocemente, a pensare all'argomento della tesi. Sapevo solo che volevo laurearmi in letteratura tedesca, ma non avevo un autore preciso in mente. Così andai in libreria e cominciai a guardare gli scaffali dedicati alla narrativa straniera. I libri erano disposti in ordine alfabetico per autore. Scorrevo i dorsi con lo sguardo e arrivai presto alla C di Canetti, Auto da fé. Ricordavo vagamente di aver letto appena qualche riga in proposito nel mio manuale di storia della letteratura tedesca.
Presi il libro in mano, non sapevo veramente di cosa si trattasse. In copertina c'era un'illustrazione di William Blake, tratta dal Libro di Urizen, che attirò subito la mia attenzione. Una persona (non si sa se uomo o donna) china, con la schiena nuda e la testa fra le mani. Testa da cui sembra emanare una sfera di fuoco, rossa - perlomeno, io l'ho interpretata così. Un'immagine bella, forte, adatta al titolo. La quarta di copertina era breve ma sufficientemente intrigante. Un uomo che amava i libri sopra ogni cosa, una donna che racchiudeva in sé tutte le meschinità umane, una vendetta della vita sull'uomo che aveva voluto eluderla.
Lo comprai, insieme ad altri romanzi tedeschi del Novecento, e lo misi nella mia libreria. Ma la copertina mi attirava, e iniziai subito a leggerlo.
Leggevo fino a notte fonda. Leggevo di Peter Kien, illustrissimo sinologo che amava solo i libri, del bambino che preferiva i libri alla cioccolata, della governante Therese, vera incarnazione dell'ignoranza, che si fingeva amante dell'oggetto libro per indurre Kien al matrimonio e spillargli soldi. Leggevo del nano Fischerle, che sognava di diventare campione di scacchi, del "Paradiso Ideale", della moglie puttana di Fischerle, della vecchia nana innamorata di lui. Leggevo di Georges Kien, fratello di Peter, prestante ginecologo datosi poi alla psichiatria, del suo ospedale, dei suoi casi clinici, dei suoi metodi, del suo accecamento nei confronti della malattia del fratello (Die Blendung, l'accecamento, è il titolo originale del romanzo). Dell'accecamento di Georges, di Peter, di Therese, di Fischerle. Di ogni personaggio maggiore e minore. Leggevo della testa senza mondo e del mondo senza testa. Leggevo il parossistico auto da fé finale a notte fonda, e non sapevo dire.
Ho amato tanti libri, ma mai nessuno come questo, forse.
Mi piaceva perché era polifonico. Sto ancora aspettando qualcuno che mi demolisca il mito dicendomi che tutto questo era già stato scritto prima. C'è un narratore esterno, non sono i singoli personaggi a parlare, ma sono i singoli personaggi a pensare. Ogni personaggio dà la sua impronta alle pagine di cui è protagonista. Protagonista, perché i protagonisti sono tanti. Noi, lettori, entriamo nella testa di ogni personaggio. Anche di quelli apparentemente marginali.
Mi piaceva perché era follemente realistico. Canetti descrive le idiosincrasie umane, ma le porta all'estremo, e le estremizza così tanto che diventano monomanie. La monomania dei libri, la monomania dei soldi, la monomania degli scacchi, solo per citare le più evidenti. Ogni personaggio consacra la vita a una follia personale. Poi la follia erompe, vera, a togliere il senno a quello che di solo senno si era voluto nutrire. È un contrappasso atroce.
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Qualche mese dopo andai a Salisburgo. Mi piace girare per librerie, anche nelle città che non conosco, per farmi un'idea. Adoravo quelle sfilze interminabili di libri gialli Reclam. Un classico per pochi euro. E vidi Canetti, ancora, Komödie der Eitelkeit, La commedia della vanità. Non avevo la più pallida idea di cosa fosse però, visto che il romanzo mi era piaciuto così tanto, decisi di prenderlo. Dopo ci ho scritto la tesi e l'ho portato in giro con me per due anni. Se Auto da fé era polifonico, la Commedia è cacofonica. Sovrapporsi di voci l'una sull'altra sull'altra, a creare caos. A me il caos piace. Mi piace spezzettarlo, ed entrarci dentro. Dentro al caos di questa commedia, io ci vivo. Voci su voci su voci. E fuoco, ancora. Ancora un bel rogo, un bel rogo delle vanità. Come Savonarola. Un governo totalitario, una legge che vieta gli strumenti della vanità (specchi, foto, ritratti). Una distopia. E c'è dentro di tutto, dal rapporto tra la massa e il potere, alla psicoanalisi lacaniana, alla Bibbia, alle tipologie di potente, al narcisismo...
Insomma, sono diventata un'entusiasta, per dirla all'inglese. Ho letto gli altri libri, ma non ancora tutti. Per esempio, l'autobiografia in tre volumi (il quarto, uscito postumo, è in attesa). La lingua salvata, il primo volume, è famoso anche tra i "non addetti ai lavori"/non monomaniaci. Dove veniamo a sapere che il piccolo Elias a cinque anni cercò di uccidere sua cugina correndole dietro con un'ascia perché non gli lasciava guardare il suo quaderno di scuola, e lui voleva vedere i segni, la scrittura. Poi lei un paio d'anni dopo lo buttò direttamente in un gigantesco calderone pieno d'acqua bollente, tanto per ricambiare. Dove troviamo tanti altri aneddoti della vita di Elias bambino. Canetti, ebreo sefardita non praticante (penso anche non credente), nato in quella remota provincia dell'Impero Ottomano che oggi è la Bulgaria da genitori con passaporto turco, madre di origini italiane (livornesi), trasferitosi presto in Inghilterra poi in Svizzera poi in Austria poi in Germania poi in Austria ancora eccetera. Ha vissuto per anni in Inghilterra, ma ha scritto sempre in tedesco, perché è la lingua che i suoi genitori parlavano tra di loro, la lingua segreta.
E poi gli altri volumi dell'autobiografia, dove conosciamo gli amici di Canetti che hanno nomi quali Alban Berg, Robert Musil o Fritz Wotruba.
E le innumerevoli raccolte di appunti, su tutte La provincia dell'uomo. È negli aforismi, forse, che Canetti dà il suo meglio, capace di perle folgoranti.
E poi Massa e potere, il saggio a cui dedicò quarant'anni della sua vita. Un saggio filosofico, psicologico, antropologico. Canetti, o, come buttare Freud giù dal piedistallo.
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Mi chiedevano, "Su cosa fai la tesi?". "Su Canetti". "Chi??". "Canetti. Uno che ha preso il Nobel nel 1981". (Nobel per la letteratura. Con un solo romanzo, tre commedie introvabili, un saggio, degli aforismi. Gridarono allo scandalo, caddero dalle nuvole).
Sono monomaniaca, dicono. Come i suoi personaggi.

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