Italia al sicuro. Draghi? Dovrà seguire cattive politiche”
Ci sarà una ristrutturazione del debito della Grecia, e anche di Irlanda e Portogallo
Una ristrutturazione del debito greco è quasi scontata, ma il rischio di
contagio all'Italia della crisi dell'Eurozona periferica rimane estremamente
limitato, nonostante il peggioramento di outlook da parte di S&P's. È
l'opinione del premio Nobel per l'Economia 2008, Paul Krugman, a Vico Equense
per ricevere il premio Capo d'Orlando rilasciato a eminenti personaggi della
scienza, dell'economia e del mondo delle imprese.
Qual è la sua visione della crisi greca?
Considero più o meno scontato che ci sarà una ristrutturazione del debito
della Grecia, e anche di Irlanda e Portogallo. Non sono sicuro della Spagna.
Penso che i limiti siano stati raggiunti nei piani di austerità.
La ristrutturazione sarà sufficiente o prevede sia l'anticamera
dell'uscita dall'euro?
Non ho le idee chiare. Un'uscita rimane possibile, specialmente se la Bce si oppone anche solo a una
ristrutturazione che estenda le scadenze del debito. Tutte le economie
periferiche sono dipendenti dai prestiti della Bce. Se Francoforte stacca la
spina, ciò comporterà una crisi bancaria e questa può portare all'eventualità
di uscire dall'euro.
Crede che possa bastare un riscadenziamento o che le banche private
debbano accusare delle perdite sul debito greco?
Quello che ha senso è un "large haircut", l'accettazione di ampie
perdite sul debito nominale. Una ristrutturazione soft non può bastare.
Pensa che il recente peggioramento di outlook da parte di S&P's
renda più pericolosa la situazione dell'Italia: c'è un aumentato rischio di
contagio?
In Italia il debito è ampio ma non il deficit, non c'è il rischio di
avvitamento a spirale del debito. Non è come la Grecia, dove c'è un alto
deficit oltre a un alto debito, e perciò, se il settore privato perde la
fiducia, gli interessi salgono e il carico del debito diventa insostenibile.
L'Italia deve solo raccogliere sui mercati il 4% del Pil ogni anno per evitare
di essere vulnerabile. Certo, se le cose peggiorano e si comincia ad avere
l'impressione che l'euro va a pezzi, e la gente ritira i soldi dalle banche
italiane per depositarli in Germania, ci può essere una crisi anche in Italia.
Ma la considero un'eventualità molto improbabile.
La Spagna è il vero ago della bilancia tra una crisi circoscritta e un
euro a pezzi?
La Spagna
è in difficoltà. Ha ampi deficit ma è finanziariamente molto più forte di
Grecia o Irlanda. Abbiamo però appena visto dalle elezioni che la gente è molto
arrabbiata, perciò permane il rischio di una severa crisi. Specialmente se
Madrid arrivasse al punto di voler uscire dall'euro. La Spagna è una grande
economia e, se arrivasse al collasso, l'Italia o il Belgio, ma probabilmente
l'Italia, sarebbe la prossima a dover affrontare una seria crisi.
Una battuta definiva l'euro un complotto per dare agli italiani un
governatore tedesco, invece saranno i tedeschi ad avere un governatore
italiano, Mario Draghi alla Bce. Che ne pensa?
Sono molto più contento che il prescelto sia Mario Draghi piuttosto che
Axel Weber. Però dovrà seguire le orme di Jean-Claude Trichet che di fatto si è
rivelato un "banchiere tedesco".
Ha fiducia che Draghi possa fare un buon lavoro?
No. Ma non per colpa sua. Penso che la cultura della Bce e le assunzioni di
fondo siano troppo restrittive. Se si guarda alla core inflation,
all'inflazione di base, la Bce
non dovrebbe alzare i tassi e invece lo sta facendo. Ho paura che Draghi dovrà
seguire le stesse politiche e non sono buone politiche.
Intervista Enrico Brivio,
Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2011

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