Insicurezza alimentare
Tremila tonnellate di mangime tossico sequestrato nella grande Germania.
Tremila tonnellate di mangime tossico sequestrato nella
grande Germania. Ma quante altre migliaia saranno sparse per le aziende di
allevatori? Questa putrida infezione quanto ha contaminato oltre alle uova
anche il latte e la carne bovina?
Perché dinanzi ai primi casi di intossicazione (marzo 2010) con tracce
pericolose di diossina rilevate nelle uova e nelle carni di pollo non si è
immediatamente corsi ai ripari? Queste e altre domande saranno poste alle
autorità tedesche da un'opinione pubblica tutt'altro che acquiescente. Nel frattempo
le diverse comunità chiedono ai loro governi garanzie e certezze e le risposte
sono, come è ovvio, sempre le stesse: "State tranquilli, da noi i
controlli sono seri. I nostri prodotti sono marchiati e tracciabili, sono e
restano sicuri".
Non c'è distinzione di contenuti tra le dichiarazioni di esponenti di governo
italiani, francesi, spagnoli e financo inglesi: "Questa volta è toccato ai
tedeschi. Che vergogna! Noi siamo più scrupolosi e più seri". Seguiranno
da un lato le opportune indagini giudiziarie e al contempo una serie di
riunioni tecniche su scala europea per predisporre interventi di maggior
controllo e tutela. Nel frattempo la catena alimentare avrà ricevuto un altro
piccolo scossone, qualche patologia sospetta verrà lasciata decantare poiché è
"criminale" generare panico tra la gente e tutti attenderemo la
prossima puntata di questa storia infinita.
Penso che, ormai, non è più serio fare troppe distinzioni tra l'atto criminoso
di questa società a delinquere, la Harles Und Jentzsch che scientemente inseriva nei
mangimi grassi animali contaminati da diossina, e la situazione di un ambiente
che ci circonda e che giorno dopo giorno supera i livelli di guardia della
nostra sicurezza alimentare. Da un lato i delinquenti patentati e dall'altro il
quieto vivere di un sistema produttivo che distrugge la fertilità dei suoli, la
salubrità delle acque e inquina l'aria. Sono le due facce di una stessa
medaglia che compromette la nostra salute e il nostro futuro e che genera
l'unica vera patologia di questa società: l'avidità e il profitto al di sopra
di tutto. Una storiella morale coreana sosteneva che il saggio contadino quando
otteneva tre fagioli, uno lo teneva per sé, l'altro lo condivideva con la
comunità e il terzo lo riconsegnava alla terra. Dire che oggi i tre fagioli non
bastano per la nostra avidità è dire poco e la natura ci sta ripagando con gli
interessi.
"La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della
collettività": l'articolo 32 della nostra Costituzione è quotidianamente
sfregiato da un ambiente sempre più compromesso. Allevamenti intensivi con le
deiezioni animali inquinano la prima e la seconda falda acquifera in ampie zone
del Paese. Ci facciamo belli sulla qualità dei nostri prosciutti e delle norme
sanitarie per produrli (le più rigorose al mondo) nel momento in cui quelle
falde inquinate infestano buona parte dei terreni agricoli. Le connessioni tra
cibo, ambiente, produzione animale e vegetale, salute, benessere, economia sono
così forti da richiedere un approccio non solo di natura specialistica, ma una
visione d'insieme. Perché ciò avvenga dobbiamo pretendere un'informazione
dettagliata su tutto il ciclo produttivo, io direi quasi: "Meno norme, più
informazioni". Il panico collettivo non si supera con il silenzio e le
rassicurazioni di questo o quel ministro, ma con una grande mobilitazione per
divenire soggetti attivi, meno consumatori e più co-produttori. Ricordiamocelo
quando nelle sedi istituzionali, complice la nostra indifferenza, potenti lobby
dell'agro-business, vorranno frenare l'informazione, la trasparenza, la
conoscenza delle forme di alimentazione degli animali, la provenienza delle
materie prime, le tecniche di trasformazioni e i sistemi di conservazione. Non
è più il tempo di delegare queste conoscenze ad altri, è ora di dire: vogliamo
sapere tutto e subito.
http://www.repubblica.it (09 gennaio 2011)

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