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Inferno tra gente festosa. Una rievocazione della strage alla Banca dell’Agricoltura

Oggi, 12 dicembre 2008, è il 39° anniversario della strage di Piazza Fontana. Vogliamo ricordare questa data con uno scritto di Camilla Cederna, giornalista scomoda, mai scesa a compromessi.E lo vorremmo dedicare alla speranza di un futuro libero dai tanti guitti del potere che ammorbano i mezzi d'informazione del nostro paese.

Ricordo il pomeriggio del 12 dicembre ' 69. Mi ha telefonato ansioso un amico: "Corri in piazza Fontana deve essere successo qualcosa, chi dice lo scoppio di una caldaia, chi dice una bomba. Pare che i morti siano molti". Prendo un taxi al volo in una Milano dalle strade piene di gente festosa e vetrine rosse e oro finche' arrivo in piazza Fontana dove davanti alla Banca dell' Agricoltura tutta grigia e affumicata, grigio e nero anche il pianoterra su cui corrono rivoli di sangue.

Mi avvicino passando attraverso i corridoi dei carabinieri e le siepi dei giornalisti, vedo il sindaco Aniasi che esce terreo dalla banca, vedo carabinieri che svengono, i parenti che vengono portati via con la faccia fra le mani. E un massacro, il caos, c' e' l' odore della guerra, di sangue caldo e di polvere da sparo, di carne bruciata e di zolfo.

Mi si riempiono le scarpe di sangue e gli occhi di lacrime. Mi ascolto i discorsi apocalittici di quelli che hanno visto all' interno i corpi dilaniati, il Giudizio universale, no l' Inferno. Opera degli anarchici, lo conferma con un telegramma Saragat e lo dira' subito anche il capo della Politica, il commissario Antonino Allegra.

Scoppia il caso Rolandi l' autista che, pur contraddicendosi varie volte dice di aver portato Valpreda con la sua nefasta valigietta alla banca: "Bravo Rolandi hai smesso di fare il tassista, ti sei sistemato" gli dicono. Ma lui morira' di crepacuore senza avere avuto un soldo (una bella mancia era stata la frase del questore Guida). Intanto in una delle piazze di Milano spadroneggiano i fascisti e la polizia chiude un occhio sulle aggressioni fasciste, perche' in questo modo legittima la comoda teoria degli opposti estremismi.

E' dal ' 68 che Milano e' in piena febbre aziendale; gli operai hanno messo in discussione la loro condizione, ci sono contestazioni davanti ai cancelli, dimostrazioni che paralizzano centro e periferia e la sera (uscivo con una mia cameriera molto carina): "La Camilla e' uscita di nuovo per tastare il polso alla citta' " riferiva mia madre alle sorelle.

Cosi' incontravamo plotoni di polizia col casco di metallo, manganello appeso a un gancio in cintura. Io stavo li' a scrivere su un taccuino il loro equipaggiamento, finche' , seccatissimi minacciavano di arrestarci e allora di corsa in piazza del Duomo dove il ritornello era sempre lo stesso: "Basta col caos, con gli scioperi, qui ci vuole il pugno di ferro, la pena di morte, e perche' no i colonnelli? E poi anche qui ci vuole il coprifuoco mi creda non sono mai stato cosi' contento di avere mandato mio figlio un mese fa a Fiesole, alla riunione del Fronte Nazionale. E una santa organizzazione paramilitare dell' ex comandante della X Mas Valerio Borghese che ha per scopo l' azione rischiosa in tempi di emergenza".


(18 settembre 1992) - http://www.corriere.it

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