Indicazioni e raccomandazioni “oltre il Pil”: quando le politiche?
Andare oltre il Pil rappresenta una delle grandi sfide politiche dei nostri giorni.
Uno studio dell'Ocse consente una riflessione approfondita sulle condizioni materiali e insieme sulla qualità della vita nei 34 Paesi membri. La materia è trattata nel numero 1/2011 della Rivista delle politiche sociali di Ediesse
Finalmente il tema della misurazione del benessere è in cima
all’agenda della comunità statistica internazionale. Dopo una serie di
iniziative che si sono svolte nell’ultimo decennio, è apparsa ormai chiara la necessità,
almeno sul piano degli indicatori statistici, di trovare delle misure
alternative al Pil per misurare il benessere e lo sviluppo sostenibile. Sulla
scia delle raccomandazioni fornite dalla celebre Commissione
Stiglitz-Sen-Fitoussi, gli istituti di statistica di molti paesi sviluppati
hanno lanciato una serie di iniziative legate al tema del benessere con
l’obiettivo di trovare delle misure alternative che possano fungere da bussola
del progresso e di uno sviluppo di qualità.
Sulla questione il dibattito è ancora aperto e le soluzioni trovate diverse. I
lavori relativi alla misurazione del benessere sono stati avviati in varie
forme: dalla pubblica consultazione (Gran Bretagna) alle commissioni
parlamentari (Germania e Norvegia), fino a tavole rotonde nazionali (Italia,
Spagna e Slovenia).
Alla ricerca della "vita migliore"
Un’iniziativa molto interessante è quella promossa dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo
Sviluppo Economico (Ocse), che ormai da anni si occupa del tema della
misurazione del benessere e della sua implementazione nei paesi membri.
Nell’ambito dell’iniziativa “Better Life”, l’organizzazione ha pubblicato un
compendio “Compendium of Oecd well-being indicators”, che rappresenta
l’anticipazione del documento finale, How’s life, che uscirà alla fine
dell’anno.
L’obiettivo di questi lavori è quello di fornire uno strumento per la
comparazione della qualità della vita dei paesi sviluppati e in via di
sviluppo, sulla base di un set ampio di indicatori. Nel compendio, infatti, i
34 paesi membri dell’Ocse sono stati raggruppati sulla base delle performance
raggiunte in ciascuno degli indicatori scelti per rappresentare due domini
fondamentali, le condizioni materiali e la qualità della vita, per i quali è
stato individuato un totale di undici dimensioni. Questi indicatori saranno
alla base dell’indice della qualità della vita “How’s life?” che sarà
pubblicato il prossimo ottobre. Il contributo innovativo (e interattivo)
consiste nel fatto che non c’è nel lavoro una classifica generale dei paesi,
bensì solamente una distribuzione degli stessi nei decili che hanno risultati
“migliori, peggiori o intermedi” rispetto ai singoli indicatori. Sulla base dei
domini individuati nel compendio, l’utente può anche calcolare il proprio
“indice di vita migliore” in funzione della propria definizione di benessere: i
paesi saranno classificati in base ai pesi che vengono attribuiti alle varie
dimensioni incluse nell’indicatore.
Benessere e consenso sociale
Sono molte dunque le proposte che arrivano per misurare il benessere, occorre
però ricordare che la ricerca di tali misure è finalizzata a migliorare il
processo decisionale della politica e non un mero esercizio statistico. Al di
là del numero e del tipo di indicatori utilizzati nei vari esercizi di misurazione,
il nodo centrale rimane quello legato alla legittimità delle misurazioni
scelte, considerando il ruolo chiave che gli indicatori giocano nell’orientare
le scelte politiche. Quando si affrontano temi di natura multidimensionale e
intrinsecamente soggettiva, la principale questione da dirimere a livello
tecnico è quella relativa alla robustezza e alla pertinenza delle dimensioni
individuate. Infatti nel momento in cui si cerca di dare una visione del
benessere, è inevitabile l'assunzione di un modello di partenza o di un punto
di vista che deriva da una vision dello stesso benessere, dell'economia, della
valutazione delle aspettative della società, del modello di sviluppo, dei
bisogni da soddisfare, delle priorità economiche da considerare. È partendo da
tale definizione che si sceglieranno gli aspetti determinanti (e quindi gli
indicatori) in grado di fotografare e in qualche modo misurare il benessere di
un territorio.
Ma la scelta degli indicatori è tanto una questione tecnica quanto politica: essa
corrisponde a un riconoscimento di priorità e di bisogni sociali che troppo
spesso vengono dall'alto e non “dal basso”, dentro il processo di decisione
politica, amministrativa e istituzionale, e non dentro un processo
partecipativo, sociale e democratico. Già in una delle sue prime opere, Amartya
Sen aveva sottolineato che, quando si cerca di stabilire la rilevanza di
aspetti legati al benessere e alla qualità della vita delle persone, non si può
sfuggire dal problema della legittimità: gli indicatori di benessere, dunque,
affinché possano essere considerati legittimi, devono ottenere il consenso
sociale. Infatti a seconda degli indicatori presi in esame cambia la
prospettiva e cambiano le politiche messe in campo. La scelta delle variabili
“che contano” costituisce quindi un elemento di confronto e dibattito su cosa
misurare strettamente intrecciato al sistema di valori e obiettivi di una
collettività.
Decisione politica tra priorità e bisogni
La scelta degli indicatori di per sé però non basta a garantire
il loro utilizzo effettivo nelle scelte politiche: non è poi così lineare e
automatico il passaggio dall’informazione statistica al cambiamento di
orientamento delle politiche, e non ci si può illudere che un rigoroso,
oggettivo e asettico set di indicatori sostituisca poi il livello di decisione
politica rispetto alle priorità e ai bisogni. I due aspetti si intrecciano e si
influenzano inevitabilmente. Finché la politica di un paese considererà la
crescita economica come una condizione centrale del benessere, il Pil
continuerà a rimanere l'indicatore fondamentale preso a riferimento dalle
politiche di quel paese. Nello stesso tempo il “mito della crescita economica”,
senza se e senza ma, può essere messo in crisi e poi scalzato grazie a
un’iniziativa sociale, politica e culturale che conquisti il consenso su una
diversa nozione di benessere e che costringa la politica, le politiche, a
indirizzare non solo in modo diverso lo sviluppo, ma anche ad accettare le
forme e i modi nuovi per misurarlo, sulla base di un ampio consenso costruito
nell’arena politica. Torna dunque in primo piano il tema della legittimità, che
si costruisce sul consenso sia nel riconoscimento dell’importanza di un
determinato aspetto per il benessere dei cittadini (perché misurare) sia sulla
scelta dell’indicatore più adatto (come misurare).
Ben vengano quindi gli approfondimenti di stampo metodologico e
tecnico-statistico, ma, per evitare che tutto si riduca a un mero esercizio
accademico, la prova del nove sta nelle politiche, nelle misure adottate per
migliorare il benessere dei cittadini e nella condivisione, in qualche modo
verificata e controvertibile, di bisogni e priorità sociali.
Società civile, campagne e Sbilanciamoci!
In sostanza, dunque, gli indicatori di benessere acquistano spessore e rilevanza decisionale quando, grazie al consenso che acquistano nella società civile e nella politica, e quindi legittimati, diventano leggi e provvedimenti amministrativi, quando costituiscono vincoli e criteri per le politiche da adottare, quando sono elementi fondamentali nel disegno delle politiche finanziarie e di bilancio. Per questi motivi è determinate che il discorso sugli indicatori sia legato all'affermazione di un diverso modello di sviluppo fondato su altre basi (sostenibilità ambientale e qualità sociale) e con altri obiettivi (diritti, benessere diffuso, riduzione delle diseguaglianze, eccetera). Se gli indicatori di benessere riusciranno ad affermarsi con pari dignità rispetto a quelli macro-economici, si sarà già dentro un nuovo modello di sviluppo, perché racconteranno un nuovo contesto sociale ed economico di cui sono anticipazione e stimolo, ma anche inevitabile specchio.
È proprio in questo contesto che la campagna Sbilanciamoci!
sta portando avanti da oltre 10 anni una serie di iniziative per promuovere una
visione del progresso alternativa a quella strettamente economicista basata sul
Pil. Negli ultimi anni, si stanno moltiplicando le collaborazioni attivate con
enti locali interessati a monitorare la qualità della vita dei loro cittadini:
dalle Province di Ascoli Piceno e Roma alla Provincia autonoma di Trento, fino
al Comune di Arezzo. Inoltre, all’interno del neo-costituito tavolo sulla
misurazione del benessere, promosso grazie all’iniziativa congiunta del Cnel e
dell’Istat, siede anche Sbilanciamoci!. Nell’iniziativa, nata con l’obiettivo
di integrare i conti nazionali con indicatori di benessere e di sostenibilità
entro la fine dell’anno, sono stati coinvolti alcuni rappresentanti delle
società civile, e tra questi Sbilanciamoci!, che potrà far sentire la sua voce.
La partecipazione della società civile ai tavoli di discussione istituzionale
mostra come finalmente quello del benessere sia diventato un tema su cui il
consenso è fondamentale. In effetti, la scelta di quello che si misura è alla
base di quello che si fa: serve consenso e azione perché le politiche possano
essere rivolte a migliorare la qualità dello sviluppo. Proprio per portare
questi temi all’attenzione degli enti locali, Sbilanciamoci, nell’ambito del progetto
UmanamEnte, ha organizzato una scuola residenziale che affronta proprio i temi
del benessere e della sostenibilità e della loro misurazione su scala locale
come strumento di conoscenza dei territori e di indirizzo delle politiche
pubbliche. Filo conduttore della scuola sarà il legame tra statistica e
politiche pubbliche e l’utilizzo degli indicatori di benessere per meglio
orientare l’azione del policy maker.
Tra pochi giorni, a Roma, verrà inoltre lanciata l’iniziativa che
Sbilanciamoci! ha attivato con la
Provincia di Roma per monitorare l’efficacia delle politiche
sulla qualità dello sviluppo nei comuni romani. Il legame sempre più stretto
tra politica e misurazione del benessere, tra enti locali e società civile, è
la testimonianza del fatto che la strada oltre il Pil ha una valenza politica
fortissima. Se la statistica gioca un ruolo fondamentale dal punto di vista
metodologico, è la politica il volano in grado di tradurre il benessere in
scelte concrete e operative. Andare oltre il Pil rappresenta una delle grandi
sfide politiche dei nostri giorni.
http://www.sbilanciamoci.info 17/06/2011

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