Immigrazione, Europa e disarmo così cambierà la politica tedesca
Il programma del capo dei liberali tedeschi, il futuro vice della Merkel
Quelli che seguono sono gli estratti dal discorso sulla politica estera della Germania, pronunciato quest' estate dal leader liberale e futuro ministro degli Esteri alla Deutsche Gesellschaft fuer Auswaertige Politik, la più autorevole istituzione tedesca di elaborazione sulla politica internazionale. Per gentile concessione della Fdp, partito liberaldemocratico tedesco
Se in altri paesi salgono al potere politici carismatici come il nuovo presidente americano, si fa sempre presto a chiedersi chi sia un loro equivalente tedesco. Eppure non mi sembra che negli ultimi 60 anni i politici tedeschi siano stati così male: hanno contribuito ad assicurarci il più lungo periodo di pace nella Storia del nostro paese. La politica estera tedesca è contraddistinta da molta continuità e pochi strappi. Continuità non come mancanza di idee, bensì come prosecuzione di una grande storia di successo. Nella storia della nostra Repubblica tutti i partiti democratici vi hanno giocato la loro parte. La politica estera tedesca nel suo nocciolo è il dovere della cooperazione, scelto in autonoma coscienza. Il principio della cooperazione fu la premessa della nostra riconciliazione con l' Occidente, per la distensione verso Est e per la riunificazione. Nel dopo-guerra fredda questo principio andò avanti con il coerente impegno per l' integrazione europea e il superamento della divisione del nostro continente... Un principio tedesco è da tempo diventato un modello europeo. Dopo la riunificazione, la Germania ha trovato la sua prima priorità di politica estera in Europa, ma dalla fine del vecchio ordine non nacque automaticamente un ordine nuovo.
Guardiamo al dibattito allora negli Usa: l' unico dato scontato era che gli Usa avrebbero indicato la strada. Isolazionismo, "gendarme del mondo", cooperazione o atteggiamento unilaterale, tutti i modelli erano sul tavolo. Poi venne l' 11 settembre 2001, e la questione trovò presto una risposta. Per otto anni quella data è stata l' ordine di grandezza dell' agenda internazionale. Oggi siamo arrivati al momento in cui dobbiamo emanciparci dall' 11 settembre come momento di svolta e di ancoraggio della politica internazionale. Non si tratta di dimenticarlo. Anche la Germania ha tratto le sue conseguenze: la lotta al terrorismo resterà un compito importante, e in Afghanistan abbiamo bisogno di un successo, ma gli ultimi anni hanno anche mostrato che puntare tutto sul tema "guerra contro il terrore" ha fatto perdere di vista molti altri temi. Quando amici perdono la bussola, bisogna aiutarli a tornare sulla giusta via. Nella cosiddetta "guerra contro il Terrore" gli Usa hanno perso la bussola più volte. Guantanamo e Abu Ghraib restano i simboli d' un temporaneo abbandono di quella base di valori comuni che ci definisce come "l' Occidente". La dignità umana è inviolabile.
La Nato resta anche in futuro irrinunciabile per la nostra sicurezza. Ma deve tornare luogo centrale della discussione politico-strategica tra Europa e Nordamerica. La crisi economica internazionale ci mostra in modo drammatico che nell' epoca della globalizzazione nessuna via ci può far aggirare l' esigenza di una cooperazione globale rafforzata. Da ciò deriva non solo la necessità di adattare le organizzazioni internazionali. Il rafforzamento del G20 come risposta alla crisi economica è un esempio di sviluppo di vie multilaterali nella globalizzazione. Paesi come India, Cina, Brasile e Sudafrica devono essere coinvolti in modo più forte nell' accogliere responsabilità regionali e globali. I miei genitori sono nati nel 1930, quando erano giovani doveva essere insegnato loro che la Francia non era altro che l' arcinemico naturale e irriducibile della Germania. Io stesso appartengo a una generazione che ha ancora sentito quali profonde ferite le catastrofiche derive della Storia tedesca abbiano lasciato nella memoria collettiva dei nostri paesi. Il compito delle generazioni che ci precedettero fu la riconciliazione con i nostri vicini e l' integrazione nell' Occidente. Il compito della mia generazione è completare la riconciliazione e il superamento della divisione dell' Europa anche verso l' Est. Una migliore comprensione tra tedeschie polacchi è presupposto del successo della Ue esattamente come la buona comprensione tra tedeschi e francesi. È preoccupante, però, la tendenza degli Stati più grandi della Ue a realizzare fatti compiuti senza coinvolgere i partner più piccoli. Chi prende decisioni sopra la testa degli altri mette in pericolo, alla lunga, l' idea dell' Europa comune. Noi non vogliamo costruire nessun Asse nell' Unione europea, e nella politica europea il Lussemburgo è grande quanto la Francia.
Un ulteriore punto importante della politica che auspico è una coerente politica di disarmo e controllo degli armamenti. È tempo di un rinascimento della politica del disarmo. Il presidente Obama ha dall' inizio iscritto questo tema tra le sue priorità, e sembra che la Russia voglia unirsi a questo cammino. Se abbiamo adesso la possibilità di nuovi accordi globali sul disarmo, dobbiamo cogliere la chance. Il ritiro delle restanti testate atomiche tattiche Usa dalla Germania sarebbe una reazione ben commisurata a questa dinamica. Nessun altro paese può battersi in modo più credibile della Germania per una rinuncia alle armi nucleari: la Germania è un esempio di come la sicurezza, la forza economica e la capacità di esercitare influenza politica sono realizzabili anche senza l' opzione nucleare. La Russia, anche al di là delle questioni di disarmo, avrà sempre un posto di massimo rilievo, di primo piano nella politica estera tedesca. Al di là di ogni critica, dico: la Germania ha bisogno e vuole la partnership con la Russia, in politica estera ed economica. Ma con la stessa chiarezza dico: chi crede di generare stabilità alle spese dello Stato di diritto dovrà presto o tardi constatare di aver generato instabilità.

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