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Il segreto della domanda

Scrive Oscar Wilde: "Se hai trovato una risposta a tutte le tue domande, vuol dire che le domande che ti sei posto non erano quelle giuste"


 

Prima di tutto volevo dirle che le sono davvero grata per avermi fatto conoscere una nuova concezione della filosofia. Essendo io una giovane studentessa del liceo, infatti, avevo sempre studiato la filosofia come una disciplina senza alcuna utilità, o almeno non avevo mai trovato in essa una concreta applicabilità al reale. Adesso, anche grazie a lei, ho scoperto che è una delle poche cose che mi aiuta a capire, a vivere, in quanto riesce a donarmi il piacere della risposta. Ed è proprio da qui che parte la mia personale riflessione sulla Verità, a cui sono giunta anche grazie alla lettura di alcune delle sue innumerevoli risposte, quali "Evoluzionismo vs creazionismo" e "La fede".
In entrambe ci si poneva il problema della Verità, e allora, io, chiedendomi quale fosse l'ambito in cui essa si cela, sono giunta alla conclusione che la filosofia è l'unica disciplina in grado di darci risposte certe. Confrontandola con gli altri due grandi ambiti, la scienza e la religione, incapaci di arrivare a reali risposte, essendo la scienza in continua trasformazione, e la religione poco veritiera ai miei occhi, la filosofia è l'unica a racchiudere nella sua essenza la Verità. Sant'Agostino, però, afferma che "in interiore homine habitat veritas", e la filosofia è fatta di filosofi, di uomini. E allora dove si nasconde realmente la Verità?
Rossana Esposito Bari
e_rossana@hotmail.it

 


La ringrazio per i suoi apprezzamenti, ma la devo deludere, perché la filosofia non è "possesso", ma "ricerca" della verità. Per questo non fornisce risposte, ma radicalizza le domande volte a problematizzare l'esistente, per evitare di assopirsi in quei sogni beati propri di chi ritiene che la vita debba essere "senza pensieri", quando invece l'uomo è un prodotto di lotte intime e sociali, la cui soluzione provvisoria va cercata in quel dialogo infinito con gli altri, capace di allargare la propria visione del mondo, la cui angustia è la vera responsabile dell'acuirsi del dolore nell'insolubilità dei problemi.

Adottando il metodo socratico della "dotta ignoranza", la filosofia, a differenza della religione, non è autoritaria. Non dice: "Io possiedo la verità e tu apprendila", perché è persuasa che la verità, anche se incompiuta, imperfetta e mescolata a tanti errori, dimori in ciascun uomo. E "maestro" non è chi trasmette la verità, ma chi aiuta gli uomini a trarla fuori dalla confusione delle loro opinioni, anche se in contrasto con le idee più diffuse e da tutti condivise.
Quando chiesero a Socrate che cosa insegnava, lui rispose che non insegnava niente perché era ignorante, ma aiutava coloro che ritenevano di sapere qualcosa a fondare le loro opinioni con argomenti solidi, in modo che stessero in piedi da sole, e non per l'autorità di chi le enunciava, per la fede in credenze infondate, per l'impatto emotivo, per la suggestione degli affetti. Siccome riteneva di non essere in possesso di alcuna verità da trasmettere, paragonava il suo lavoro a quello di sua madre che aiutava le partorienti a generare. Allo stesso modo lui aiutava i suoi discepoli a partorire la verità che, segretamente, e spesso a loro insaputa, custodivano.
Chiamò questo metodo filo-sofia che significa: "amore per il sapere", distinguendola dalla sofia dei sapienti che non "amano" il sapere perché ritengono di "possederlo". Amore, infatti, non è possesso, ma ricerca, tensione e desiderio della cosa o della persona amata. Per questo, nel racconto che ci fa Socrate nel Simposio, Amore non è figlio di Afrodite, come voleva la mitologia greca, ma di Penia, che significa "penuria", "povertà". Essendo povero, Amore non "possiede" e perciò "cerca", allo stesso modo della filosofia che, non possedendo alcuna verità, ne va alla ricerca. Per questo Socrate dice: "Amore è filosofo, perché sta in mezzo tra il sapiente che non cerca la verità perché ritiene di possederla e l'ignorante che non la cerca perché non desidera sapere". In questo senso è possibile dire che la filosofia non è un "sapere", ma un "atteggiamento". L'atteggiamento di chi non smette di fare domande e di mettere in crisi tutte le risposte che sembrano definitive. Per questo l'atteggiamento filosofico è la macchina capace di inventare un mondo possibile al di là del mondo reale.

 

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