Il rischio dell’ignoranza adolescenti di oggi impreparati e imprudenti come i loro genitori
L´educazione sessuale, come educazione alla conoscenza del proprio corpo, della sessualità come attività integralmente umana, che riguarda il corpo, ma anche il cervello e le relazioni, dovrebbe essere una parte importante dell´educazione dei bambini e degli adolescenti.
L´anatema del pontefice contro l´educazione sessuale perché «contro la fede e
la retta ragione» ricorda tanto quelli che nel passato sono stati lanciati,
anche dalla stessa chiesa Cattolica e da qualche pontefice, contro l´istruzione
dei ceti subalterni (e delle donne): perché foriera di pericolose tentazioni a
pensare con la propria testa. Non si capisce infatti che cosa c´entri con la
fede, e ancor meno la retta ragione - qualsiasi cosa si intenda con
quell´aggettivo che qualifica, e limita, il concetto stesso di ragione.
L´educazione sessuale, come educazione alla conoscenza del proprio corpo, della
sessualità come attività integralmente umana, che riguarda il corpo, ma anche
il cervello e le relazioni, dovrebbe essere una parte importante
dell´educazione dei bambini e degli adolescenti. Ne trarrebbero giovamento
anche molti adulti.
Chi si oppone all´educazione sessuale, oltre ad avere una visione negativa, o
puramente strumentale, della sessualità, sembra ritenere che legittimare un
discorso educativo su di essa di per sé solleticherebbe istinti e pulsioni che
altrimenti rimarrebbero dormienti e solleciterebbe all´attività sessuale
soggetti che invece dovrebbero astenersi. Con un paradossale rovesciamento dei
rapporti causa effetto, secondo gli oppositori dell´educazione sessuale la
conoscenza libererebbe le pulsioni, invece che essere queste il motivo di
interrogativi che meriterebbero risposta, di esperienze che richiederebbero
riflessione. Meglio una bambina che diventa mamma a tredici anni, come è
successo poco tempo fa, che adolescenti che sono accompagnati riflessivamente
nella esperienza eccitante, ma anche complicata e non priva di dubbi e
sofferenze, del corpo proprio e altrui che muta, del desiderio che si presenta
prepotentemente, dell´attrazione ricambiata o rifiutata.
Il risultato di questa resistenza all´educazione sessuale, supinamente fatta
propria, con poche e temporanee eccezioni, dai ministri dell´istruzione che si
sono succeduti nella storia della repubblica, è una singolare ignoranza
sessuale diffusa a tutte le età, ma particolarmente tra i più giovani e perciò
più vulnerabili. Gli adolescenti di oggi non sembrano sapere molto di più di
quelli di un tempo su come evitare una gravidanza o una malattia venerea.
Contrariamente a quanto pensa il pontefice e i suoi sostenitori, questa
ignoranza non impedisce che si abbiano rapporti sessuali in età sempre più
precoce, al contrario. Ma li abbandona alla irriflessività, all´imprudenza, a
volte anche alla sopraffazione e alla pura strumentalità reciproca, spesso
asimmetrica tra i sessi. Come mostrano diverse ricerche sulla sessualità degli
adolescenti, spesso i maschi dichiarano di fare sesso "perché ne hanno
bisogno", perché ogni tanto devono "sfogarsi", mentre le ragazze
dicono di farlo "per far piacere al loro compagno", come "prova
d´amore" - ahimè non molto diversamente dai loro nonni e nonne, pur in un
contesto apparentemente più libero. Siamo sempre all´atto sessuale come
remedium concupiscentiae, anche se non necessariamente solo entro il
matrimonio. Del resto, questa sessualità agita in un contesto culturale
ignorante e irriflessivo, e perciò anche profondamente misogino, è responsabile
anche dello squallore di tanta pubblicità e televisione.
Stupisce che il papa abbia posto questo tema al centro del suo discorso di
inizio anno. Quasi che non ce ne fossero altri più importanti, sia dal punto di
vista spirituale che dell´etica pubblica e privata - come ha drammaticamente
ricordato la morte per freddo del neonato di Bologna, ultimo di una lunga fila
di bambini che muoiono ogni giorno nel mondo e troppo spesso anche in Italia
per povertà, disattenzione, violenza. Ma siamo ormai abituati ad un ordine di
priorità che, nella sua ossessione per la sessualità e la difesa della
"vita", sembra aver perso la bussola. Come scriveva sull´Avvenire nel
1996 un cattolico come Gorrieri in risposta ad una delle tante chiamate a
raccolta in nome della vita, "i settanta-ottanta anni che stanno in mezzo
(tra il nascere e il morire) non presentano alcun problema che interpelli la
coscienza cristiana?" Tuttavia, dal punto di vista della formazione
culturale e civile delle nuove generazioni, è un tema niente affatto
irrilevante, anche se in senso opposto a quello auspicato dal pontefice.
Repubblica 12.1.11

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