Il "popolo" invece delle "regole": ecco il virus che avvelena il Pdl
Capita spesso che i “golpisti” neanche si rendano conto di esserlo.
Capita spesso che i “golpisti” neanche si rendano conto di
esserlo. Capita spesso con i “golpisti” seri, purtroppo. Ma capita spesso – e
la cosa è, se possibile, ancora più penosa – con i “golpisti da operetta”,
categoria tragicomica cui certamente si può, da oggi, ascrivere l’onorevole
Maurizio Bianconi, vicecapogruppo dei deputati del Popolo della libertà.
Il quale, intervistato dal Giornale di Feltri, ha detto che «Napolitano non sta
rispettando la
Costituzione». Roba leggera, insomma. Secondo Bianconi, c’è
del marcio al Quirinale: Napolitano è un pericolo per la democrazia, è un
traditore della Repubblica.
Si potrebbe sorridere di tanto analfabetismo politico, di tanta sguaiatezza
istituzionale, di tanta ignoranza costituzionale (e non solo). Ma stavolta no,
non è il caso di sminuire, di ridurre il tutto a problemi di linguaggio, di
stile e di forma. Qui c’è un problema di sostanza. E che sostanza. Qui c’è un
esponente di primo piano (sic) del partito del capo del governo che attacca a
testa bassa il capo dello Stato. E lo fa accusandolo a mezzo stampa del
peggiore dei crimini, per un presidente della Repubblica: il tradimento della
Costituzione.
«Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l'on. Bianconi è di
certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il
dovere di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 90 e relative norme di
attuazione», ha commentato oggi il Quirinale. E la nota ufficiale prosegue
così: «Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite
pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del
Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni».
Bianconi chieda l’impeachment o chieda scusa, insomma.
Eppure l’onorevole Bianconi è solo uno dei sintomi di un male più
profondo. E ha avuto almeno il merito della chiarezza. Perché le sue incaute
parole sono, in fin dei conti, la versione senza filtri di tante altre
varianti, più “velate”, partorite dallo stesso pensiero di fondo: l’idea –
condita da un’infantile insofferenza alle “regole del gioco” – che un
fantomatico “volere del popolo” venga ontologicamente prima delle procedure
democratiche, prima della Costituzione, prima delle istituzioni.
Si tratta di un’idea sbagliata alla radice, che dimentica, ad esempio, che a
rappresentare il “popolo” italiano sono tutte le istituzioni, tutte. Non solo
la “maggioranza”, non solo l’esecutivo. A rappresentare gli italiani è il
Parlamento intero, “vincitori” e “vinti”. A tutelare gli italiani è il capo
dello Stato in quanto custode della Costituzione, non il leader di maggioranza
in quanto “capopopolo”. È la stessa idea che traspare nelle brutte parole del
senatore Gasparri: «il presidente non si presti a “congiure di Palazzo”».
La stessa idea che è alla base della riflessione del ministro della Giustizia:
«La Costituzione
– ha detto ieri Angelino Alfano – va letta a cominciare all’articolo 1, che
dice che la sovranità appartiene al popolo. Questa è per noi una bussola molto
chiara. Il popolo sovrano sceglie chi mandare al governo, e qualunque ipotesi
che preveda che chi ha vinto le elezioni fa l’opposizione e chi le ha perse sta
al governo è un’interpretazione che viola l’articolo uno della Costituzione
italiana». Ecco, dispiace che a parlare così, che ad adombrare il rischio di
incostituzionalità su eventuali e future decisioni del presidente della
Repubblica, sia proprio il Guardasigilli. E preoccupa che il brutto vizio di
stravolgere il dettato e le indicazioni precise della nostra Carta fondamentale
in nome di “consuetudini” non meglio precisate, e la pericolosa abitudine di
mettere sotto accusa o sotto pressione il presidente della Repubblica, si
stiano diffondendo, come un virus dagli effetti imprevedibili, nel Popolo della
libertà.
http://www.ffwebmagazine.it 16 agosto 2010

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