Il pericolo di affidarsi alle emozioni
Quando vince l’irrazionale
Il consenso dovrebbe fondarsi sull´argomentazione la
competenza, il dubbio e il dialogo. Se invece dipende dalla fascinazione della
parola e della retorica, allora diventa acritico e incondizionato
Amore e odio sono sentimenti, e come tali appartengono alla dimensione
pre-razionale e non di rado irrazionale dell´uomo. Prima di giungere all´età
della ragione i bambini amano e odiano e, dopo aver raggiunto l´età della
ragione, capita a ciascuno di noi di amare e di odiare senza un valido sostegno
della ragione, che a quel punto risulta offuscata e impotente a governare
pensieri e condotte.
Platone, per inaugurare la democrazia nella sua città ideale, riteneva che
dovessero essere allontanati retori e sofisti, perché costoro, per ottenere
consenso, ricorrevano non a solidi argomenti, ma alla mozione degli affetti e
alla cattura dell´anima attraverso la fascinazione della parola. Lo dice con
chiarezza il sofista Gorgia: «I divini incantesimi compiuti con le parole
possiedono una potenza che blandisce l´anima, persuadendola e trascinandola con
il loro fascino» (Elogio di Elena § 14). E Platone, consapevole di questo
rischio, ammonisce il giovane che entra nella vita pubblica con queste parole:
«Salirai la torre più elevata per il sentiero della Giustizia (Dike) o della
Seduzione ingannevole (Apate) perché lì ti perda e passi la tua vita?»
(Repubblica, 365 b).
A differenza della ragione, i sentimenti di amore e di odio, suscitati dalla fascinazione
della parola e dal suo potere seduttivo, non ospitano l´argomentazione, il
dubbio, la critica, il dialogo, la mediazione, che sono figure essenziali della
buona politica, ma, in modo acritico, aderiscono incondizionatamente a chi è
stato in grado di provocarli e di far leva su di loro per ottenere un consenso
che, proprio perché è acritico, è incondizionato. I ragionamenti non servono,
come non servono le prove dell´esistenza di Dio a chi non crede, o le prove
della sua inesistenza a chi crede. Basta la parola, la parola persuasiva
pronunciata da chi ha carisma.
In politica le figure carismatiche conoscono il potere della parola e la sua
efficacia persuasiva, che è tale perché non ha bisogno di interloquire con le
figure della ragione, essendo in presa diretta con lo scatenamento delle
passioni, la cui adesione al dettato ipnotico della parola carismatica è
incondizionato.
Quando si affida a personalità carismatiche, la politica è già scesa di
livello, perché produce consenso o dissenso non su base razionale, ma su base
emotiva. E quanti non hanno una sufficiente conoscenza dei fatti, o abbastanza
dimestichezza con le questioni di cui si discute, diventano sensibili ai
fattori emozionali che il potere carismatico sfrutta, quando addirittura non alimenta
con l´incuria, ad esempio, per i percorsi formativi, di cui la scuola e non la
televisione dovrebbe essere il luogo e l´ambiente.
Un potere che si regge su basi emotive è un potere che regredisce alla logica
primitiva dell´amico/nemico, da cui la cultura occidentale ha cercato di
emanciparsi proprio attraverso la politica, intesa come gestione razionale di
interessi contrastanti e non come tifoseria da stadio, dove l´amore per la
propria squadra e l´odio per l´avversario sono impermeabili a qualsiasi giudizio
critico.
Se la democrazia funziona per argomenti, competenze, scelte ponderate,
obiezioni critiche, un potere che si regge su basi emotive è molto pericoloso,
perché ha già oltrepassato la linea di demarcazione della democrazia. Prima di
questa linea, a un livello di primitivismo antropologico, ci sono i carismi, le
fascinazioni, le seduzioni, i plagi, ci sono le adorazioni, gli odi e gli
amori. Ed è una vera oscenità che anche la parola "amore", su cui si
regge la vicenda umana, debba essere anch´essa strumentalizzata per fini
politici.
http://www.repubblica.it 25.3.10

Precedente: Amore è precipitare nel vuoto l´inconscio non ha più segreti

