Il nuovo anno? A settembre
È facile insistere sull’immoralità delle star della politica, della finanza e della sotto-politica, e tacere sulla comune immoralità di chi ha accettato, dal basso, questo stato di cose, e ha così contribuito a consolidarlo
Molti anni fa mi convinsi, tra Milano e Torino, di quella
che mi sembrava un’evidenza: la fine dell’anno reale coincideva con la fine
delle ferie, l’inizio dell’anno nuovo con la riapertura delle fabbriche...
Convenzione per convenzione, c’era più verità in questa datazione che in quella
invernale, la sosta estiva segnava una fine e un nuovo inizio, un passaggio più
importante e secco di quello stabilito dal calendario. Mi porto dietro questa
convinzione da decenni anche se il taglio da un anno all’altro non è più così
netto e, per esempio, la riapertura delle fabbriche conta oggi assai poco e
conta di più la chiusura di molte di esse. Contano un po’ di più la riapertura
delle scuole ma per quanto? e la pessima abitudine dei commercianti di farci
trovare, al ritorno, di un aumento abusivo nel prezzo delle merci. È però sul
piano politico che l’estate lascia il segno, che il “rientro”, e cioè la
riapertura delle Camere, è da tanto, per il nostro paese, un momento di
cambiamento. Anche senza scomodare il 25 luglio e l’8 settembre, il luglio ’60,
la strage di Bologna e altre date altrettanto significative, l’estate porta
sempre nella scena della politica qualche scompiglio più o meno grave. E lo ha
portato anche quest’anno.
Nell’esperienza comune l’estate è segnata da molti divertimenti, da viaggi
nell’estero più estero, da forsennate vie dei festival per i consumatori
“intelligenti” che restano e che tornano, e anche da molte perdite i vecchi
muoiono più facilmente in estate e in estate aumenta il numero dei suicidi, e
le vacanze esigono il loro sacrificio di sangue tra i turisti in giro per il
mondo. Ma soprattutto, in quello che dovrebbe essere il periodo del riposo, è
la politica ad accelerare le sue mosse e ad affilare le armi per l’autunno.
Ebbene, l’autunno di quest’anno si annuncia caldo, di cambiamenti gravi,
conseguenti alla crisi di un modo di governare provocata dalla crisi di un modo
di gestire l’economia, internazionale prima che nazionale. Ai grandi
rivolgimenti sotterranei non possono non corrispondere i piccoli ma sostanziali
rivolgimenti nell’assetto dei poteri nazionali, e non c’è chi non veda che
un’intera epoca è entrata in crisi, che sta morendo quel trentennio
craxi-berlusconiano che è stato di una generale, collettiva corruzione di tutto
un popolo che ha voluto adeguarsi a un modello comune, un pattern, uno stile di
vita e un modo di pensare e cioè di consumare. È davvero il caso di dire
“scagli la prima pietra”, perché davvero ci sono pochi innocenti tra di noi e
tra i nostri connazionali, e nessuno può dimostrare di non aver ceduto a questo
o quel richiamo, a questa o quella moda, a questa o quella menzogna, in cambio
di immediati vantaggi personali e famigliari e di clan. Di tutto però si parla,
nell’imminenza di una svolta che sarà certamente molto pericolosa e che
potrebbe veder contrapposte forze ugualmente proterve le une più delle altre,
d’accordo, ma “le altre”, cioè “le nostre”, che ci sembrano ancor meno
preparate delle “altre” al cambiamento che verrà. È facile insistere
sull’immoralità delle star della politica, della finanza e della
sotto-politica, e tacere sulla comune immoralità di chi ha accettato, dal
basso, questo stato di cose, e ha così contribuito a consolidarlo.
Mentre si additano le malefatte di questo o quel tal politico e congiunto o
sodale e si scoperchiano le fogne, mentre i giornali ci raccontano di
formidabili conti in banca e truffe come si trattasse di partite di pallone
(ambiente non migliore), mentre si preparano nuovi giochi tra le stesse forze e
persone ben poche delle quali pagheranno davvero per le truffe in corso o di
ieri, mentre le sedicenti nuove forze e persone sembrano (a sinistra) talora
più oneste ma non più intelligenti e coraggiose di quelle già insediate, mentre
tutti sparano consigli su schieramenti e mosse istituzionali come parlassero di
scacchi e formazioni calcistiche, mentre insomma si reagisce in modi vecchi a
una crisi nuova e insidiosa, nessuno sembra pensare che l’argilla su cui si
vuol costruire è friabile e vile e potrebbe far franare ogni nuova costruzione.
Senza lo scatto morale di tutte le persone di buona volontà niente potrà
reggere a lungo. E sarebbe questa la vera “domenica degli italiani”. Di persone
oneste ce ne sono ancora milioni, di persone di buona volontà, che cioè
scelgano di contribuire al rinnovamento dal basso per strade drasticamente
diverse da quelle che abbiamo accettato supinamente di seguire, se ne conoscono
meno. Tutto cambierà perché, gattopardescamente, nulla cambi nella sostanza?
Credo che molto cambierà, ma che ci troverà assolutamente impreparati, per
colpa anche nostra, di tutti.
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