Il mio dovere è difendere la libertà
Roberto Saviano replica alla lettera di Marina Berlusconi dopo gli attacchi del presidente del Consiglio. "Dal capo del governo non una critica ma parola finalizzate a intimidire chiunque scriva di mafie e capitali mafiosi"
Ho letto la lettera del presidente della Mondadori Marina
Berlusconi e colgo occasione per precisare alcune questioni. Il capo del
governo Berlusconi non ha espresso parole di critica. Critica significa entrare
nel merito di una valutazione, di un dato, di una riflessione. Nelle sue parole
c'era una condanna non ad una analisi o a un dato ma allo stesso atto di
scrivere sulla mafia. Il rischio di quelle parole, ribadisco, è che ci sia un
generico e preoccupante tentativo di far passare l'idea che chiunque scriva di
mafia fiancheggi la mafia. Come se si dicesse che i libri di oncologia
diffondono il cancro. Facendo così si avvantaggia solo la morte.
Non capisco a cosa si riferisce quando la presidente Berlusconi dice:
"Sappiamo tutti quanto abbia pesato e pesi l'omertà nella lotta alla
criminalità organizzata... ma certo una pubblicistica a senso unico non è il
sostegno più efficace per l'immagine del nostro Paese". In Gomorra
sono raccontate anche le storie di coloro che hanno resistito alle mafie, un
intero capitolo dedicato a Don Peppe Diana, c'è il racconto di una Italia che
resiste e contrasta l'impero della criminalità. Quale sarebbe il senso unico?
Ho anche più volte detto e scritto, che l'azione antimafia del governo c'è stata
ed è stata importante, ricordando però al contempo che siamo ben lontani
dall'annientare le organizzazioni, siamo solo all'inizio poiché le strutture
economiche e politiche dei clan che continuano ad essere intatte.
Ecco perché alla luce di quanto scrivo ho trovato le parole del capo del
governo finalizzate a intimidire chiunque scriva di mafie e di capitali
mafiosi. Ho io stesso visto e conosciuto la libertà della casa editrice
Mondadori. Ci mancherebbe che uno scrittore non fosse libero nella sua professione.
Una libertà esiste però solo se viene difesa, raccolta, costruita nell'agire
quotidiano da tutti coloro che lavorano e vivono in una azienda. Ed è infatti
proprio a questi che mi sono rivolto ed è da loro che mi aspetto come ho già
scritto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a
scrivere liberamente nonostante queste dichiarazioni.
Non può che stupire però che un editore non critichi ma bensì attacchi lo
stesso prodotto che manda sul mercato, e lo attacchi su un terreno così
sensibile e decisivo come quello della cultura della lotta alla criminalità
organizzata. Sono molte le persone in Italia che per il loro impegno nel
raccontare pagano un prezzo altissimo non è possibile liquidarle considerando
la loro azione "promotrice" del potere mafioso. Una dichiarazione del
genere annienta ogni capacità di resistenza e coraggio. E questo da
intellettuale non è possibile ignorarlo e da cittadino non posso ascrivere una
dichiarazione del genere alla dialettica democratica. È solo una dichiarazione
pericolosa che andrebbe immediatamente rettificata.
http://www.repubblica.it (17 aprile 2010)

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