Il gran ritorno dei cattolici
Il futuro prossimo chiarirà se quelli che sono entrati nel governo e lo caratterizzano sono dei "cattolici adulti" oppure no.
"Siamo passati dal Carnevale alla Quaresima": lo ha detto il
neoministro Andrea Riccardi ma lo abbiamo pensato in molti. Il passaggio è
stato brusco e totale. Un governo sottoposto a una cura dimagrante da cavallo
nei numeri, sullo sfondo di scenari austeri.
Senza la profusione di colori e i sontuosi sfondi rinascimentali delle
conferenze stampa d´una volta; e non parliamo della sobrietà e della severità
quasi luttuosa dei discorsi e dei rituali. È finito il ciclo carnevalesco delle
feste in ville e palazzi, del "bunga bunga", della carnalità
traboccante e colorata, del corteggio di nani e ballerine che circondava,
seguiva, abbracciava un re Carnevale in doppiopetto. Qualcuno un giorno
rievocherà forse con nostalgia i nostri ruggenti anni dieci del secondo
millennio, con quelle donne belle ed eleganti dai soprannomi ammiccanti, dalle
professioni surreali – l´Ape regina, l´igienista dentaria, le escort –
introdotte nel sacrario del potere col solo compito di far sentire amato il
padrone.
Ma ecco, appunto, la
Quaresima che irrompe sulla scena e sconfigge re Carnevale:
ancora una volta si affaccia sulla società italiana una immagine antica, legata
come poche altre alla cultura popolare del nostro paese, elevata a chiave di
lettura della storia d´Italia da chi, come Francesco De Sanctis , vide la Controriforma come
una Quaresima piombata sul Carnevale italiano del Rinascimento cancellando con
una maschera di finta devozione la vera modernità, quella che si riassumeva per
lui nel nome di Machiavelli. Oggi l´immagine coniata dal liberale e
anticlericale De Sanctis, vero maestro intellettuale dell´Italia, che non ebbe
simpatia né per il Carnevale né per la Quaresima viene usata da uno storico cattolico
che proprio in quanto cattolico impegnato nei problemi del mondo è stato
chiamato a far parte del nuovo governo. E si levano toni trionfalistici dal
mondo dei cattolici impegnati in politica: si afferma così negli storici del
presente la tesi secondo cui il grande rivolgimento nell´assetto governativo a
cui assistiamo sarebbe stato concepito nel recente convegno tenutosi nel
convento di Montesanto presso Todi. Il suo atto di fondazione sarebbe dunque
l´invito del cardinal Bagnasco ai laici cattolici a portare nella società i
principi della dottrina sociale della Chiesa. Mentre ci chiedevamo perché le
autorità ecclesiastiche fossero così reticenti davanti alle voci critiche che
si levavano dal mondo dei cattolici italiani, in realtà quelle stesse autorità
stavano preparando il mutamento di cavalli. La questione merita una qualche
attenzione perché non c´è dubbio che la componente culturalmente più
significativa di questo governo appena nato è quella di un cattolicesimo di
alta qualità, nutrito di impegno sociale e culturale, che rappresenta qualcosa
di molto remoto dai "laici devoti" e dai "convertiti"
dell´apparato berlusconiano.
Ma intanto andrà detto prima di tutto che senza l´iniziativa politica assunta
in prima persona dal Presidente della Repubblica, interprete straordinariamente
lucido delle necessità primarie del Paese che in lui si è riconosciuto, questo
cambiamento - tanto urgente nella realtà quanto remoto dalla mente di
Berlusconi e della sua maggioranza – non sarebbe avvenuto e adesso, nella
migliore delle ipotesi, staremmo assistendo a una campagna elettorale lacerante
e affondando sempre più in una crisi devastante. Ma se è vero che una parte del
mondo cattolico – la più consapevole e seria – si è resa disponibile per
prendere il timone degli affari italiani, bisognerà ricordare che è stata la
cultura laica italiana a battere sul chiodo costituzionale della necessità di
stili di vita adeguati da parte dei rappresentanti eletti del popolo italiano:
sul bisogno di trasparenza nell´intreccio tra affari e politica: sul fatto che
gli uomini delle istituzioni devono essere rispettabili se vogliamo che le
istituzioni siano rispettate: sul fatto che la sopraffazione dei diritti e
delle leggi esercitata dalla ricchezza e dal potere scardina l´ordinamento
democratico.
Il disvelamento delle macchine del fango nelle inchieste giornalistiche di
Giuseppe D´Avanzo, la lucida difesa delle regole contro il malaffare e
l´illegalità da parte di Stefano Rodotà, la testimonianza di Roberto Saviano
sono stati contributi di una cultura che ha difeso i diritti di tutti e ha
richiamato al rispetto dei principi consacrati nella nostra Costituzione,
contro il mantra dell´intoccabilità del potere di chi ha avuto la maggioranza
dei voti. Non si tratta di spartirsi i meriti di una svolta che per ora è solo
annunciata e che non sarà facile portare a buon fine. Né è il caso in questo
momento di ricordare la distrazione, i silenzi e talvolta gli sghignazzi che
hanno accolto i "moralisti": la parola stessa è stata usata come un
insulto, una gogna. Fa bene Rodotà a rigraduare il valore della parola
professandosi moralista incallito e non pentito nel suo magnifico "Elogio
del moralismo"(Laterza). Il problema è un altro: ai cattolici che caratterizzano
con la loro presenza il nuovo governo si deve chiedere conto di come intendono
interpretare la loro appartenenza religiosa. Abbiamo alle spalle un governo
dove l´alleanza con la Chiesa
è stata pagata coi diritti dei cittadini, delle donne, dei malati, degli
studenti della scuola pubblica. Non è quella l´interpretazione della
testimonianza di fede che può andare d´accordo con la costituzione. Ma non
possiamo dimenticare che a Todi il cardinal Bagnasco ha indicato ai cattolici
in politica l´obbligo di difendere alcuni punti, dove sarebbero in gioco valori
definiti con aggettivi assai robusti - "essenziali, nativi,
irrinunciabili, inviolabili, inalienabili, indivisibili, e dunque non
negoziabili". E quei principi sarebbero in gioco laddove si discute dell´inizio
e della fine della vita, del matrimonio come legame tra un uomo e una donna,
della libertà religiosa ed educativa. Il futuro prossimo chiarirà se quelli che
sono entrati nel governo e lo caratterizzano sono dei "cattolici
adulti" oppure no.
la Repubblica 19.11.11

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